Siria, le due verità di Macron e Trump


Macron sostiene di aver dovuto convincere l’alleato americano a intervenire in Siria, ma la Casa Bianca smentisce


Gli Stati Uniti, Francia e Inghilterra alleate nell’attacco in Siria del 14 aprile scorso sembra che non stiano più seguendo una linea comune. Il capo dell’Eliseo, dopo aver spiegato che la missione è stata fatto sia per colpire i gruppi terroristici islamici e sia in base a una risoluzione del settembre 2013 che prevede l’uso delle forze se non viene rispettato il divieto di usare armi chimiche, ha dichiarato che ha dovuto convincere il presidente americano a limitare gli attacchi chimici e a restare a lungo in Siria. Secondo la versione dei fatti di Macron, gli Usa dieci giorni prima dell’attacco volevano disimpegnarsi dalla missione in Siria. La Casa Bianca dal canto suo smentisce il nuovo inquilino dell’Eliseo e arriva una netta presa di posizione: la portavoce Sarah Sanders ha dichiarato che la missione Usa non è cambiata e si aspettano che gli alleati si assumano maggiori responsabilità economiche e finanziarie per rendere sicura l’area interessata. L’amministrazione Trump sembra sia decisa a non fare passi indietro: l’ambasciatrice Usa all’Onu, Nikki Haley, ha fatto sapere che Mosca potrebbe essere colpita da nuove sanzioni già da domani. L’accusa mossa è di non far nulla per evitare che il regime di Assad usi armi chimiche.

Ricostruiamo la vicenda.

 

L’antefatto

Trump aveva avvisato e così è stato. Una settimana dopo il presunto attacco a Douma con armi chimiche del regime di Bashar Al Assad, il comandante in capo annuncia alla sua Nazione l’imminente missione in Siria. Alle 21 del 14 aprile Donald Trump parla ai suoi connazionali spiegando il perché della sua decisione: è necessario ditruggere la capacità chimica di Assad, perché quello che è accaduto a Douma è il crimine di un mostro. L’America ha il dovere di intervenire.

Anche la Francia e l’Inghilterra ordinano in quella stessa notte i bombardamenti in Siria, che cominceranno alle 3 di notte. Theresa May, premier britannica, assicura che non vogliono deporre il presidente Assad, ma vogliono porre fine all’arsenale chimico siriano. “Mai più armi chimiche”, è ciò che lega i tre leadermondiali Donald Trump, Theresa May e il presidente francese Emmanuel Macron. Nel frattempo una squadra internazionale dell’Opac (Organizzazione per la proibizione di armi chimiche) è arrivata a Damasco per avviare un’indagine sul presunto uso di armi chimiche.

 

L’attacco

Prima di lanciare l’attacco, Trump attraverso la linea rossa, aveva avvisato Mosca alleata della Siria, per evitare vittime tra i militari russi presenti sul territorio siriano e tra i civili.

120 missili sono stati lanciati. Sono stati colpiti tre obiettivi: un centro di ricerca scientifica militare nei pressi di Damasco, un deposito di gas sarin (un tipo di gas nervino classificato come arma chimica di distruzione di massa) e un centro di comando, entrambi vicini a Homs. Nell’attacco sono stati utilizzati missili Cruise lanciati da portaerei e ordigni sganciati da bombardieri.

Secondo l’asse Washington- Parigi- Londra nessun missile è stato intercettato dalla difesa siriana. Mentre Mosca e l’Osservatorio Siriano per i diritti umani sostengono che ne sono stati colpiti almeno 65.  Il generale Usa Kenneth McKenzie ha fatto sapere che tutti gli aerei sono ritornati alla base, nessun missile quindi è stato intercettato e che la Siria ha lanciato 40 missili di contraerea.

 

Le reazioni

Dura è stata la risposta del presidente russo Vladimir Putin, che ha definito l’attacco come un “atto di aggressione”. La Russia ha poi ha presentato una risoluzione all’Onu- che è stata respinta- per condannare i raid notturni. In un colloquio telefonico tra Putin e il presidente iraniano Hassan Rohani, il leaderrusso ha parlato di un possibile caos internazionale se dovessero continuare gli attacchi.

Anche l’Iran ha condannato fermamente i raid americani, inglesi e francesi: Rohani ribadisce il sostegno ad Assad e minaccia che ci potrebbero essere effetti devastanti nel Medio Oriente.

Sostegno all’attacco dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che ha definito la missione una risposta necessaria e appropriata all’uso delle armi chimiche. Appoggio anche dal Belgio, dall’Olanda e da Israele. Ugualmente il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan ha definito l’operazione giusta e ha aggiunto che è inaccettabile che vengano utilizzate armi chimiche sui civili.

Il premier Paolo Gentiloni ha dichiarato che non sono state usate basi italiane per l’attacco e ha confermato che l’Italia non interverrà nel conflitto.

Nel frattempo ieri una base militare iraniana vicina ad Aleppo è stata colpita da dei raid: venti vittime e un interrogativo su chi abbia ordinato l’attacco. I media siriani accusano Israele mentre fonti dei media di Hezbollah ne negano il coinvolgimento.

Federica Simone