Italo passa agli americani, cosa cambia per viaggiatori e dipendenti

Salvatore Pellecchia (segretario del sindacato Fit-Cisl): «Chiederemo che il passaggio di proprietà non abbia ricadute sul personale». L’azienda di treni ad alta velocità è stata venduta al fondo di investimenti infrastrutturali americano Gip, il più grande del mondo.

L’offerta fatta dagli americani era di quelle che non si potevano rifiutare: quasi 2 miliardi di euro, la disponibilità a farsi carico di tutti i debiti dell’azienda e di distribuire gli utili tra gli azionisti, oltre a coprire le spese della mancata quotazione in borsa fino a 10 milioni di euro. La decisione arriva dopo una riunione fiume di oltre sei ore, dove si sono scontrate le opinioni di chi era favorevole all’ingresso degli americani e di quelli che invece preferivano la strada della quotazione in borsa. Alla fine ha prevalso la scelta di vendere, favorita anche dal rilancio di oltre 80 milioni da parte del fondo made in Usa che ha portato a quota 1,98 miliardi l’offerta, 20 volte di più della valutazione del margine operativo lordo.

Nuovo Trasporto Viaggiatori, entrerà, quindi, a far parte del portafoglio di asset di cui dispone il General Infrastructure Partners, insieme all’aeroporto di Gatwick, al London City Airport e al Porto di Melbourne, uno dei nodi più importanti del commercio mondiale. Il colosso americano ha anche dato la possibilità ai soci di Italo di riacquistare fino al 25% le azioni dell’azienda ad un prezzo di favore. Oggi è prevista la riunione del consiglio di amministrazione di Italo-Ntv per procedere formalmente al ritiro dell’offerta di quotazione in borsa del 40% della società e a sottoscrivere il contratto di compravendita di cui si dovrà attendere conferma da parte dell’Antitrust. In ogni caso la procedura di “closing” (la definitiva conclusione dell’affare), non dovrebbe avvenire oltre l’11 febbraio. Nella governance dell’azienda non dovrebbe cambiare nulla. Gip ha auspicato che i vertici di Ntv rimanessero gli stessi: il presidente Montezemolo e l’amministratore delegato, Flavio Cattaneo non abbandoneranno la guida di Italo.

Ancora non sono chiari gli effetti che questo passaggio di proprietà comporterà sugli oltre 13 milioni di passeggeri che Italo può vantare di aver registrato soltanto nel 2017. L’azienda, inoltre, non si è espressa sul futuro dei circa 1000 dipendenti che affollano le sue fila. È slittata al 14 febbraio il tavolo di confronto, inizialmente previsto per oggi tra il sindacato e i vertici per risolvere il mancato rinnovo dei contratti, protrattosi per oltre 36 mesi, che nei giorni scorsi aveva portato a uno sciopero di otto ore. Il segretario generale aggiunto della Fit-Cisl, Salvatore Pellecchia, ai microfoni di Reporter Nuovo, auspica che alla luce del nuovo accordo con il fondo di investimenti americano si risolvano anche le problematiche già presenti nell’azienda di trasporti. «Dobbiamo innanzitutto capire se il piano industriale rimarrà lo stesso o ci saranno delle variazioni. Nella prossima riunione con la direzione chiederemo, senz’altro che non ci siano ricadute sui livelli occupazionali in seguito a questo cambio di proprietà», chiosa Pellecchia.

Reazioni contrastanti da parte del Governo. Inizialmente il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva accolto positivamente l’investimento di Gip nella compagnia di treni veloci. «Il merito va alla capacità di imprenditori, del management e delle istituzioni finanziarie, a partire da Banca Intesa, che hanno costruito una grande azienda di servizi con investimenti molto significativi», aveva detto Padoan. Poi ha corretto il tiro e si è associato alle dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, che preferiva la quotazione in borsa: «Avevamo detto che la quotazione in Borsa sarebbe stato un bellissimo coronamento. Hanno deciso diversamente, era un loro diritto, il fondo americano è molto serio».

Nella vicenda, è evidente che da una parte c’è l’apprezzamento per un progetto di eccellenza italiana che ha saputo cogliere la possibilità fornita dal decreto Bersani sulle liberalizzazioni per costruire una storia di successo. Dall’altra ci sono i malumori di chi si aspettava la quotazione in borsa piuttosto che il passaggio in mani straniere di una società tutta italiana. Il Governo Italiano, inoltre, è azionista di maggioranza di Trenitalia, di cui Italo è principale concorrente. Un intreccio di interessi e di giochi politici che, anche in clima di campagna elettorale, fanno sentire tutto il loro peso.

Luca Zanini

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