Mosca: «Aerei americani bersaglio in Siria»


Dopo che ieri un aereo da caccia americano ha aperto il fuoco contro un jet siriano, la Russia annuncia la sospensione dell’accordo sulla sicurezza dei voli militari in Siria. Rybakov, vice ministro degli Esteri russo: «L’attacco diretto a un aereo dell’aviazione governativa siriana è l’ulteriore passo verso un’escalation pericolosa»


La coalizione a guida americana in Siria da oggi è bersaglio dell’aeronautica militare russa. L’annuncio arriva all’indomani dell’abbattimento da parte di un F-18 Super Hornet di un caccia siriano, di matrice russa, un Su-22. A diffondere la notizia un comunicato della Difesa del Cremlino, che ha precisato: «Qualunque oggetto aereo, inclusi i jet e i droni della coalizione internazionale, identificato a ovest dell’Eufrate sarà seguito dai mezzi antiaerei russi, sia terrestri sia aerei, come bersaglio aereo nelle aree in cui l’aviazione russa è in missione di combattimento nei cieli siriani».

Termina così la cooperazione con la parte americana nel quadro del memorandum per la prevenzione degli incidenti e per la garanzia della sicurezza dei voli nell’operazione in Siria, siglato nel 2015. Mosca si è detta preoccupata dall’episodio avvenuto nei cieli siriani e ha messo in guardia Washington da nuovi attacchi alle forze governative siriane. Abbattimento, che il vice ministro degli Esteri russo Serghei Rybakov ha commentato così: «L’attacco diretto a un aereo dell’aviazione governativa siriana è l’ulteriore passo verso un’escalation pericolosa».

E Mosca rincara la dose: «Numerose azioni belliche dell’aviazione americana presentate come ‘lotta al terrorismo’ contro le forze armate legittime di un paese membro dell’Onu è una brusca violazione del diritto internazionale e difatti un’aggressione bellica nei confronti della repubblica araba siriana». Gli Stati Uniti hanno precisato che il jet siriano è stato abbattuto dopo aver sganciato alcune bombe vicino ai combattenti delle Forze democratiche siriane impegnate contro lo Stato islamico. Uno scenario che renderebbe la risposta aerea proporzionata e «rispettosa delle regole di ingaggio e della difesa collettiva delle forze alleate della coalizione», chiariscono da Washington.