Centrodestra e Pd spaccati, ipotesi Fico o Casellati

Le fratture: da una parte Lega e Forza Italia, dall’altra le diverse anime dem. Nel frattempo al Quirinale si pensa a un mandato per uno dei presidenti delle camere

«Una tesi curiosa», così il presidente dem Matteo Orfini gela il ministro uscente Carlo Calenda, primo esponente del Pd a prendere un’iniziativa verso una bozza di governo: «Il Pd non può restare immobile, si faccia promotore di un esecutivo di transizione con tutti». Il rifiuto per un premier di larghe intese, che sia di scopo o «del presidente», arriva anche dalla Lega, che – secondo le parole del segretario Matteo Salvini – è incompatibile con chi «ha approvato la Fornero o vuole gli immigrati».

Pd: clima da guerra intestina

L’apertura di Calenda non è la prima, ma arriva dopo quelle dell’altro ministro uscente Dario Franceschini e il guardasigilli Andrea Orlando. I renziani, Orfini in primis, continuano a ribadire la completa chiusura verso qualunque alleanza: «La proposta non può spettare a chi ha preso il 18%, è stato bocciato dagli italiani ed è stato sconfitto alle elezioni. A noi spetta il posto che abbiamo detto di voler occupare dall’inizio: opposizione responsabile e propositiva, ma pur sempre opposizione». La spaccatura all’interno dei dem è sempre più evidente fra chi predica chiusura e chi invece vuole cercare di essere in qualche modo determinante all’interno dell’eventuale governo.

Centrodestra a pezzi

I dem sono spaccati, ma la coalizione Berlusconi-Salvini-Meloni non se la passa meglio. Sono passati solo pochi giorni, ma sembra lontanissima la gag dell’ex cavaliere intento a gesticolare accanto al segretario del Carroccio, dopo le consultazioni al Quirinale. Lì la linea sembrava decisa e definitiva: siamo uniti e compatti, ma i rapporti fra Salvini e Berlusconi tornano tesi. In un video pubblicato dal Corriere, a una cena per le elezioni in Molise di domenica prossima, l’uomo di Arcore lancia un altro anatema, ma questa volta contro i suoi alleati: «Un governo Lega-Fratelli d’Italia (con il M5s, ndr), al di là di quello che potrebbe succedere da noi, provocherebbe la fuga d’imprese, la fuga di capitali, la fuga dei fondi di investimenti e quindi un disastro nei mercati azionari. L’Europa ci isolerebbe completamente, le banche fallirebbero e quindi ci sarebbe per l’Italia un destino assolutamente da scongiurare». Un Berlusconi diverso da quello ch, dopo le consultazioni al Quirinale, aveva assicurato che «abbiamo trovato una condivisione invidiabile e invidiata dalle altre forze politiche stanno animatamente discutendo al loro interno».
La reazione di Matteo Salvini non si fa attendere: «Continuo a mantenere un atteggiamento zen, sereno, costruttivo, pacifico e di buon senso. Non capisco le polemiche e gli insulti. Non capisco Di Battista e non capisco Berlusconi: si mettono sullo stesso piano».

Presidenti delle camere premier?

Nel frattempo al Quirinale si cerca ancora di dare una soluzione al rebus uscito dalle urne. Se Di Maio e Salvini, come pare ormai prevedibile, fallissero, Sergio Mattarella potrebbe pensare a un governo con a capo uno dei due presidenti delle camere, quindi o l’azzurrissima Elisabetta Alberti Casellati o Roberto Fico, simbolo dell’ortodossia a 5 Stelle. Nonostante quello che sta accadendo in Siria, Mattarella non intenderebbe formare un esecutivo di emergenza o allungare la vita della squadra di Paolo Gentiloni, bensì – come ha ripetuto varie volte dopo le consultazioni – un governo «nella pienezza delle sue funzioni». Se il presidente della Camera non ha commentato un suo possibile mandato esplorativo, si è espressa la presidente di Palazzo Madama, ribadendo l’ovvio: se il Capo dello Stato mi chiama, non posso rifiutare. Un eventuale esecutivo Casellati non dovrebbe avere l’ok dei 5 Stelle, contrari a ogni interferenza di Berlusconi in chiave di governo, ma potrebbe attirare i voti di parte del Pd, che alla foga leghista preferirebbe la moderazione forzista.

condividi