Mancini e gli azzurri: una storia d’amore problematica

L'ex allenatore dell'Inter, fino a ieri allo Zenit, alla guida della Nazionale sicuramente fino al 2020. Malagò ci crede. Stipendio non eccessivo: anche la Figc è cauta

Da ieri abbiamo un commissario tecnico per la Nazionale di calcio, a esattamente 6 mesi dall’addio di Gian Piero Ventura, dopo la mancata qualificazione a Russia 2018. Roberto Mancini è il 24esimo ct degli azzurri: ieri sera è arrivata la firma che lo lega alla Nazionale fino ai Mondiali del 2022 in Qatar. La presentazione è prevista a mezzogiorno di oggi a Coverciano.
Un contratto da circa 6 milioni lordi all’anno è riuscito a riportare Mancini in patria senza fargli rimpiangere troppo l’ottimo stipendio dello Zenit San Pietroburgo, che non gli ha riconosciuto la buonuscita. Il clima in Russia era teso per l’ex allenatore di Fiorentina, Lazio, Inter, City e Galatasaray: il quinto posto in campionato e la mancata qualificazione in Champions hanno incrinato i rapporti già problematici fra Mancini e la dirigenza.
Un contratto, quello con la Nazionale, a rischio minimo sia per il ct sia per la Federazione: sulla carta scadrà – dicevamo – nel 2022, ma in verità tutto dipende dai risultati. Se l’Italia non dovesse qualificarsi per l’Europeo 2020 (il primo «itinerante»), il contratto sarebbe chiuso a costo zero; nel caso di vittoria o finale al torneo, al ct arriverebbe un buon aumento dello stipendio per i due anni rimanenti.
Su Mancini hanno puntato i big della Federazione: dal commissario Fabbricini al direttore generale Michele Uva, nonché il presidente del Coni Giovanni Malagò che ha commentato «Credo sia la scelta giusta». Nel caso di fallimento, questa volta sarebbe proprio Malagò a pagarne le conseguenze, come aveva fatto a novembre Carlo Tavecchio per il flop Ventura.
Il neo-ct siederà per la prima volta in panchina il 28 maggio a San Gallo, nell’amichevole contro l’Arabia Saudita. Il 1 giugno ci sarà il test contro la Francia a Nizza e poi il 4 giugno gli azzurri sfideranno l’Olanda allo Stadium a Torino. Le cose si faranno serie il 7 settembre, quando Italia-Polonia vedrà la Nazionale giocare nella neonata Nations Cup.
Il rapporto fra Mancini e gli azzurri non è mai stato semplice: da giocatore esordisce il 26 maggio 1984 in Italia-Canada, con in panchina Enzo Bearzot, ma non è mai stata una storia d’amore, tra risultati deludenti e un rapporto mai decollato con la Nazionale, con cui ha giocato l’ultima partita nel marzo 1994. Questo rende la nomina del nuovo ct ancor più interessante: Mancini dovrà risolvere i suoi problemi – se ancora ci sono – con l’Italia, prima di provare ad aggiustare una squadra che negli ultimi tempi non ha funzionato.

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