Siria: parte l’assedio turco ad Afrin. Popolazione in ginocchio

Continua la guerra in Siria e in particolare l’avanzata delle forze armate della Turchia per prendere il controllo sulla città di Afrin. È notizia di stamani che l’esercito turco ha iniziato l’assedio sul centro urbano dell’enclave curda nordsiriana

L’offensiva è in atto dallo scorso 20 gennaio e oggi si apre un nuovo atto di un conflitto che ha visto negli ultimi 50 giorni almeno 42 morti e poco più di 200 feriti nell’esercito di Erdogan. Lo riferiscono le forze armate di Ankara, sostenendo anche di aver messo piede in varie zone critiche della città. La bandiera turca si è imposta su oltre 1100 km quadrati di territorio, neutralizzando più di 3000 militanti dell’Ypg e dell’Isis. Si tratta tuttavia di numeri non direttamente verificabili.

 

EPA/AREF TAMMAWI
EPA/AREF TAMMAWI

Il sito Hawar News invece, espressione della comunità curdo-siriana vicina al Pkk, ha dichiarato ieri di aver eliminato 126 miliziani tra turchi e arabo-sunniti. Una scia di sangue che non si ferma però ai soli protagonisti del conflitto, ma che si estende anche sui civili innocenti: l’Organizzazione delle Nazioni Unite parla di oltre mille morti nel solo ultimo mese di battaglia nelle varie zone della Ghuta, tra cui 241 bambini e 163 donne.

 

L’Unicef sottolinea come il 17% delle vittime ferite da armi esplosive sia costituito da ragazzi: oltre tre milioni di loro sarebbe continuamente esposto al pericolo di bombe, mine e ordigni improvvisati che nel conflitto hanno mietuto 86mila vittime.

ANSA/ UFFICIO STAMPA UNICEF
ANSA/ UFFICIO STAMPA UNICEF

Save the Children lancia invece un appello sull’emergenza malnutrizione nell’area: i dati sarebbero i più alti mai registrati durante il conflitto. Un bambino su quattro è malnutrito, mentre oltre il 30% ha crescita rachitica. Emergenza anche nel ramo educativo: circa il 43% delle scuole non funziona, oltre 60 istituti sono stati colpiti da bombardamenti, di cui 18 completamente rasi al suolo, costringendo 67mila alunni ad abbandonare gli studi.

Gli Stati Uniti hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di esigere un immediato cessate il fuoco per almeno un mese in Siria e più in particolare nell’area orientale del Ghuta. Nel testo elaborato da Washington si chiede di “sviluppare urgentemente proposte per monitorare l’attuazione della tregua e i movimenti dei civili”. Per il bene della popolazione è necessario un intervento immediato. L’ambasciatrice americana Nikki Haley conferma che gli Usa “rimangono pronti all’azione, anche se non è questa la strada che preferiscono”.

Non si sono fatte attendere le risposte delle principali figure politiche europee. Ieri l’ex presidente della repubblica francese François Hollande, in un’intervista rilasciata al quotidiano nazionale Le Monde, ha denunciato l’offensiva turca contro i curdi e l’attacco siriano contro Ghuta: “non dimentico quello che hanno fatto i curdi in un momento estremamente difficile per consentire di cacciare Daesh da Raqqa”; al tempo stesso ha denunciato ciò che accade nella regione del Ghuta, dove il presidente Bashar al Assad “non esita a continuare a ricorrere alle armi chimiche”. Sempre secondo Hollande, il presidente russo Vladimir Putin e il capo di stato turco Recep Erdogan “si sono messi d’accordo per spartirsi la Siria” ed è necessario che Francia, Europa e Nato reagiscano “contro il serio rischio di escalation se alla Russia non è fissato un limite”.

Il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani che lancia un appello solenne a mettere in atto senza ritardi la risoluzione Onu sulla Siria.

Come riporta oggi la Tass, il capo di stato maggiore generale dell’esercito russo Valery Gerasimov si è detto pronto a rispondere ad eventuali raid aerei statunitensi: “nel caso in cui dovesse esserci una minaccia per la vita dei nostri militari, le forze armate russe prenderanno misure di risposta sia sui missili sia sui vettori che li useranno”.

condividi