Ma quanto costa Roma?

La Capitale, in rapporto al numero dei residenti, per i rifiuti paga quasi 3 volte rispetto a Milano, e investe molto meno. Con il M5S al governo la situazione cambierà?

Roma ladrona!, urlavano i leghisti prima della svolta pannazionale. Si riferivano a una fantomatica Capitale pozzo senza fondo in cui le tasse degli onesti lavoratori padani venivano sperperate senza soluzione di continuità. Passano gli anni e, nonostante il fanatismo di certi leghisti della prima ora, Roma nel 2014 – ultimi dati disponibili – era la seconda città in Italia per dipendenza dallo Stato, seconda solo a Palermo.

Stato tappa-buchi

I dati di Openpolis sono molto significativi: dopo il capoluogo siciliano (16%) e la Capitale (14,2%), a completare il podio è Catania, ma con una percentuale quasi dimezzata, 7,8%. L’indice di dipendenza fotografa la percentuale di intervento statale nel bilancio delle città. Non sappiamo – visto che i dati non sono ancora disponibili – come sia stato il rapporto economico fra Italia e Roma negli ultimi quattro anni, ma la situazione descritta da Openpolis era tutt’altro che incoraggiante.

Raggi: qualche passo avanti

Il bilancio capitolino, per ora preventivo, del 2017 (primo anno completo con Virginia Raggi al Campidoglio) ha segnato un netto miglioramento rispetto agli anni precedenti, con una riduzione del deficit di più di 59 milioni di euro. La condizione, a dir poco agonizzante nel 2016, delle casse di Roma sta quindi migliorando, seppur lentamente.

Quanto costa Roma?

Nel 2017 le spese che ha dovuto sostenere la Capitale sono nell’ordine dei miliardi di euro, nel 2017 – a fronte di poco più di 28mila euro di disavanzo – il Comune ha speso 1,6 miliardi per i servizi istituzionali e di gestione, 1,1 milioni per la giustizia, 460 milioni di ordine pubblico e quasi 600 milioni per istruzione e diritto allo studio. Le spese maggiori corrispondono alle voci «sviluppo sostenibile e tutela del territorio e dell’ambiente» (2 miliardi, di cui 1,9 per i rifiuti) e trasporti pubblici (1,7 miliardi).
6,1 miliardi figurano alla voce «servizi per conto terzi», che non sono altro che le ritenute sullo stipendio dei dipendenti. Ma, visto che tanto entra e tanto esce, non hanno alcuna rilevanza sul bilancio. Tolti questi, Roma nel 2017 ha avuto spese per un totale di circa 14,5 miliardi di euro, a fronte di altrettante entrate.

Capitale politica vs capitale economica

I numeri, di per sé, possono dire poco, soprattutto in senso assoluto. Proviamo quindi a paragonare il bilancio 2017 di Roma a quello di Milano, città che per la vox populi sono emblemi di cattiva e buona amministrazione. Sarà vero? Almeno dal punto di vista economico, forse una risposta a questa domanda è possibile darla, riferendosi alle entrate e alle uscite pro capite, quindi al totale diviso per il numero di residenti.
Roma nel 2017 ha speso circa 5050 euro per residente e ne ha incassati 5060, mentre Milano ha avuto uscite per 5195 euro ed entrate per 5306. Entrambe le città sono in attivo, ma la Capitale solo per 10 euro pro capite, il capoluogo lombardo per più di 100 euro. Stiamo parlando dello 0,2% e di quasi il 2%, quindi in un rapporto di 1 a 10.
Premesso che Roma è molto più estesa di Milano, è comunque sintomatico che nella Capitale per i rifiuti si spendano 658 euro pro capite, mentre in Lombardia 254 euro, poco più di un terzo.
Per quanto riguarda invece i trasporti pubblici, a Milano costano 1605 euro a testa, mentre a Roma 594. È da notare però che l’1,7 miliardi capitolini sono ripartiti in 1,2 miliardi di spese, 490 milioni di investimenti, con un incremento di 1,5 milioni; a Milano invece le spese sono uguali, ma si parla di 896,5 milioni di investimenti. Una bella differenza.
Lo ripetiamo, è forse poco onesto fare un confronto fra Roma e Milano: sono due città diversissime, con situazioni economiche pregresse ben diverse e con esigenze altrettanto differenti. Ma sono comunque le due città italiane più popolose, e il capoluogo lombardo è l’unico confronto possibile per rendere più concreti e chiari i dati sulla Capitale.

Il governo conta?

Dei 14,5 miliardi di uscite, Roma ha fatto investimenti per 722,5 milioni. Il Campidoglio ha investito lo 0,5% di ciò che a speso. Ma stiamo parlando del bilancio (preventivo) del 2017, quando al governo c’era Paolo Gentiloni e il Partito Democratico. Ora l’esecutivo è presieduto da Giuseppe Conte e il Movimento 5 Stelle ne è azionista di maggioranza.
A questo punto la domanda sorge spontanea: il governo Conte riserverà un trattamento migliore nei confronti della Capitale? Roma in questo momento non ha bisogno di maggiori interventi statali e, con le risorse a sua disposizione, sta migliorando la situazione di indebitamento in cui versa. È ovvio però che uno Stato più attento alla Capitale potrebbe portare l’amministrazione a fare maggiori investimenti e a rafforzare i servizi per i cittadini. Dall’altro lato non è del tutto positiva una crescita della dipendenza di Roma dall’amministrazione centrale, ammesso e non concesso che dal ministero per gli Affari Regionali e le Autonomie, gestito dalla Lega, si voglia agire in questa direzione.

Le domande all’amministrazione

Accettare o meno un potenziale intervento maggiore da parte dello Stato è a questo punto una scelta politica: entrambe le alternative, come dicevamo, hanno pro e contro. Per questo motivo il 12 giugno abbiamo posto via mail alcune domande alla sindaca Virginia Raggi e all’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti. In più di un mese non abbiamo ricevuto risposta. Le domande erano le seguenti:

  1. Come giudica il rapporto economico fra Roma e lo Stato?
  2. Sarebbe favorevole a un maggiore intervento dell’amministrazione centrale?
  3. Con il governo Conte si aspetta una politica in questa direzione?
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