Consip, Marroni (per ora) resiste Mdp: «Sospendere Lotti»


L’ad della centrale di acquisti della pubblica amministrazione non molla: «Se mi cacciano potrò togliermi qualche sassolino dalle scarpe». Domani al Senato si vota l’azzeramento dei vertici dell’azienda. E i democratici e progressisti chiedono di revocare le deleghe al ministro dello sport


Lo showdown è fissato per domattina alle 11 a Palazzo Madama. È allora che si conoscerà il destino di Luigi Marroni, l’amministratore delegato di Consip, teste chiave nell’indagine sulla centrale di acquisto della pubblica amministrazione che vede coinvolti a vario titolo il padre dell’ex premier Tiziano Renzi e il ministro dello sport Luca Lotti. All’ordine del giorno del Senato ci sono infatti già tre mozioni, presentate rispettivamente dal gruppo Idea di Gaetano Quagliariello, dal Pd e da Sinistra italiana, a cui si aggiunge quella annunciata dai bersaniani di Mdp, con un punto in comune: l’azzeramento dei vertici Consip.

Ma se il testo a prima firma del capogruppo dem Luigi Zanda si ferma qui, le opposizioni vogliono far luce sul ruolo avuto nella vicenda da Luca Lotti, all’epoca dei fatti sottosegretario alla presidenza del Consiglio, indagato nel filone che riguarda la fuga di notizie sull’inchiesta. Gli ex Pd vanno oltre e, pur facendo parte della maggioranza di governo, chiedono che il premier Gentiloni sospenda le deleghe al ministro dello sport. «È del tutto evidente che la vicenda di Luca Lotti – si legge nella mozione – e quella dell’ad Luigi Marroni siano indissolubilmente intrecciate, che uno dei due abbia mentito davanti all’autorità giudiziaria e davanti all’opinione pubblica». Secondo l’accusa, sarebbe stato proprio Lotti, insieme ai generali dell’Arma Tullio Del Sette ed Emanuele Saltalamacchia, a parlare a Marroni dell’indagine in corso.

Ed è proprio dalla mozione di Idea che è ripartita l’attenzione sul caso Consip. Per scongiurare la votazione al Senato, dove il governo ha numeri risicatissimi (soprattutto senza l’apporto dei democratici e progressisti di Bersani), il Pd ha presentato un’analoga mozione chiedendo le dimissioni del cda della società pubblica, ma senza far cenno a Lotti. Dimissioni arrivate due giorni fa da due dei tre membri del consiglio: Marialaura Ferrigno e Luigi Ferrara, presidente della centrale di acquisti. Anche Ferrara è da pochi giorni coinvolto nell’inchiesta, accusato di aver reso false informazioni ai pm: avrebbe ritrattato quanto dichiarato inizialmente, o forse modificato la propria versione dei fatti. In sella, per il momento, è rimasto solo Marroni.

Ma il destino dell’ad appare in ogni caso segnato: le dimissioni di due dei tre membri del consiglio ne causano automaticamente lo scioglimento alla prima assemblea degli azionisti. Assemblea che dev’essere convocata dallo stesso Marroni entro otto giorni. Un tempo che l’ormai ex amministratore sembra intenzionato a prendersi interamente, aspettando di vedere cosa deciderà domani l’aula del Senato. Nel frattempo potrebbe decidere di ricorrere alla magistratura e, ha dichiarato, vedrà il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone. Al Messaggero Marroni ha fatto poi sapere di avere «molte cose da dire, visto che mi cacciano. E – ha aggiunto – potrò togliermi qualche sassolino dalle scarpe».