Ventimiglia: un’estate tra turisti e migranti

Dormono in spiaggia in attesa di provare a entrare in Francia, ma ormai è difficile: l’unica è camminare lungo i binari rischiando la vita. Il 14 luglio la manifestazione, osteggiata dal sindaco Pd

Inviato a Ventimiglia

Ventimiglia, città dei fantasmi. Decine di persone che potrebbero sparire da un giorno all’altro e nessuno se ne accorgerebbe. Siamo tornati al confine ligure fra Italia e Francia cinque mesi più tardi e la situazione nella sostanza è la stessa: il campo Roja, gestito dalla Protezione Civile, è pieno di migranti, ma sono anche tanti coloro che decidono di dormire in spiaggia. Le ragioni di questa scelta possono essere varie: dal desiderio di varcare il confine e quindi di farsi identificare in Francia alla difficile convivenza di tante etnie e culture diverse all’interno del campo.

La situazione sul Roja

In cinque mesi le cose cambiano e la differenza a Ventimiglia l’ha fatta lo sgombero dell’accampamento abusivo sul greto del fiume che taglia la città, circa un mese fa. Quella che era in tutto e per tutto una tendopoli non autorizzata ma tollerata, è stata smantellata per ragioni di igiene e di salute. Nonostante l’amministrazione, attraverso i mediatori culturali, avesse avvisato con largo anticipo della chiusura dell’accampamento, i migranti hanno in buona parte reagito male. Uno di loro, pur di non vedere la propria tenda distrutta dalle ruspe, ha preferito darle fuoco. «Non è servito a niente», ci racconta un residente. «Ufficialmente hanno fatto pulizia e risolto una situazione indegna, ma nel giro di qualche settimana ce li siamo ritrovati lì, ancora più allo sbaraglio. Almeno prima avevano le tende».
Se a febbraio avevamo incontrato in larga parte minorenni etiopi, somali o eritrei, adesso coloro che vivono sul Roja hanno in genere più di 25 anni e provengono da altri Paesi: Nigeria, Gambia, Costa d’Avorio e Marocco in primis.

La notte

Sabato sera, intorno a mezzanotte, Ventimiglia è in festa, tra musica a tutto volume, balli di gruppo e karaoke. I bar sul lungomare sono pieni e trovare un posteggio ha un che di miracoloso. L’estate riempie di turisti il Ponente ligure e non sono pochi i francesi che varcano il confine per una serata di divertimento.
La spiaggia, alla foce del Roja, è deserta: più a est, verso il centro di Ventimiglia, camminando sulla battigia in penombra si possono incontrare le solite coppiette in cerca di intimità o gruppi di amici che accendono un falò davanti al mare, ma andando verso ovest piano piano le luci si affievoliscono e i turisti non si spingono nel buio.
La spiaggia – dicevamo – è deserta, o almeno così sembra. Camminando verso il fiume bisogna prestare attenzione a non pestare chi sta dormendo sui sassi. Basta accendere una torcia per vederne a decine: sono tutti migranti, da soli o in piccoli gruppi, infagottati in piumini logori o semplicemente stesi su un materasso. Nonostante il baccano sono lì e cercano di addormentarsi. Di sera sono più restii a parlare, ma uno di loro riesce a riassumere la situazione: «Che altro possiamo fare?».

Come attraversare il confine?

Fino a pochi mesi fa per arrivare in Francia c’erano diverse strade: passare per gli scogli, cercare un passeur per superare il confine in macchina sull’Aurelia o in autostrada, attraverso le montagne, in treno e a piedi lungo la ferrovia.
Adesso le cose sono un po’ cambiate: gli scogli sono controllati dalla Gendarmerie, mentre al confine sulla strada statale le auto vengono perquisite al minimo dubbio da parte delle forze dell’ordine di frontiera. In autostrada la questione è un po’ più semplice: all’uscita di Mentone, la prima da quando si entra in Francia, ci sono le pattuglie che però, per ragioni di traffico, non possono fermare tutti, quindi a bordo di una macchina «insospettabile» si può avere qualche possibilità di arrivare a destinazione.

I due percorsi più utilizzati ora sono anche i più rischiosi. Passare per le montagne significa affrontare un piccolo grande viaggio in un ambiente che non si conosce, pieno di pericoli, come i tanti burroni. Camminare lungo i binari della Ventimiglia-Mentone è ovviamente ancora più un azzardo: le tante gallerie non hanno spazi ai lati e se il treno arriva lo si sente solamente all’ultimo. Un giovane nigeriano che troviamo alla foce del Roja ci racconta di aver provato ad arrivare in Francia seguendo la ferrovia, per poi trovarsi – subito dopo il confine – la Gendarmerie ad attenderlo: «Sono passati due treni mentre eravamo in galleria, abbiamo dovuto stare appiattiti al muro, pensavo che mi avrebbe portato via».

Menton Garavan, il confine che scotta

A separare Ventimiglia da Mentone, prima città dopo il confine, c’è la stazione di Garavan, sulla frontiera. Quasi nessun passeggero, due binari, un’obliteratrice rotta, una biglietteria automatica con lo schermo non funzionante e una dozzina di uomini della Gendarmerie. Le forze dell’ordine francesi perquisiscono tutti i treni che arrivano dall’Italia a caccia di migranti che cercano di varcare il confine.
Controlli mirati, basati essenzialmente sul colore della pelle. Una giovane collega che scriveva per un giornale di Nizza ci racconta che una donna di origine africana, da anni residente in Italia, è stata fermata mentre andava a lavorare in Francia. Nonostante avesse i documenti italiani, la Gendarmerie non le ha creduto finché non sono arrivati alcuni parenti. E comunque è stata costretta a tornare a Ventimiglia.
Chi scrive ha assistito all’arrivo di quattro treni dall’Italia a Menton Garavan. In due casi c’erano migranti a bordo. Le forze dell’ordine li hanno caricati su un pullmino e hanno continuato a perquisire i treni successivi. Li riportano in Italia o la destinazione è un’altra? Gli uomini della Gendarmerie non rilasciano dichiarazioni: «Vada alla frontiera e chieda ai nostri superiori».

La stagione turistica è appena iniziata, ma tutto fa pensare che quest’estate seguirà lo stesso copione di quelle precedenti: i bagnanti da una parte, i migranti dall’altra, in una convivenza a tratti difficile. «C’è chi ha deciso di andare a Sanremo o a Bordighera per evitare di stare in spiaggia con loro», ci spiega – non senza stizza – un barista sul lungomare. Ma, mentre la politica si occupa degli sbarchi, il Ponente ligure continua ad arrangiarsi. Il 14 luglio è prevista una manifestazione a favore dei migranti, osteggiata dal sindaco dem Enrico Ioculano, che la vede come una causa di «ulteriore disagio».

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