M5s, buco nei rimborsi: manca oltre 1 milione

La differenza tra quanto dichiarato e quanto effettivamente versato nel fondo per PMI dagli eletti del Movimento sarebbe di 1milione e 300mila euro. Nel mirino molti "big". Di Maio: "Cacceremo le mele marce"
Star Movement (M5S) premier candidate Luigi Di Maio addresses a rally in Torre del Greco, near Naples, Italy, Monday, 12 February 2018. A hung Parliament could be the result of the March 4 vote, which political analysts predict will produce three blocs: the 5-Star Movement, Berlusconi's center-right alliance and the center-left forces led by former Premier Matteo Renzi. ANSA CESARE ABBATE
Foto ANSA

Il comandamento del Movimento 5 Stelle di versare metà dello stipendio degli eletti in un fondo per il finanziamento di piccole e medie imprese sembrerebbe meno solido di quanto si pensi. Addirittura, ammonterebbe a più di un milione di euro la differenza tra quanto annunciato e quanto effettivamente versato. Il candidato premier Luigi Di Maio si difende: “La notizia è che il Movimento ha restituito 23,1 milioni di euro in stipendi. Non sarà qualche mela marcia a inficiare questa iniziativa che facciamo solo noi e, come sanno gli italiani, da noi le mele marce si puniscono sempre”. Ma il buco c’è, ed è profondo. Agli oltre 200mila euro di ammanco, preventivati nei giorni scorsi dai media e confermati dai vertici pentastellati, andrebbero aggiunti i 606mila versati al fondo dagli eurodeputati e i 500mila versati dai consiglieri di Liguria, Veneto, Trentino Alto-Adige ed Emilia Romagna. Molto meno di quanto dichiarato su Tirendiconto.it –sito sul quale vengono pubblicati i versamenti effettuati da parlamentari e consiglieri regionali 5s. Si arriva ad un mancato versamento di oltre 1milione e 300mila euro.

Una fonte anonima avrebbe rivelato alla trasmissione televisiva Le Iene che un numero rilevante –“superiore alla doppia cifra”-  tra parlamentari e consiglieri regionali non avrebbe restituito quanto dovuto. Dopo le iniziali smentite di rito, sono poi arrivate le conferme: i primi a finire nell’occhio del ciclone sono stati Andrea Cecconi, deputato e capogruppo pentastellato alla Camera e il senatore Carlo Martelli, che avrebbero omesso versamenti per quasi 100mila euro -21mila il primo e 76mila il secondo. I due, candidati alle prossime elezioni per il Movimento, saranno sottoposti a procedimento disciplinare davanti al collegio dei probiviri, organo che deciderà quale sanzione comminare. In attesa del procedimento, Cecconi e Martelli hanno firmato un modulo di rinuncia all’elezione, detto modulo Dessì dal nome del candidato del M5s nel Lazio costretto a ritirarsi in seguito alle polemiche sulla casa popolare comunale nella quale vive pagando appena 7,7 euro al mese di affitto. Il modulo tuttavia non ha valore legale, dunque i tre (compreso lo stesso Dessì) sono ancora formalmente candidati del Movimento e verranno con molta probabilità eletti. Sul loro futuro in Parlamento, poi, si deciderà all’indomani del 4 marzo.

Nel mirino sono però finiti anche altri nomi importanti, come quelli di Barbara Lezzi e Maurizio Buccarella, candidati per Palazzo Madama in Puglia. Lezzi si è difesa l’11 febbraio scorso con un post su Facebook, annunciando che avrebbe pubblicato la documentazione che certifica i bonifici effettuati. Ma di questi documenti, dopo due giorni, non c’è traccia.

Diversa la posizione di Buccarella, che sempre su Facebook ha annunciato di aver inviato a Tirendiconto i bonifici disposti negli ultimi tre mesi del 2017 ma poi revocati. Revoca definita “una leggerezza” dal senatore, che nel frattempo ha annullato gli impegni elettorali e si è autosospeso dal Movimento. Ma non rinuncia ad attaccare: “è chiaro che l’operazione de Le Iene arriva ad orologeria prima delle elezioni”.

Dopo aver paragonato Di Maio a Craxi –che aveva definito un semplice “mariuolo” Mario Chiesa- il segretario del PD Matteo Renzi ha definito il Movimento “un’arca di Noè di truffatori, riciclati e scrocconi. Sono sei anni che ci fanno la morale ma ci sono truffe acclarate; si sono presentati come diversi dagli altri ma sono come tutti gli altri”. Dura la replica di Massimo Bugani, consigliere dell’associazione Rousseau, sulle pagine del Fatto Quotidiano: “I partiti dovrebbero stare solo zitti. Non hanno mai restituito nulla, e adesso si ergono a giudici: fanno ridere”.

A poche settimane dalle elezioni, dunque, i grattacapi per il Movimento 5 stelle non sembrano finiti.

 

Nicolò Delvecchio

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