Marine Le Pen sola al comando cambia nome al Front National

La segretaria del partito di estrema destra francese, appena rieletta, ha proposto domenica al congresso del partito di cambiare il nome del Front National in Rassemblement National. L’ultimo atto del processo di allontanamento dall’eredità politica di Jean-Marie Le Pen

Contrordine, camerati. Era il grande asso da calare all’ultimo momento, alla fine di un congresso  che non solo ha riconfermato la sua leadership, ma ha anche definitivamente sancito l’affrancamento del Front National dall’ingombrante e ambigua eredità del padre (e) fondatore, che adesso consegna le sue memorie putchiste a un’autobiografia in due volumi, il cui primo tomo in Francia sta avendo un successo di vendita quasi paragonabile a quello di Elena Ferrante.

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Cambiare il nome da Front a Rassemblement (‘raduno’, ‘adunata’): da un concetto statico e figlio di un lessico da guerra mondiale, a un’idea dinamica di una formazione che mira ad allargarsi, candidandosi a rappresentare e fare da catalizzatore di varie forze della destra sovranista e populista francese. Il distico non è così nuovo nella destra francese. In ambito lepenista era già stato usato come slogan della campagna elettorale del 1986 (a guidare il partito c’era allora Le Pen “padre”), e prima ancora era stato il nome di un partito che collaborò con i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale: il Rassemblement national populaire, fondato nel 1941 dal ministro dell’aviazione del Regime di Vichy Marcel Déat.

Però il coup de théâtre di Marine non è riuscito fino in fondo. Risulta infatti che il nome non solo già esiste, ma è anche registrato come marchio di un altro movimento politico (sempre di destra). La sera di domenica 11 marzo, Igor Kurek, uomo politico della destra cattolica e gaullista, in passato collaboratore dell’ex ministro Charles Pasqua, ha denunciato in un comunicato stampa che “il Rassemblement National esiste già, continuerà a esistere e presenterà la sua candidatura alla prossime amministrative del 2020”. Il testo prosegue facendo notare la differenza di tradizione e ispirazione politica tra le due formazioni: l’RN già esistente sarebbe un partito “di destra gollista e repubblicana”, mentre la formazione della Le Pen solo “di estrema destra”.

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Una svista, un errore? La situazione è più complicata di quello che sembra. Infatti, se è vero che il marchio RN è già registrato, tuttavia il legittimo proprietario non è Kurek, che peraltro si presenta (non da ultimo, nel suo sito personale) come presidente di un gruppo chiamato sì Rassemblement, ma Rassemblement pour la France. Il titolare del marchio, che risulta depositato all’Istituto nazionale della proprietà industriale (INPI) dal dicembre 2013, è invece Frederick Bigrat, membro dello stesso partito di Kurek, dove riveste la carica di segretario generale. La versione di Brigat non coincide con quella del suo presidente. Il politico francese ha infatti fatto sapere che il marchio RN è stato effettivamente ceduto ai rappresentanti del Front National, con una scrittura privata datata 22 febbraio 2018. È questo atto che Marine Le Pen impugna per testimoniare di essere nel giusto, annunciando anche azioni legali contro chiunque si frapponga tra lei e la nuova sigla.

È vero che le parole sono importanti ma, comunque finirà la vicenda, è altrettanto vero che il nuovo nome è solo una certificazione simbolica di un cambiamento che, nelle cose, è già avvenuto.

  •  Riccardo Antoniucci
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