Diamanti e grandi artisti: le ultime aste da record

La casa d'aste Sotheby's ha venduto a Ginevra lo storico diamante denominato "Blu Farnese", posseduto dalla consorte del re di Spagna di Filippo V nel Settecento. La vendita ravviva un mercato che, a differenza di quello dell'arte, comincia ad accusare segni di indebolimento

«A stunning May season», una stagione sbalorditiva. Così la seconda casa d’aste più antica del mondo ha salutato il mese di maggio 2018, che senz’altro entrerà negli annali del settore. Negli ultimi due giorni i banditori di Sotheby’s, infatti, hanno conquistato due vendite da capogiro. Protagonisti un gioiello e un dipinto a olio.

Ieri, 15 maggio, la filiale ginevrina della casa d’asta ha quasi raddoppiato le attese per la vendita del leggendario diamante «Blu Farnese». 6,16 carati valutati inizialmente tra 3,7 e 5,7 milioni di dollari, che è stato infine venduto a 6,7 milioni. Alla leggenda di questa pietra dal colore blu-grigio montata su una spilla concorrono la sua origine, le stesse miniere indiane di Golconda da cui fu estratto il diamante Hope di Luigi XIV, e la sua età, oltre 300 anni che ne fa una delle pietre più storiche al mondo. Alla fine della guerra di successione spagnola, nel 1715, fu offerto come dono nuziale dal rappresentante della colonia delle Filippine alla futura consorte di Filippo V, Elisabetta Farnese, discendente di papa Paolo Terzo Farnese. Da allora ha attraversato l’Europa seguendo il filo delle alleanze nuziali tra le varie corone.

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Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato (sul fianco sinistro)

Solo il giorno prima Sotheby’s aveva superato un altro primato. Quello registrato nella stima del valore per il quadro di Amedeo Modigliani Nudo sdraiato (sul fianco sinistro): nel catalogo della casa era stato valutato 150 milioni, la stima più alta mai avanzata. Questo olio su tela datato 1917 e tra i più grandi realizzati del pittore, è stato assegnato infine per poco più della somma di partenza, 157 milioni. Ben lontana dalla vetta tuttora insuperata della somma sborsata l’anno scorso per il contestatissimo Salvator Mundi, attribuito a Leonardo, battuto per 450 milioni dalla concorrente Christie’s, di proprietà del magnate francese del lusso François Pinault. Ma comunque una conferma dell’ingresso a pieno titolo di Modigliani nel «club dei cento milioni», dove era entrato per la prima volta con la vendita del Nudo sdraiato, il suo quadro più famoso e per molti anche il più bello, aggiudicato dal milionario cinese Liu Yiqian per 170,4 milioni di dollari sempre in un’asta di Christie’s.

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Amedeo Modigliani, Nudo sdraiato

Se il mercato delle aste d’arte continua sembra godere di ottima salute negli ultimi anni, il settore dei gioielli e dell’orologeria se la passa meno bene. La causa? Forse non un cambiamento di paradigma culturale, ma una più materialistica questione di concorrenza . L’ingresso sul mercato della gioielleria da parte della casa d’aste d’arte Phillips, infatti, ha provocato un inevitabile riassestamento del mercato, di cui hanno risentito proprio le case d’arte più prestigiose. L’ex direttore operativo della casa d’aste svizzera Antiquorum, William Rhor, rivelava qualche mese fa sul New York Times che proprio “Sotheby’s è la casa d’aste che ha più sofferto dopo l’ingresso di Phillips nel mercato degli orologi”. Anche in questo caso i segnali si trovano nei grandi record. Come il pesante nulla di fatto cui la casa d’asta si è dovuta arrendere proprio un anno fa, a maggio 2017, per la vendita (a 6,5 milioni di dollari) di un Patek Philippe Calibre 89 nel maggio 2017, uno degli orologi da polso più complicati al mondo, che non riuscì a raggiungere il livello di offerta minimo atteso.

 

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