Il blocco di Telegram in Russia


Il famoso servizio di messaggistica alternativo a WhatsApp registra da questa mattina malfunzionamenti e disservizi, a pochi giorni dal pronunciamento di una corte che ne ha imposto il blocco in tutto il paese


 

L’autorità per le comunicazioni russe Roskomnadzor sta dando attuazione al blocco di Telegram, dopo che nella giornata di venerdì una sentenza della corte Taganski di Mosca aveva sancito nero su bianco l’illegittimità per la compagnia fondata da Pavel Durov di continuare a operare in tutto il paese, per essersi rifiutata di fornire le chiavi di sicurezza delle chat ospitate sulla propria applicazione. Il blocco si è manifestato sotto forma di segnalazioni degli utenti che hanno documentato i primi malfunzionamenti, e dovrebbe tradursi nell’espulsione dell’app dagli store di Apple e Google nel giro delle prossime 24 ore. La misura sospensiva è stata attuata nell’attesa che una corte d’appello metta fine alla vicenda giudiziaria iniziata nel giugno del 2017. A seguito dell’attentato nella stazione della metropolitana di San Pietroburgo, i servizi di sicurezza russi avevano ricostruito come fosse stata proprio Telegram, che ha un sistema di protezione dei dati diverso rispetto a WhatsApp e Messenger, a ospitare conversazioni decisive nella pianificazione dell’attacco. A quel punto avevano chiesto l’accesso alla decrittazione delle chiavi di sicurezza, che Telegram ha però negato per ragioni di privacy. Da lì la querelle in tribunale che ha portato alla decisione in favore dei servizi di sicurezza.

 


La notizia ha avuto un buon eco internazionale perché Telegram, che come ricordato è stata fondata da un russo che ne è ora amministratore delegato, ha una politica di protezione delle conversazioni dei propri utenti molto più stringente dei suoi competitor. È il motivo per cui l’applicazione è diventata con il tempo un veicolo di propagazione di contenuti di pirateria, o per l’appunto una base d’appoggio per le comunicazioni interne dei gruppi estremisti e terroristici internazionali, oltreché per gli oppositori interni di Vladimir Putin al momento del lancio nel 2013. Ad oggi vanta un’utenza di più di 200 milioni di contatti al mondo, così come un valore di capitalizzazione di mercato che si aggira sul miliardo e mezzo di dollari.

«La privacy non si vende e i diritti umani non possono essere sacrificati per paura o avidità» è stato il primo commento dello stesso Durov, che poi si è chiesto su Twitter perché alcuni paesi come la Russia decidano di bloccare Telegram ma non altre applicazioni che utilizzano gli stessi strumenti di crittografia. «La decisione di bloccare Telegram in Russia è “anticostituzionale” e indebolirà la sicurezza nazionale russa poiché una parte dei dati personali dei russi passerà a WhatsApp e Facebook controllati dagli Stati Uniti» ha poi aggiunto.

 

epa06316587 A close-up image showing the Telegram app on an iPhone in Kaarst, Germany, 08 November 2017. EPA/SASCHA STEINBACH ILLUSTRATION
epa06316587 A close-up image showing the Telegram app on an iPhone in Kaarst, Germany, 08 November 2017. EPA/SASCHA STEINBACH ILLUSTRATION