Il nuovo corso del Partito Democratico

Con la direzione convocata alle 15 sono state ufficializzate le dimissioni di Matteo Renzi dalla carica di segretario. La relazione sulla sconfitta e la convocazione della prossima assemblea rappresentano i primi passi per capire le mosse future del partito

Nel primo pomeriggio di oggi ha avuto inizio a porte chiuse la direzione nazionale del Partito Democratico, il primo vero confronto tra i massimi dirigenti del partito a seguito del risultato delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. Si è provveduto, in prima battuta, a dare ufficialità alle dimissioni di Matteo Renzi da segretario, che sono diventate effettive dopo la lettura da parte del presidente Orfini di una missiva inviata da Renzi. In assenza del segretario dimissionario, i lavori sono coordinati dal suo vice Maurizio Martina, incaricato di stilare una relazione sulla sconfitta, aperta anche agli esponenti delle cosiddette minoranze, e cioè principalmente le personalità legate ai due sconfitti nel corso delle primarie dell’aprile 2017, Andrea Orlando, attuale ministro della giustizia, e Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia. “È stata una sconfitta netta e inequivocabile che riguarda tutti, ciascuno per la propria responsabilità. Non cerchiamo scorciatoie o capri espiatori. È necessario andare in profondità nell’analisi e nel confronto tra noi”: queste le parole con cui ha esordito lo stesso Martina. “In questo quadro duro e difficile, nel Lazio, la vittoria di Nicola Zingaretti e del Pd con la coalizione di centrosinistra è certamente un risultato molto significativo. Voglio poi ringraziare per la passione e l’impegno di Giorgio Gori che ha combattuto una battaglia assai difficile in Lombardia”, ha poi proseguito il ministro delle politiche agricole. “E un grazie va al Presidente del consiglio Paolo Gentiloni, a tutti i ministri e al governo per l’impegno costante garantito anche in queste settimane”.

 


Il ruolo di un potenziale traghettatore
La direzione è importante anche per capire il posizionamento tattico del partito in vista dell’insediamento del nuovo parlamento e del primo banco di prova per la nascita di accordi trasversali alle varie forze politiche: l’elezione dei presidenti di Senato e Camera. L’affidamento probabile della reggenza del partito allo stesso Martina sarà l’occasione per leggere in filigrana la composizione della delegazione che farà visita al capo dello Stato in fase di consultazioni, così come il compattamento delle varie correnti nella promozione di un candidato segretario che possa raccogliere un sostegno unitario. A maggior ragione dopo aver letto le parole di Matteo Renzi, che nella sua e-news ha scritto a un suo ammiratore di essersi fatto da parte ma di “non mollare il futuro agli altri”. Questo passaggio però non sarà chiaro almeno fino al prossimo mese, in cui il Partito Democratico, riunendo la propria Assemblea, voterà le mozioni per l’elezione di un segretario pro tempore o lo scioglimento di tutto il quadro dirigente , per arrivare alla convocazione del Congresso attraverso lo strumento delle primarie. “L’Assemblea nazionale di aprile anziché avviare il congresso e le primarie dovrebbe dar vita a una Commissione di progetto per una fase costituente e riorganizzativa”, ha commentato Martina a riguardo. Intervento che è stato molto apprezzato da uno degli esponenti storici della minoranza del partito, Gianni Cuperlo.
Il Pd e la formazione del nuovo governo
“Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. Cari Di Maio e Salvini prendetevi le vostre responsabilità” ha dichiarato Martina sulle ipotesi di governo, lasciando intuire che il ruolo del suo partito sarà all’opposizione. “Quanto alle presidenze delle Camere – ha aggiunto, noi richiamiamo le forze politiche, e prima di tutto chi ha vinto, al dovere di garantire che questi ruoli siano affidati a figure autorevoli ed equilibrate in grado di rappresentare pienamente gli interessi collettivi secondo la Costituzione”. Ma che il suo intervento potesse essere terreno di scontro lo si capiva già dal tipo di dichiarazioni rilasciate prima di entrare in direzione dal governatore pugliese Michele Emiliano. “Il Partito democratico può decidere se far unire il Movimento 5 Stelle e Salvini e rimanere fuori da ogni controllo democratico di questo processo difficile, oppure può provarci (a sostenere un governo pentastellato, ndr) utilizzando la forza che deriva da questa legge elettorale proporzionale, individuando dei punti chiave, in materia di sicurezza, pari opportunità e uguaglianza, di contrasto alla povertà” il suo commento.

 

direzione

condividi