Anno nero per il cinema. Non ci resta che Piangere?

Il 2017 si è chiuso con dati sconfortanti per il cinema in Italia, -46% sugli incassi rispetto al 2016, eppure “Una nuova speranza” c’è.

Fellini_cameraC’è poco da girarci attorno, il 2017 è stato un anno terribile per il cinema in Italia. I numeri parlano chiaro, quasi urlano. Si tratta di un calo drastico in un settore in cui il Bel Paese si è sempre saputo distinguere. 92 Milioni e 337 mila biglietti staccati (quasi 585 milioni di incassi) stimati da Cinetel fanno registrare rispetto al 2016 un crollo del -11,36% per presenza nelle sale e del -12,38 sulle vendite al box office. Eppure il 2016 è stato l’anno del record per il cinema italiano di Checco Zalone con Quo Vado? (65 milioni di incasso) e del film di Paolo Genovese, Perfetti sconosciuti (più di 17 milioni).

Quello dell’anno scorso è stato il secondo peggior risultato per la settima arte, rispetto ad un 2014 nero. Ma c’è poco da stare sereni. Guardano ai dati del box office del 2017, a dominare la scena sono i blockbuster americani. I primi tre posti sono occupati rispettivamente dal live action La bella e la bestia, il film d’animazione Cattivissimo me 3 e Cinquanta sfumature di nero. In questa classifica i primi film made in Italy occupano il 9° posto, con L’ora legale di Ficarra e Picone, e il 10°, Mister Felicità di Alessandro Siani. Dal punto di vista di incassi c’è una distanza assiderale di quasi 10 milioni tra il primo della lista e il primo italiano, e i dati sconfortanti potrebbero continuare.

Paradossalmente a quanto detto fino ad ora invece aumenta l’uso degli italiani di piattaforme streaming come Netflix per vedere serie tv e film. Altrettanto in aumento è l’uso di vie poco legali per vedere opere cinematografiche e del piccolo schermo, come il download illegale o lo streaming sui siti. Le domande e le possibili risposte sono tante davanti ad una crisi che è evidente.

Per i produttori il problema è la commerciabilità dei film. Si punta al rischio minimo, creare un prodotto che più che per il cinema possa essere fruibile per la televisione. Le idee buone quindi prendono forma nel piccolo schermo, lasciando al grande il cosiddetto Revival fallimentare. Stessi schemi già sperimentati, stesse situazioni e stesse storie. Dello stesso avviso è Michele Placido “Le serie rispondono alle ambizioni dei produttori che rischiano meno – e aggiunge – non si fanno più film che esprimano passione e ambizione di rinnovare e confermare la grande stagione del cinema italiano. Manca la qualità di un cinema alto, anche di genere”. A tutto questo si aggiunge una troppa pressione dei film a grossi budget che si impongono sui palinsesti dei cinema. Costi esorbitanti richiedono entrate altrettanto esorbitanti per sopravvivere, e sale medio-piccole sono obbligate ad “occupare” lo schermo con blockbuster, riducendo offerte a discapito di lavori di nicchia o qualità.

Eppure un po’ di luce nel buio ci può essere. Evidente è l’indebolimento di Hollywood, la macchina dello spettacolo americano, che sotto i colpi degli scandali mediatici e della voglia sempre più debole di rischiare, puntano ormai sugli stessi generi con sequel infiniti o rispolverano mostri sacri del passato. Jurasick Park, Terminator, la nuova trilogia di Star Wars, tutte pietre miliari che hanno fatto storia, ma che non possono creare un futuro. A guidare la nuova corrente cinematografica c’è un posto vacante e l’Italia ha gli strumenti per potersi imporre in questo settore.

Nuova linfa può essere la legge 220/2016 elaborata dal ministro Franceschini che punta ad investire sulle start-up, sui nuovi talenti, sostegno al cinema del nostro territorio. Gli spunti sono tanti e si possono sfruttare per ritornare in auge. Ricordiamo che non ci sarebbe un Quentin Tarantino senza Sergio Leone o un Martin Scorsese senza Federico Fellini e nel 2018 italiano usciranno lavori di Virzì, Sorrentino, Garrone per citarne alcuni. Chissà che ancora una volta possiamo tornare a sognare e rirendere a fare quel cinema che ha ispirato e insegnato cosa vuol dire qualità.

 

Alfredo Toriello

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