Governo, tutto fermo. Urne più vicine?


Salvini deve scegliere: o Silvio o i 5 Stelle. Nel frattempo a rischio il suo seggio al Senato. I dem restano a guardare


«Con Berlusconi la Lega si condanna all’irrilevanza». Il Movimento 5 Stelle cerca ancora la sponda del Carroccio, e questa volta con le parole di Beppe Grillo in persona, anche lui ieri a Ivrea per ricordare Gianroberto Casaleggio, a due anni dalla morte. I partiti si avvicinano e si allontanano, con una regolarità che non aiuta a risolvere il rebus di governo.

5 Stelle e Lega
«Ci sono il 51% di possibilità di fare il governo tra centrodestra e 5 Stelle», è stato il pronostico di Matteo Salvini, che però incassa un’ironica risposta dal capo politico pentastellato Luigi Di Maio: «C’è lo 0% di possibilità che il Movimento 5 Stelle vada al governo con Berlusconi e con l’ammucchiata di centrodestra».
I 5 Stelle non intendono scendere a compromessi e lasciano il Carroccio davanti al bivio: o noi o Berlusconi. Di Maio continua a corteggiare Salvini – «Quando molli Berlusconi fai un fischio» – ma il segretario leghista, l’ex Cavaliere e Giorgia Meloni nel weekend hanno rinsaldato la coalizione. Apparentemente la tempesta è passata, ma la verità è che Lega e Forza Italia hanno programmi a tratti inconciliabili, soprattutto a proposito di Europa. Tant’è che a Berlusconi non deve essere piaciuta molto l’uscita del candidato premier del centrodestra: «Se l’Ue chiederà ancora sacrifici, precarietà e tagli, la risposta del governo Salvini sarà no grazie».

A rischio il seggio di Salvini
«Sono state invertite le colonne dei consensi dei due partiti, la differenza è di 2700 schede», così Fulvia Michela Caligiuri – candidata di Forza Italia al Senato – si è rivolta alla presidenza di Palazzo Madama. Il riferimento è al listino bloccato in Calabria che ha portato Salvini in parlamento. Gli azzurri sono riusciti a far eleggere solo il primo in lista, mentre la Caligiuri era seconda, e questo perché – secondo la candidata – «in corte d’Appello a Catanzaro sono state invertite le colonne dei voti di Forza Italia con le colonne dei voti di Fratelli d’Italia».
Se il ricorso della Caligiuri si rivelasse fondato, sarebbe a rischio il seggio di Matteo Salvini in Senato, anche se è difficile capire che cosa accadrebbe, essendo questo uno scenario ancora inedito con il Rosatellum.

A sinistra
In casa dem non si cambia idea. Lo ribadisce anche il reggente Maurizio Martina ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa su Rai Uno: «Noi non facciamo il piano B di altre forze politiche. Vogliamo essere coerenti e responsabili verso gli italiani, non cerchino di tirarci per la giacca quando non hanno risolto l’ambiguità di fondo». Sulla stessa linea il segretario uscente Matteo Renzi: «La nostra strategia funziona: vediamo se quei due (Salvini e Di Maio, ndr) sono veri leader».
Sarebbe ancora una chiusura totale, quindi, la risposta del Pd all’apertura dei 5 Stelle, nonostante secondo molti sondaggi la base elettorale in buona parte sarebbe favorevole a un accordo in chiave di governo.

Si va a elezioni?
Riassumendo: la Lega non vuole il Pd (ricambiata), ma vuole Berlusconi e i 5 Stelle, che non vogliono Berlusconi. I pentastellati guardano anche ai dem che invece non vogliono andare al governo. Se la situazione non dovesse cambiare, tornare alle urne sarebbe l’unica soluzione possibile. Esclusa la finestra elettorale di giugno, si guarda all’autunno o in concomitanza con le elezioni europee della primavera 2019, anche se in quest’ultimo caso ci vorrebbe un governo – anche provvisorio ­– per sbrigare gli affari correnti.
In sintesi, la partita non è ancora finita, ma se nessuno cambia idea il ritorno alle urne rimane l’unica soluzione plausibile.