Migranti: i numeri dell’invasione (che non c’è)

Nell'ultimo anno gli sbarchi sono diminuiti dell'80% rispetto al 2017, ma l'immigrazione percepita dagli italiani è il triplo di quella reale. Le colpe della politica e quelle dei media

“Stop invasione”. Lo slogan usato in campagna elettorale da quello che sarebbe diventato il nuovo ministro dell’interno italiano, Matteo Salvini, smentito dagli stessi numeri forniti dal Viminale. L’invasione non c’è e i dati del Ministero dell’Interno sono chiari: i migranti sbarcati dal 1 gennaio al 12 luglio 2018 sono diminuiti del 78% rispetto a due anni fa e dell’80% rispetto all’anno scorso. Se nel 2016 erano 1migranti80mila i migranti arrivati in Italia, soprattutto dalle coste libiche, nel 2018 il dato registrato è di 16mila, 164mila richiedenti asilo in meno. Luglio e ottobre 2016 sono stati i mesi che hanno fatto registrare più sbarchi ma comparando quei mesi ai dati del 2018 la diminuzione che si registra è del 98%. Pozzallo e Catania i porti che hanno registrato più arrivi (3107 a Pozzallo e 2786 a Catania).

Secondo il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, sono in maggioranza tunisini, eritrei e sudanesi gli immigrati arrivati da inizio anno in Italia ma ci sono anche nigeriani, ivoriani, pachistani e iracheni. Si tratta nella maggior parte dei casi di persone che fugge da sanguinose guerre o dall’avanzata dello stato islamico.

La maggior parte dei migranti che arrivano in Italia, però, vengono ricollocati in altri paesi europei. Più di 5mila vengono accolti dalla Germania, poco più di un migliaio da Svezia e Paesi Bassi. La Francia nel 2018 ne ha accolti 641. Nel complesso sono più di 12mila i migranti ricollocati in altri paesi dell’Unione Europea. Nel nostro paese, distribuiti su tutto il territorio, rimangono poco meno di 4mila persone. Sono in calo anche i minori stranieri non accompagnati sbarcati dalle coste africane (-84%).
Un’indagine dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo  Economico (OECD) ha messo in luce come in Italia, ma anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti, l’immigrazione percepita sia il triplo di quella reale.  A fare il paio con una percezione sostanzialmente sbagliata di quanti immigrati ci siano in una comunità c’è anche il collegamento tra migranti e criminalità. Secondo alcuni sociologi il senso del pericolo si avverte soprattutto dove ci sono pochi immigrati, quindi nelle comunità pacifiche, nelle zone rurali, nei comuni interni. La vicenda di Macerata in questo senso è l’esempio lampante di questa dinamica.

L’esasperazione di tale tematica da parte della politica ma anche la frequente diffusione di fake news che partono dai social e finiscono sui giornali e sulle tv nazionali sono alcune delle ragioni che spiegano la discrepanza tra immigrazione reale e quella percepita. La campagna per la chiusura dei porti italiani alle navi delle ong che salvano migranti dalle coste libiche, non fa altro che gettare benzina sul fuoco.

 

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