Salvini e i robot contribuenti


Il Segretario della Lega propone la tassa sull’automatizzazione del lavoro: «La globalizzazione non controllata porta all’anarchia»


Winston Churchill diceva che quando una nazione tenta di tassare se stessa per raggiungere la prosperità, è come se un uomo si mettesse in piedi dentro un secchio e tentasse di sollevarsi per il manico. Per Matteo Salvini, leader della Lega, la nuova frontiera della tassazione sarà quella sui robot. «Sono favorevole all’introduzione di una tassa sui robot. L’Italia è all’avanguardia per i brevetti, ma l’evoluzione tecnologica va accompagnata e gestita. La globalizzazione lasciata libera porta all’anarchia».

Le dichiarazioni del Segretario federale del Carroccio arrivano dopo la sua visita a Amazon: «Ogni pacco che parte da Amazon è un problema per i nostri commercianti. Io sono per lo sviluppo dinamico e armonioso, ma se ci sono tre milioni di posti di lavoro a rischio i robot devono essere regolamentati. Loro sono un aiuto al lavoro e non la sostituzione al lavoro». Il numero uno della Lega ha poi aggiunto: «Sono favorevole alla robotizzazione, ma l’uomo è l’uomo, la donna è la donna, quindi non vedo un futuro di robot precari in Italia». Salvini si è detto soddisfatto che l’azienda numero uno nel settore delle vendite online da due anni abbia iniziato a pagare le tasse in Italia. «Se tu sei in Italia da sette anni assumi tanti dipendenti italiani, e non puoi pagare le tasse in Lussemburgo» ha concluso il candidato premier leghista.

L’idea salviniana della tassazione dei robot era già stata anticipata da un magnate che ha costruito la sua fortuna proprio sul progresso tecnologico: Bill Gates. Il fondatore di Microsoft lo scorso anno propose che anche i robot contribuiscano al welfare. Naturalmente l’idea di Gates, come quella dello stesso Salvini, è l’imposizione di tasse sulle aziende che utilizzano la manodopera robotica al posto di quella umana. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’eurodeputata Mady Delvaux, che nel maggio 2016 propose l’introduzione di una tassa sui robot, accolta con freddezza dall’opinione pubblica. Tutto ciò per porre un freno all’automatizzazione del lavoro, che al momento non sembra trovare ostacoli sul suo percorso.

  • Valerio Di Fonso