Macron a Roma: sì al Trattato del Quirinale

Durante la sua visita nella capitale, il presidente francese apre a una collaborazione serrata con l’Italia. Gentiloni esulta: “costruiremo qualcosa di importante”.

Settimana intensa per il presidente della repubblica francese. Emmanuel Macron dopo aver visitato la Cina appena due giorni fa, ieri è sbarcato nella Capitale per un meeting con Paolo Gentiloni. Incontro che potrebbe essere storico per il destino dei due paesi fondatori dell’UE. Sebbene gli argomenti trattati fossero i classici punti all’ordine del giorno delle agende europee e italo-francesi – immigrazione, clima, rifondazione dell’Europa, risoluzione del caso Fincantieri e lo sviluppo del sud del continente – durante la conferenza stampa è emerso un nuovo elemento.

Grazie alla domanda di Tullio Giannotti, corrispondente Ansa dalla capitale francese ed esperto di fatti transalpini, e alle successive dichiarazioni dei due primi ministri sembra infatti sempre più attuale la nascita di un Asse Roma-Parigi. La questione sottoposta dal giornalista italiano sarebbe nata lo scorso settembre da una battuta fatta dal presidente francese nel corso di un incontro con gli studenti della Sorbona: Emmanuel Macron aveva infatti parlato di un possibile avvicinamento con Roma.

Pochi giorni dopo, al Vertice di Lione, il fondatore di “En Marche” aveva ribadito la propria volontà di rinnovare l’accordo bilaterale con l’amica Germania sulla linea del trattato firmato 55 anni fa da Konrad Adenauer e il generale Charles De Gaulle. Quello passato alla storia come “Trattato dell’Eliseo” potrebbe essere il modello di cooperazione “rafforzata” su cui creare un trattato di cooperazione italo-francese. Seppur, come diceva un proverbio “domandare è lecito, rispondere è cortesia” e ci si poteva quindi aspettare una risposta in sordina di entrambi i leader, Macron e Gentiloni hanno stupito tutti con una chiara apertura al già soprannominato “Trattato del Quirinale”.

L’ospite di Palazzo Chigi, il primo a parlare e il più didascalico, si è detto pronto a costruire “qualcosa di importante”. Quando la patata bollente è passata al capo dell’Eliseo, l’ex “Mozart della Finanza” francese ha fatto capire quanto voglia legare i due paesi da ben più di una promessa. Prima si è detto infatti d’accordo sul proseguimento di una “cooperazione bilaterale molto stretta” con il collega italiano e in secondo luogo ha rilanciato il modello franco-tedesco per rafforzare tale rapporto, dicendosi “molto favorevole” a un eventuale firma di un’intesa.

Emmanuel Macron, Paolo Gentiloni e Dario Franceschini di fronte al Colosseo prima della visita alla Domus Aurea, Italy, 11 January 2018. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Emmanuel Macron, Paolo Gentiloni e Dario Franceschini di fronte al Colosseo prima della visita alla Domus Aurea, Italy, 11 January 2018. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Poche ore dopo la conferenza, la macchina diplomatica si è subito messa in moto: secondo i primi rumors, sarebbe già partita la missione di un gruppo di saggi (tre italiani, tre francesi) – scenderebbero in campo per l’Italia il professor Franco Bassanini, l’ex ministro Paola Severino e il consigliere UE Marco Piantini – e i temi da affrontare sarebbero legati non solo al campo europeo, ma a una più forte azione coordinata in campo culturale, industriale, navale, civile e militare. L’idea è quella di stilare un testo “easy” con pochi e chiari punti, comprensibile da parte di tutti i cittadini e con un gruppo di “macro obiettivi” che perseguano la crescita dei due paesi, un fronte unitario sull’immigrazione, una politica comune sul clima e sulla difesa europea.

A Roma sembrano aver vinto tutti. Uscita la Gran Bretagna dalla federazione continentale, Macron punta a fare il colpo grosso e, nel pieno dello spirito dei presidenti francesi – a partire da De Gaulle per finire a Sarkozy, solo per citarne alcuni -, punta a condurre l’Europa e a scansare il ruolo di forza egemone interpretato negli ultimi anni dalla cancelleria di Berlino. In tal senso un accordo con l’amica Italia potrebbe segnare un punto a suo favore in seno al parlamento europeo e fornirgli un alleato utile per alcune questioni spinose.

Gentiloni invece ne esce rafforzato e la disponibilità della sua controparte gli regala ulteriore prestigio, “eleggendolo” a capo di governo affidabile e apprezzato oltralpe, dono che in periodo di campagna elettorale va sfruttato a pieno per far breccia nel cuore dei cittadini.

L’Unione Europea infine guadagna stabilità e rinnovata fiducia grazie a due dei suoi paesi più rappresentativi; la strada verso una rinascita comunitaria, seppur appaia costantemente in salita, sembra adesso meno disseminata di buche.

 

  • Salvatore Gabriele Imperiale
condividi