In Turchia continua la striscia di arresti con l’accusa di terrorismo

Solo nell’arco dell’ultima settimana sono scattati 842 fermi, gli ultimi effetti di una scia securitaria che dura dalla dichiarazione dello stato di emergenza nel luglio 2016.

Süleyman Soylu, ministro dell’interno della Turchia, ha comunicato che nel corso dell’ultima settimana diverse operazioni di polizia hanno portato all’arresto di 842 persone, con l’accusa di terrorismo. Tra questi la maggior parte, in 561, sono sospettati di essere in qualche modo legati a Fethullah Gulen, predicatore ed ex alleato del presidente Recep Tayyip Erdoğan, indicato come la mente del tentato golpe del 15 luglio del 2016, e che si trova in autoesilio negli Stati Uniti.

Gli arresti arrivano nelle ultime due settimane di applicazione dello stato di emergenza, che il presidente Erdoğan ha emanato proprio a seguito delle agitazioni che fecero seguito all’operazione militare, e che con ogni probabilità sarà prorogato. Da quel momento la Turchia ha dovuto fare i conti con la stretta securitaria che si è abbattuta nei confronti di magistrati, avvocati, giornalisti e funzionari pubblici, tra cui numerosi professori universitari, e che secondo un rapporto dell’ONU ha portato all’incriminazione di un totale di 160 mila persone. Al clima di sospetto verso i fiancheggiatori del tentato golpe si sono aggiunte le mai sopite tensioni con il fronte indipendentista curdo. Negli arresti di questi giorni figurano ben 244 soggetti considerati vicini al Pkk, il partito indipendentista curdo messo fuori legge dallo stesso presidente turco, e primo obiettivo degli attacchi dell’esercito turco nella parte settentrionale della Siria.

 

condividi