Strage di Brescia, confermato l’ergastolo (40 anni dopo)


La Cassazione ha convalidato la condanna per Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, i due neofascisti accusati di aver messo una bomba in piazza della Loggia


Una immagine del 28 maggio 1974 mostra le vittime dell'attentato coperta da lenzuoli a piazza della Loggia a Brescia © Copyright ANSA
Una immagine del 28 maggio 1974 mostra le vittime dell’attentato coperta da lenzuoli a piazza della Loggia a Brescia © Copyright ANSA

Quarantatré anni e undici processi dopo. Ieri in tarda serata è arrivata una risposta definitiva: Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte sconteranno una condanna a vita. La Corte ha semplicemente confermato quanto deciso dal tribunale d’Assise nel 2014. In quella occasione i magistrati avevano stabilito che gli indizi a carico dei due ordinovisti fossero convergenti verso un ruolo importante nell’organizzazione dell’attentato. Il procuratore generale Alfredo Viola aveva chiesto la convalida di quel verdetto. Le motivazioni le ha spiegate al Corriere della Sera: «Si è trattato di un crimine che ha dilaniato vittime e famiglie e che ha profondamente inciso il tessuto della democrazia, ma la magistratura italiana ha saputo concludere processi per fatti altrettanto gravi e inquietanti».

Nel 2015 a Brescia si era tenuta una manifestazione in ricordo delle vittime. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in quell’occasione aveva definito “sconcertante” il fatto che gli autori fossero ignoti, rivolgendosi alle famiglie delle otto persone che rimasero uccise. La causa fu lo scoppio di una bomba, nascosta in un cestino della spazzatura, durante una manifestazione organizzata da sindacati e Comitato Antifascista contro il terrorismo nero. Proprio da quel mondo, Ordine Nuovo e neofascisti, da lì vengono le due condanne. La certezza è arrivata solo ieri sera, fino a quel momento i responsabili erano a piede libero. Carlo Maria Maggi, medico, ex ispettore veneto di Ordine nuovo vive a Venezia e ha più di ottant’anni. Tramonte, giovanissimo all’epoca dei fatti, ora di anni ne ha sessantacinque e vive in Puglia.

Strage_piazza_della_LoggiaPiazza della Loggia è una di quelle ferite nella storia della Repubblica italiana che probabilmente non si rimarginerà mai. E’ considerata al pari della strage di Bologna, di piazza Fontana o quella del treno Italicus. Sono tutte componenti di quel terrorismo interno volto a destabilizzare l’assetto democratico. Lo evidenzia anche il procuratore Viola, che nella sua requisitoria guarda alle «reticenze e ai depistaggi, troppi, che hanno percorso le indagini sulla strage, come se la coltre di fumo sollevata dall’esplosione della bomba, la mattina del 28 maggio di 43 anni fa, non si fosse dispersa ma si fosse invece propagata sull’Italia intera».