Car sharing, il futuro condiviso della mobilità


Oltre un milione di italiani lo sceglie come mezzo di trasporto urbano, e potrebbe diventare un’alternativa all’auto di proprietà. Rimangono forti le differenze tra Nord e Sud. Dati Onsm: “89% delle vetture è in 4 città”


Sono oltre un milione e si muovono ogni giorno per la città in auto senza possederne una. Parcheggiano dove vogliono e accedono alle zone a traffico limitato. Non pagano bollo, benzina e spese di manutenzione. Sono gli utenti del car sharing, il servizio di noleggio di veicoli condivisi che sta rivoluzionando la mobilità urbana. Da qualche anno le abitudini degli italiani hanno subito un rapido cambiamento. I dipendenti di azienda hanno trovato un nuovo modo per andare al lavoro. Gli studenti fuori sede una soluzione per tornare a casa a tarda notte nel weekend, dopo una serata in discoteca. Poter avere un macchina a portata di smartphone risparmia a i giovani viaggi con autobus notturni sovraffollati o lunghe camminate alle quattro del mattino. Il tutto pagando solo in base a quanto usano il mezzo e magari dividendo la spesa con gli altri passeggeri.

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Fonte: Associazione Nazionale Industria dell’ Autonoleggio e Servizi Automobilistici

Il boom del car sharing in Italia è iniziato nel 2013, grazie all’ingresso nel mercato di Car2Go e Enjoy. I due grandi operatori sono stati tra i primi a offrire servizi free floating: l’utente non ha più avuto il problema di prendere e di lasciare l’auto in parcheggi prestabiliti. La domanda è così esplosa e le aziende hanno aumentato i loro investimenti. Così il numero di veicoli condivisi è quadruplicato in appena 2 anni. Oggi prenoti tramite app l’auto più vicina a te e quando sei giunto a destinazione la parcheggi dove ti pare. L’unico limite è rimanere nell’area coperta dal servizio. Niente più lunghe attese alla fermata dell’autobus o della metro. Niente più lotta per accaparrarsi un posto in mezzi pubblici trasformati in carri bestiame. Scioperi, ritardi, corse cancellate sono ormai un ricordo.

Economico, facile da usare e flessibile. Ecco i motivi che spingono gli utenti a scegliere il car sharing. Una flessibilità che solo l’avvento del modello free floating ha potuto garantire. La possibilità di prelievo e riconsegna ovunque è un motivo di scelta del servizio nel 53% dei casi. La diffusione di questo modello a flusso libero nel nostro Paese, ha progressivamente soppiantato quello station based, che obbligava l’utente al prelievo e alla riconsegna del veicolo in apposite stazioni.

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Fonte: Elaborazione Osservatorio Nazionale Sharing Mobility

Questo nuovo modello alla base del successo del car sharing è stato reso possibile dalla sviluppo tecnologico. Il Gps per localizzare il veicolo le applicazioni per smartphone, con cui si effettuano registrazione e prenotazione hanno permesso al servizio di diventare una vera alternativa. L’inefficienza del sistema di trasporto pubblico ha fatto il resto. Il settore nel 2016 ha fatto registrare una crescita impetuosa, raggiungendo oltre un milione di iscrizioni (+70% rispetto al 2015), a cui si aggiungono 6 milioni e 270 mila noleggi (+33%) e una flotta di 6000 veicoli (+33%). A confermarlo è il 16° Rapporto annuale di Aniasa, Associazione nazionale industria dell’autonoleggio e servizi automobilistici che rappresenta il 95% delle aziende attive nel mercato. Di solito, chi usa l’auto condivisa è un maschio di 38 anni pendolare. Se ne serve per motivi di lavoro nel 55% dei casi è dipendente di azienda) vive soprattutto in zone centrali della città. Si tratta di un utente pragmatico, ancora saltuario, poco fidelizzato al singolo operatore o allo specifico modello di auto. Possiede in media 2,8 tessere dei diversi fornitori, guarda alla disponibilità del servizio prima che al brand. Solo nel 6%-7% dei casi lo usa più di una volta a settimana.

L’adozione di più tessere d’iscrizione è indicativo della volontà delle persone di garantirsi una copertura totale del servizio. Gli utenti vogliono assicurarsi un mezzo nelle vicinanze prima possibile, per tornare a casa, andare al lavoro o raggiungere altre zone della città. La marca o il tipo di automobile hanno un’importanza secondaria. Non sorprende dunque che su oltre un milione di iscritti ai servizi di car sharing, poco più della metà siano stati utenti realmente attivi, con almeno un noleggio nella seconda metà del 2016. Gli italiani usano questi servizi per lasciarsi aperte maggiori possibilità di mobilità urbana, indipendentemente da un effettivo bisogno. E’ un modo per avere sempre le spalle coperte nel caso rimanessero a piedi. Questo conferma come gli utenti facciano un uso molto versatile e pragmatico delle vetture in condivisione. Il car sharing rimane per adesso un servizio aggiuntivo per spostarsi in città, rispetto a quelli già esistenti.

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Fonte: Associazione Nazionale Industria dell’ Autonoleggio e Servizi Automobilistici

Questo nuovo modello alla base del successo del car sharing è stato reso possibile dalla sviluppo tecnologico. Il Gps per localizzare il veicolo le applicazioni per smartphone, con cui si effettuano registrazione e prenotazione hanno permesso al servizio di diventare una vera alternativa. L’inefficienza del sistema di trasporto pubblico ha fatto il resto. Il settore nel 2016 ha fatto registrare una crescita impetuosa, raggiungendo oltre un milione di iscrizioni (+70% rispetto al 2015), a cui si aggiungono 6 milioni e 270 mila noleggi (+33%) e una flotta di 6000 veicoli (+33%). A confermarlo è il 16° Rapporto annuale di Aniasa, Associazione nazionale industria dell’autonoleggio e servizi automobilistici che rappresenta il 95% delle aziende attive nel mercato.

Di solito, chi usa l’auto condivisa è un maschio di 38 anni pendolare. Se ne serve per motivi di lavoro nel 55% dei casi è dipendente di azienda) vive soprattutto in zone centrali della città.Si tratta di un utente pragmatico, ancora saltuario, poco fidelizzato al singolo operatore o allo specifico modello di auto. Possiede in media 2,8 tessere dei diversi fornitori, guarda alla disponibilità del servizio prima che al brand. Solo nel 6%-7% dei casi lo usa più di una volta a settimana.

L’adozione di più tessere d’iscrizione è indicativo della volontà delle persone di garantirsi una copertura totale del servizio. Gli utenti vogliono assicurarsi un mezzo nelle vicinanze prima possibile, per tornare a casa, andare al lavoro o raggiungere altre zone della città. La marca o il tipo di automobile hanno un’importanza secondaria. Non sorprende dunque che su oltre un milione di iscritti ai servizi di car sharing, poco più della metà siano stati utenti realmente attivi, con almeno un noleggio nella seconda metà del 2016. Gli italiani usano questi servizi per lasciarsi aperte maggiori possibilità di mobilità urbana, indipendentemente da un effettivo bisogno. E’ un modo per avere sempre le spalle coperte nel caso rimanessero a piedi. Questo conferma come gli utenti facciano un uso molto versatile e pragmatico delle vetture in condivisione. Il car sharing rimane per adesso un servizio aggiuntivo per spostarsi in città, rispetto a quelli già esistenti.

infografica enjoy

Proprietà o condivisione. Oltre a rappresentare un salvagente in caso di macchina in panne o di sciopero selvaggio, il car sharing permette di risparmiare fino a 3800 all’anno. E’ questa la spesa media stimata dall’ Automobile Club Italia i per il 2016. Secondo l’annuario statistico dell’Aci, il mantenimento dell’automobile nel nostro paese alimenta un business da circa 144 miliardi di euro. Spese che con i servizi di car sharing l’utente non sarebbe chiamato a sostenere. Nonostante questo, gli italiani non sono pronti a rinunciare all’auto di proprietà. Secondo lo studio di Aniasa, non lo è il 43% degli utilizzatori. Il 32% lo farebbe se solo potesse affidarsi pienamente al car sharing. L’11% ha rinunciato a comprare un’auto e il 6% ne ha già venduta una, passando a una condivisa.

Nel nostro Paese la vettura condivisa può al massimo sostituire la seconda auto, ma per gli italiani è ancora importante possedere almeno una mezzo di proprietà.

«Ci sono due cose che nessun uomo ammetterà mai di non saper fare bene: guidare e fare l’amore». La frase pronunciata da Stirling Moss, pilota di Formla 1 degli anni ’50, la dice lunga sul legame tra uomo e la sua macchina. Spiegargli che da domani non ne avrà più una tutta sua e che dovrà condividerla con migliaia di sconosciuti non sarà facile.
Lo studio di Autopromotec, la struttura di ricerca della più specializzata rassegna internazionale di attrezzature automobilistiche., ci ricorda quanto sia importante l’auto per gli italiani. Siamo al primo posto in Europa per il rapporto tra autovetture e abitanti. Nel nostro Paese circolano 62,4 auto ogni 100 residenti. Nemmeno la Germania, corazzata nel mercato dell’auto, riesce a raggiungere numeri del genere. I tedeschi si fermano infatti al secondo posto in questa speciale classifica, con 55,7 vetture ogni 100 abitanti.  L’altissima concentrazione di auto nel nostro Paese è un fenomeno che cresce ormai senza freni da 8 anni. Il motivo è l’inefficienza del sistema di trasporto pubblico. Autobus e metropolitane sono spesso sporchi, vanno a rilento, passano di rado e non coprono superfici strategiche nei centri urbani. Ecco quindi che sempre più utenti ricorrono all’auto privata, causando problemi di parcheggi e traffico. Senza contare l’inquinamento ambientale che ne deriva. Considerando il numero delle iscrizioni al servizio e le auto oggi disponibili in car sharing, è possibile stimare che ogni vettura condivisa tolga dalla strada fino a 9 automobili di proprietà.

Car sharing: non solo questione di chilometri Non mancano però le critiche e le richieste di miglioramento del servizio. Tra queste spiccano la volontà dell’utente di conoscere a priori l’importo da spendere per un determinato tragitto, ad esempio quello tra casa e lavoro. Una spesa difficile da prevedere in città con un’ elevata congestione del traffico. Più facile far fronte ad altre richieste: maggiore facilità d’ uso con le app, diffusione più ampia in periferia, più parcheggi e più veicoli.

Ma a chi converrebbe realmente abbandonare la macchina di proprietà? I vantaggi economici di questa scelta risultano evidenti per chi viaggia poco: fino a 11800 km per una vettura di grandi dimensioni (Es: suv), fino a 8300 km per una di media grandezza (Es: familiare), fino a 6000 km per un’utilitaria. Limitare la convenienza del car sharing a questi numeri sarebbe riduttivo. Il servizio offre altri vantaggi, come la possibilità di entrare in zone a traffico limitato o di sostare nell’aree pubbliche a pagamento.

Tutto in una app Il settore appare frammentato al momento: nessuno di loro è riuscito a imporsi, mettendo a disposizione un numero di veicoli sufficiente a soddisfare la domanda degli utenti. Questo ha permesso l’ingresso nel mercato di nuove aziende, che hanno integrato il servizio offerto da quelle già operanti nel settore.
Per questo sono nate applicazioni come Urbi. Si tratta di un aggregatore di tutta la urban mobility:  riunisce i principali sistemi di mobilità urbana e condivisa (car, bike, scooter sharing, taxi, Uber e trasporto pubblico) permettendo all’utente di scegliere il servizio più adatto alle sue esigenze per gli spostamenti in città. Questa piattaforma è in grado di indicare i tempi, i costi e le modalità per raggiungere il punto desiderato sulla base dei mezzi a disposizione attorno all’utente e del traffico presente sul percorso. Basta attivare i servizi a cui si è abbonati, in modo di visualizzarli nella mappa, cercare il veicolo più vicino e prenotarlo. E se si vuole ricevere una notifica appena si libera una mezzo nella zona in cui ci troviamo, è possibile attivare la funzione “Radar”.Disponibile per iOS e Android, nel 2015 l’applicazione vantava circa 70.000 download con un’utenza attiva pari all’80%: circa 55.000 persone prenotano il loro servizio di Sharing mobility attraverso questa modalità.

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Questo è quanto emerso dal Primo Rapporto Nazionale sulla sharing mobility, presentato a Roma lo scorso novembre dall’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility. Uno studio nato da un’iniziativa del Ministero dell’Ambiente e della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e composto da più di 50 membri fra cui tutti gli operatori di sharing. Attiva dal febbraio 2014, Urbi aggrega diverse tipologie di servizi di Sharing mobility (Carsharing, Bikesharing e Ridesharing), 15 diversi operatori e copre città in tutta Europa. Dodici di queste sono italiane(tra cui Milano, Roma, Torino, Firenze). Il servizio è attivo anche in 7 città tedesche nonché a Copenhagen, Amsterdam, Stoccolma, Madrid e Vienna. Funzioni analoghe vengono svolte da altri aggregatori di urban mobility come Carsh, eVeryride Bat Sharing o Free2Move. Urbi al momento resta la app più scaricata tra quelle che offrono questo tipo di servizio. Il settore appare frammentato al momento: nessuno di loro è riuscito a imporsi, mettendo a disposizione un numero di veicoli sufficiente a soddisfare la domanda degli utenti. Questo ha permesso l’ingresso nel mercato di nuove aziende, che hanno integrato il servizio offerto da quelle già operanti nel settore.

Il Sud resta a piedi La copertura del servizio non è omogenea sul territorio: si concentra in quattro realtà urbane: Milano, Roma, Torino e Firenze. In queste quattro città, caratterizzate per la presenza di servizi a flusso libero gestiti dai maggiori operatori privati sul mercato italiano, è presente il 89% dell’intera offerta di veicoli condivisi a livello nazionale. Nel nostro paese le città coperte dal car sharing sono 29. Di queste, ventuno si trovano al Nord. Il Centro Italia vede coinvolte tre città, il Meridione cinque.

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Fonte: Elaborazione Osservatorio Nazionale Sharing Mobility

I maggiori operatori tendono a portare il proprio servizio nelle realtà urbane con più abitanti, dove la domanda è più ampia e le opportunità di profitto del business sono maggiori.     Questo aspetto determina una forte concentrazione del car sharing in pochi centri urbani, comunque tutte di grandi dimensioni.

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L’offerta di servizi di car sharing in Italia non manca, sebbene si presenti disomogenea sul territorio nazionale. Il settore, come abbiamo visto, risulta in crescita: aumentano le iscrizioni, i noleggi e i veicoli a disposizione. Un nuovo modo di intendere la mobilità sta cercando di farsi strada nel nostro paese. Le resistenze verso i veicoli condivisi persistono, nonostante alcuni evidenti vantaggi del servizio. Il car sharing resta però un’ alternativa percorribile che potrà facilmente convertirsi in un’abitudine quotidiana.

“Quello che ha inventato la prima ruota era un idiota. E’ quello che ha inventato le altre tre che era un genio”, disse una volta l’attore americano Sid Caesar. E quello che ha pensato di condividerle? Forse sta a metà strada tra i primi due: era un visionario che ha cercato di rivoluzionare la mobilità urbana.