Oltre 200 mila italiani coinvolti nello scandalo Cambridge Analytica


Sale a 80 milioni il numero totale di utenti coinvolti dall’acquisizione senza consenso dei propri dati personali. La maggior parte sono profili americani. Zuckerberg si scusa ma non si dimette


Si allargano le proporzioni dello scandalo Cambridge Analytica. Sono oltre 85 i milioni di utenti che si sono visti schedati senza il proprio consenso dalla società americana di consulenza che ha avuto un ruolo fondamentale nell’elezione di Donald Trump e nella campagna per la Brexit. Si tratta di di un numero di gran lunga superiore rispetto alla cifra di 50 milioni inizialmente diffusa dalle inchieste del New York Times e del The Guardian. Mentre Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, si è nuovamente scusato per quello che ha definito un “errore enorme”, il responsabile delle risorse tecnologiche del social network, Mike Schroepfer, ha annunciato una serie di restrizioni per proteggere meglio i dati personali degli utenti. «In totale, crediamo che le informazioni di Facebook di 87 milioni di persone, prevalentemente in Usa, possano essere state impropriamente condivise con Cambridge Analytica» ha dichiarato Schroepfer, aggiungendo che «Non basta che Fb creda ai creatori di app quando sostengono che rispettano le norme, Fb deve assicurarsi che lo facciano».

Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook – Credits: The Associated Press

Anche l’Italia è coinvolta nella raccolta dati della società americana. Per la precisione sono 214.134 gli italiani che Cambridge Analitica ha scandagliato per fini ancora da appurare. Non è ancora chiaro se la società di consulenza con sede a Londra e co-fondata da Steve Bannon, abbia potuto influenzare le elezioni del 4 marzo. La percentuale di italiani però è molto bassa se confrontata a quella degli altri gruppi di utenti coinvolti: la maggior parte sono americani, oltre 70 milioni. Seguono i filippini (1,4%), gli indonesiani (1,3%) e i britannici (1,2%).

Ora si attende la testimonianza di Zuckerberg, prevista per l’11 aprile davanti alla commissione commercio ed energia prima della Camera, poi del Senato degli Stati Uniti. In una conference call con i giornalisti il Ceo di Facebook ha ammesso che si è trattato di un suo errore, da cui però ora “è necessario imparare”. A chi gli chiede se pensa di essere ancora la persona giusta per guidare il social network di Menlo Park, risponde di si, perché “quando stai costruendo qualcosa come Facebook che non ha precedenti nel mondo ci sono cose che puoi sbagliare”. Niente dimissioni dunque. Nonostante il titolo in borsa della compagnia abbia bruciato in pochi giorni oltre 50 miliardi di dollari e da parte di diverse celebrità abbiano fatto partire la campagna #deletefacebook per cancellarsi dal popolare social network.

Questo il post scritto da Zuckerberg che ricostruisce l’intera vicenda: