Ascoltata la tutor di Regeni: ancora troppi i punti oscuri


Interrogata a Cambridge dal sostituto procuratore di Roma Sergio Colaiocco Perquisita la casa di Maha Abdel Rahman, sequestrati computer e telefoni.


Troppe amnesie, numerosi i “non so”. È stata interrogata martedì pomeriggio in un ufficio dell’università di Cambridge, alla presenza dei suoi due avvocati, Maha Abdel Rahman, tutor egiziana che seguiva il lavoro del ricercatore Giulio Regeni, torturato barbaramente e ritrovato morto ai margini di una strada del Cairo il 3 febbraio del 2016. L’interrogatorio, portato avanti dal sostituto procuratore di Roma Sergio Colaiocco, in collaborazione con i carabinieri del Ros, i poliziotti dello Sco e dagli uomini della polizia inglese del Cambridgeshire, non ha tirato fuori molto più di quello che la professoressa (non) avesse detto il giorno dei funerali di Giulio, quando si era rifiutata di consegnare cellulare e pc. Questa volta però tutti i dispositivi in suo possesso sono stati sequestrati, ma sorge spontanea la domanda sul che cosa verrà ritrovato dopo due anni di silenzi.

Dal racconto, seppur misero, della professoressa, esperta stimata nel mondo accademico per le sue competenze in economia egiziana e movimenti di opposizione, emergono numerose contraddizioni provate dalle conversazioni e dalle chat di Giulio in possesso degli inquirenti. Maha Abdel Rahman ribadisce che il tema della tesi di dottorato del giovane ricercatore italiano fu scelto da lui stesso e che non ci fu nessuna indicazione o costrizione da parte della tutor. Su questo punto si sono accesi gli animi del mondo accademico internazionali. Alle affermazioni de La Repubblica, riguardo una certa insistenza e suggerimenti poco cauti da parte della tutor nei confronti di Giulio, hanno replicato con una lettera firmata 250 professori universitari. Una presa di posizione in difesa della professoressa di Cambridge, evidenziando quanto il quotidiano facesse prova di una certa ignoranza sulle dinamiche universitarie in tema di dottorati, regolati questi da procedure internazionali standard.

Ma al di là della bagarre sulle procedure universitarie e su chi sia stato il primo a decidere il tema di ricerca, in una conversazione tra madre e figlio del 26 ottobre 2015, Giulio racconta che ad insistere sul tema dei sindacati fosse stata proprio la tutor, la quale gli aveva suggerito di cercare di portare il sindacato a concorrere ad una “ricerca partecipata” per l’assegnazione di 10 mila sterline, cifra che aveva fatto gola al capo degli ambulanti, colui che si pensa sia stato autore della denuncia che ha portato alla morte di Giulio.

Un altro elemento che fa storcere il naso agli inquirenti è l’assoluta convinzione della professoressa nel ribadire come non ci fossero elementi di pericolo nelle modalità di ricerca sul campo, pericoli che invece Giulio aveva compreso ed esternato, invano.

Per provare l’inattendibilità della donna, il pm Sergio Colaiocco le ha posto un’ultima domanda sul libro di Roberto Saviano “Gomorra”, ricevuto in regalo da Giulio. Anche a questo quesito la risposta è stata come nelle altre volte “non ricordo”.

Eleonora Zocca