Niente lezioni americane per Catherine Deneuve


La campagna femminista #MeToo ha trovato la sua nemesi in Francia


Quando ha deciso di dire la sua, deve aver pensato a Buñuel e al suo Belle de jour, correva l’anno 1967, oppure al più iconoclasta degli autori italiani, Marco Ferreri, che la portò in Corsica con l’amato Marcello Mastroianni a girare La cagna, un film che nell’America contemporanea sarebbe bandito da qualunque distribuzione: per Catherine Deneuve nessuna lezione da imparare, grazie. La leggenda del cinema mondiale ha scritto a Le Monde insieme ad altre intellettuali per rendere ancora più chiara la sua posizione sulla campagna partita dagli Usa contro le molestie sessuali. Già qualche mese fa aveva preso le distanze da quella che giudica “un’ondata di puritanesimo”, difendendo la libertà di “provarci” (draguer) e un clima di odio nei confronti degli uomini. Le firmatarie della lettera marcano la differenza tra molestie e approcci insistiti e denunciano il pericolo di incatenare la figura femminile all’immagine della vittima eterna. Inutile dire che la presa di posizione ha scatenato indignazione e costernazione generale da parte di politici (Ségolène Royale, Anne Hidalgo) e artiste. Ma Deneuve è abituata ad andare controcorrente, e potrebbe certamente contare sul sostegno di tutti i maestri che hanno avuto la fortuna di incontrarla, anche se difficilmente troveremo al cinema nel futuro prossimo film come La mia droga si chiama Julie. E del resto, ben difficilmente un produttore consentirebbe oggi a Truffaut di intitolare il suo nuovo film L’uomo che amava le donne.

 

Gennaro Serio