Consip, al Senato si vota l’azzeramento dei vertici. Pd: «Rinviare»


Comincia nel pomeriggio il voto sulle mozioni per il rinnovo del cda della centrale di acquisti pubblica. Il Pd chiede di spostare il voto dopo la decadenza di Marroni, Grasso accoglie le richieste dei gruppi d’opposizione


Schermata 2017-06-19 alle 19.41.05Si voteranno oggi, come previsto inizialmente, le mozioni parlamentari che chiedono di rinnovare i vertici Consip. La discussione nell’aula di Palazzo Madama è iniziata alle 11 con il capogruppo Pd Luigi Zanda che ha presentato la richiesta di rinviare il voto al 27 giugno, quando l’ad di Consip Luigi Marroni sarà già decaduto per effetto delle dimissioni degli altri due membri del consiglio d’amministrazione, Marialaura Ferrigno e il presidente Luigi Ferrara. A far cambiare linea al Pd, che aveva presentato una propria mozione per chiedere il rinnovo dell’amministrazione di Consip, la lettera del ministro Padoan letta in aula da Pietro Grasso prima dell’inizio della discussione. Nella missiva il titolare del Tesoro mette nero su bianco il parere del Mef, secondo cui le dimissioni di due dei tre membri del cda comportano in automatico l’azzeramento dei vertici della stazione appaltante: il passaggio parlamentare risulterebbe dunque inutile, essendo anche l’ad Luigi Marroni, il grande accusatore di Luca Lotti e Tiziano Renzi nell’inchiesta sulla stazione appaltante, già formalmente decaduto.

«Le mozioni, alla luce della comunicazione di Padoan, hanno raggiunto i loro effetti. Il Consiglio è decaduto. Sarebbe quindi più utile tenere il dibattito dopo il 27, data della riunione dell’assemblea Consip, dopo la nomina dei nuovi vertici», dice in aula Zanda. Ma le opposizioni non ci stanno e chiedono di votare lo stesso, con l’obiettivo di mettere in difficoltà la maggioranza su una questione spinosa, che tocca da vicino personaggi vicinissimi al segretario dem Matteo Renzi. «I temi delle mozioni vanno oltre le questioni specificatamente inerenti i vertici della Consip. Pertanto le comunicazioni di Padoan di oggi non sono dirimenti per portare al ritiro o alla decadenza delle mozioni», dichiara la senatrice di Mdp Cecilia Guerra. Dello stesso tenore gli interventi di Lega, 5 Stelle, Sinistra Italiana e Forza Italia. Linea accolta dal presidente del Senato Grasso, che decide di non rinviare il dibattito e quindi di procedere con la messa ai voti delle singole mozioni. Ma non sulla parte relativa al ruolo di Luca Lotti, di cui Mdp chiedeva una sospensione delle deleghe: la richiesta è stata ritenuta inammissibile da Grasso, visto il voto di sfiducia individuale che l’aula aveva già bocciato lo scorso marzo. Un sollievo di non poco conto per il Pd e la tenuta della maggioranza.

Il ministro dello Sport è indagato per rivelazione di segreto d’ufficio, nel filone dell’inchiesta che riguarda la fuga di notizie su Consip. Secondo quanto dichiarato proprio dall’ad di Consip Luigi Marroni, sarebbe stato Lotti, informato dai generali dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia e Tullio Del Sette, a dare notizia al presidente e all’ad della stazione appaltante dell’indagine in corso. Dopo l’apertura dell’inchiesta e in seguito alle proprie dichiarazioni su Lotti e Tiziano Renzi, Marroni aveva presentato le dimissioni dalla guida di Consip: dimissioni respinte da Padoan, che a marzo in una nota del Mef aveva ribadito la propria fiducia nell’amministratore delegato (non indagato). Con la mozione di Gaetano Quagliariello e il rischio di andare sotto in Senato su Consip, la situazione è cambiata. E Marroni, che ha deciso di non dimettersi, ha dichiarato di volersi togliere «qualche sassolino dalla scapra». Solo dopo aver visto cosa succederà oggi in parlamento.