Lutto nel mondo del giornalismo sportivo: è morto Luigi Necco

Il giornalista napoletano, volto storico della Rai, si è spento stamattina all'Ospedale Cardarelli di Napoli a causa dell'aggravarsi di una patologia respiratoria. I funerali si terranno domani alle 12 nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, in piazza degli Artisti a Napoli.

Se ne va un pezzo importante della storia giornalistica italiana e napoletana. È morto Luigi Necco, volto storico della trasmissione 90º minuto e scrittore dai molteplici interessi. Con le sue espressioni ha ridefinito il modo in cui parliamo del calcio. Il cordoglio della SSC Napoli e del sindaco De Magistris: “Ci resterà il ricordo della sua arguzia, della sua ironia e della sua straordinaria competenza sportiva ed archeologica”.

Il Napoli dello scudetto, la “mano de dios” di Maradona, la gambizzazione da parte della Camorra di Cutolo e l’impegno civile come consigliere comunale nella città partenopea. La vita di Luigi Necco ne avrebbe tante da raccontare. Quindici anni in Rai, poi il passaggio a Mediaset, sempre con una passione che neanche gli anni della pensione sono riusciti a spegnere. «Con Luigi Necco muore un maestro del giornalismo napoletano. Giornalista d’inchiesta e capace di approfondimenti originali, sempre da pungolo per tutti. Con lui ho avuto un rapporto autentico, di stima e di affetto reciproci, gli ho sempre voluto bene anche quando capitava che non ne condividevo le analisi sulla città». Sono le parole che il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ha voluto dedicare al giornalista napoletano non appena ha appreso della sua scomparsa.

Luigi Necco / Foto Ansa

A gennaio, Necco era stato ricoverato al Cardarelli di Napoli per l’aggravarsi di una patologia polmonare, che alla fine lo ha portato via. Aveva 83 anni. La cappella del padiglione monumentale del Cardarelli, dove è stata allestita la camera ardente, si prepara ad accogliere il vastissimo pubblico che negli anni si era affezionato alla sua voce e alla professionalità che metteva nel suo mestiere, professionalità che lo ha portato anche a farsi dei nemici potenti. Nel 1981 Necco viene gambizzato dagli uomini di Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata. La “colpa” del giornalista era quella di aver denunciato nel corso di 90º minuto le relazioni del presidente dell’Avellino e del suo braccio destro, Sergio Marinelli, con la malavita irpina per avere finanziamenti da destinare alla squadra di calcio avellinese. L’agguato avvenne nel ristorante dove si recava sempre Necco prima delle partite dell’Avellino per mano di tre tirapiedi di Enzo Casillo, detto o’ Nirone e luogotenente di Cutolo, che voleva salire nelle gerarchie dell’organizzazione.

Nelle interviste in televisione e anche nelle sue trasmissioni, Necco amava ricordare quel momento con il sorriso sulle labbra, a mo’ di sfida nei confronti dei suoi attentatori. «Sono l’unico uomo a saper trasformare il piombo in oro, sa perché? Perché mi diedero una medaglia d’oro per testimoniare l’amicizia di Avellino». Era così, Luigi. Come tutti i “grandi” non si prendeva mai troppo sul serio. Anche nelle espressioni usate durante le sue telecronache e nelle interviste a campioni come Diego Armando Maradona, il linguaggio diventava colloquiale e pregno di espressioni appannaggio del linguaggio comune, tanto distante da quello ingessato dei telecronisti Rai. “Milano chiama, Napoli risponde”, è una di queste.

«Esprimiamo profondo cordoglio per la scomparsa di Luigi Necco, maestro di giornalismo e interprete dell’impegno civile per il Sud attraverso la sua grande cultura, la sua grande umanità, in simbiosi con Napoli e i napoletani» Queste le parole del governatore della Regione campania, Vincenzo De Luca. La SSC affida a un comunicato via twitter le proprie condoglianze.

I funerali si terranno domani alle 12 nella chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, in piazza degli Artisti a Napoli.

Luca Zanini

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