2018, da Bartali a Messner un anno di ricorrenze

Alcune delle imprese sportive italiane che si celebreranno quest'anno

Nella storia dello sport italiano il 2018 sarà sempre ricordato come l’anno in cui la Nazionale di calcio ha fallito la qualificazione per i Mondiali a 60 anni esatti dall’ultima volta. Limitatamente al pallone, quindi, gli anni che finiscono con l’otto hanno raramente portato gioie ai colori azzurri. Tuttavia, come riporta Franco Arturi nella Gazzetta dello Sport di oggi, nel 2018 molti eventi storici nella storia dello sport italiano compiono un anniversario “tondo”. Vediamo quali.

 

Il 24 luglio del 1908, durante le Olimpiadi di Londra, un ex garzone di una pasticceria nato a Correggio, in Emilia-Romagna, entrò nella storia dello sport come uno dei non-vincenti più celebrati di sempre. Dorando Pietri era uno dei due atleti italiani in corsa per la maratona, fresco di record nazionale nella specialità. A Londra, in una giornata insolitamente afosa, Pietri partì a rilento, dosando le forze per la seconda parte della corsa: dal ventesimo chilometro iniziò la rimonta sulla prima posizione, occupata dal sudafricano Charles Hefferon. Il sorpasso avvenne a tre chilometri dal traguardo, e Pietri arrivò per primo nello stadio, dove la gara sarebbe terminata. A quel punto però le forze e la lucidità avevano abbandonato l’atleta emiliano, che per la confusione sbagliò strada e, nel tornare indietro, cadde a terra stremato. I giudici lo aiutarono ad alzarsi e a proseguire sulla pista per ben quattro volte, sostenuto anche dai 75mila spettatori presenti. Pietri tagliò il traguardo per primo, sorretto da giudici e medici con un tempo di 2 ore, 54 minuti e 46 secondi, impiegando però 10 minuti per percorrere l’ultimo mezzo chilometro. Tagliato il traguardo, svenne per la quinta volta e fu portato via in barella. La vittoria fu però assegnata al secondo classificato, l’americano Johhny Hayes, dopo il ricorso della federazione statunitense. Pietri però diventò ben presto una celebrità, ricevette una coppa dalla regina Alessandra e fu invitato pochi mesi dopo negli Stati Uniti per una rivincita su Hayes al Madison Square Garden di New York. Pietri vinse, e vinse anche un altro testa a testa con l’americano nel marzo del 1909. Nel 1910 disputò la sua ultima gara a Buenos Aires.

 

Il 19 giugno del 1938 la Nazionale di Calcio di Vittorio Pozzo si laureò campione del mondo per la seconda volta consecutiva nel Mondiale di Francia. Quella squadra poteva contare su giocatori passati alla storia, come il capitano Giuseppe Meazza ed il centravanti Silvio Piola, ed in finale sconfisse l’Ungheria, una delle formazioni più forti del torneo, per 4-2. Eravamo in piena epoca fascista, nell’anno in cui Mussolini emanò le leggi razziali, ed i giocatori erano soliti effettuare il saluto romano prima di ogni partita. La seconda guerra mondiale sarebbe iniziata l’anno successivo, ma già quel torneo subì le conseguenze delle folli mire espansionistiche della Germania nazista: il quarto di finale tra Austria e Svezia, in programma a Lione, non fu disputato a causa dell’Anschluss, l’annessione dell’Austria al regime di Hitler. Per rimanere allo sport, Vittorio Pozzo è entrato nella storia come l’unico ct a vincere due mondiali di fila ed è, tuttora, il commissario tecnico più vincente nella storia della Nazionale Italiana.

 

bartaliNel 1948, nell’anno dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana e a tre dalla fine della seconda guerra mondiale, un altro evento sportivo risultò significativo per la storia del nostro paese: la vittoria di Bartali al Tour de France. Oltre all’aspetto sportivo, straordinario perché l’italiano vinse in Francia a dieci anni dal suo ultimo successo, l’impresa ebbe una grande valenza a livello sociale, perché contribuì a creare un clima di distensione nella nazione, infuocata dall’attentato a Togliatti del 14 luglio dello stesso anno. Addirittura si arrivò a dire che Bartali salvò l’Italia dalla guerra civile: Giovanni Guareschi, per commentare le elezioni del 1948, disse che “ci salvarono le zie, Don Camillo e Bartali”. Nei fatti, come riporta lo stesso Arturi sulla Gazzetta, furono gli appelli alla calma dello stesso Togliatti e dei dirigenti del PCI ad evitare che la situazione, già drammatica – 30 morti e centinaia di feriti in seguito alle manifestazioni di protesta dei comunisti – degenerasse ancora di più. Quella del salvataggio della nazione dalla guerra rimane una leggenda, ma è vero che Bartali ebbe un ruolo importantissimo durante il conflitto nel salvare le vite di molti ebrei, grazie al trasporto di documenti falsi in Vaticano nascosti nei tubi del telaio della bicicletta. Per questo, il ciclista ha ricevuto una medaglia d’oro al valor civile.

 

Infine, più recentemente, è da ricordare la conquista dell’Everest da parte di Reinhold Messner nel 1978, insieme all’austriaco Peter Habeler. L’eroicità dell’impresa sta nel fatto che per la prima volta la cima himalayana fu raggiunta senza l’aiuto di bombole d’ossigeno. Un qualcosa ritenuto addirittura impossibile da parte di molti medici, secondo i quali la mancanza di ossigeno artificiale avrebbe potuto causare danni irreparabili al cervello. Proprio per questo, non mancarono dubbi sull’autenticità dell’impresa; per fugare il campo da ogni dubbio, lo scalatore italiano ripeté l’impresa due anni dopo, in solitaria, tra il 18 e il 20 agosto del 1980. Questa è però solo una delle imprese di Messner, che nel 1986 è diventato il primo al mondo a raggiungere la vetta di tutte le quattordici cime di oltre ottomila metri presenti sul pianeta.

Nicolò Delvecchio

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