Russiagate, Trump sotto inchiesta: «Ostacolò la giustizia»


Il Washington Post rivela che il presidente degli Stati Uniti sarebbe finito sotto la lente del superprocuratore Mueller. L’inquilino della Casa Bianca aveva silurato il numero 1 dell’FBI che investigava sui legami tra la nuova amministrazione e il Cremlino: «È stata ostruzione alle indagini»


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Nuova grana per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump

Sembrano lontanissimi i giorni in cui Donald Trump prometteva agli elettori americani di “prosciugare la palude” («drain the swamp») di Washington. Niente scandali, niente corruzione, niente inciuci. Ma oggi, a nemmeno sei mesi dal suo insediamento, il Washington Post rivela che il presidente americano è ufficialmente sotto inchiesta per ostruzione alla giustizia nell’ambito delle indagini sul Russiagate.

Robert S. Mueller, il procuratore speciale nominato dal dipartimento della giustizia statunitense per sovrintendere all’inchiesta sulle possibili interferenze della Russia nelle presidenziali dello scorso novembre, sarebbe in procinto di sentire alcuni alti funzionari dell’intelligence americana «come parte di una più ampia indagine che ora include l’esame dell’ipotesi se il presidente abbia tentato di ostruire la giustizia». Quella di mettere sotto la lente d’ingrandimento il comportamento del presidente rappresenta una svolta sensazionale nelle indagini, che fino a questo momento si erano concentrate solo sui russi e sulla possibilità che ci fosse stata una qualche forma di coordinamento effettivo tra questi ultimi e la campagna presidenziale di Trump.

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Robert Mueller, il procuratore speciale che ha messo sotto inchiesta Trump

A far mutare l’orizzonte dell’inchiesta sarebbe stato proprio il comportamento del presidente. Il licenziamento di James Comey, fino allo scorso 9 maggio a capo dell’Fbi, potrebbe essersi rivelato un azzardo. Comey stava a propria volta conducendo le indagini sui legami tra il Cremlino e la campagna presidenziale repubblicana. Benché il direttore del Federal Bureau of Investigation avesse assicurato al presidente che il suo nome non era direttamente coinvolto nell’inchiesta, Trump si era velocemente sbarazzato di questo alto funzionario che non gli aveva giurato «loyalty», lealtà, e che aveva rifiutato di lasciar cadere («let il go») le indagini in corso su Michael Flynn, il consigliere per la sicurezza nominato da Trump e considerato l’anello di congiunzione tra la Russia e l’entourage del presidente. È stata proprio l’estromissione di James Comey, assicura il Washington Post, a far cambiare la posizione del presidente nell’ambito dell’inchiesta.

L’indagine condotta dal procuratore speciale Mueller si concentrerà quindi sull’ipotesi di ostruzione alla giustizia da parte della Casa Bianca. Già in settimana saranno sentiti tre personaggi chiave, tra i quali Daniel Coats, direttore della National Intelligence degli Stati Uniti, e Mike Rogers, a capo della potentissima Agenzia Nazionale di Sicurezza (Nsa). L’episodio che potrebbe dimostrarsi di maggior interesse per le indagini si sarebbe verificato lo scorso 22 marzo, al termine di un briefing alla Casa Bianca a cui Coats aveva preso parte. In quell’occasione, rimasto solo con lui e con il direttore della Cia Mike Pompeo, Trump avrebbe chiesto a Coats di intervenire presso Comey perché questi si decidesse a sospendere l’inchiesta su Michael Flynn. Pochi giorni dopo, il presidente avrebbe telefonato allo stesso Coats e a Rogers, chiedendo loro di dichiarare pubblicamente che non esistevano prove che i russi avessero interferito con la sua campagna presidenziale. Richiesta alla quale i due funzionari si sono sottratti.

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James Comey presta giuramento prima di testimoniare davanti al Senato, lo scorso 8 giugno

In mano al procuratore speciale Mueller ci sono anche i diari di Comey che riportano le conversazioni intercorse tra lui e Trump. Diari che l’inquilino della Casa Bianca liquida come menzogneri. Le dichiarazioni dell’ex capo dell’Fbi e di altri funzionari governativi potrebbero risultare determinanti nel far emergere prove di colpevolezza a carico del presidente. Lo stesso Comey, davanti alla commissione del Senato che lo aveva chiamato a testimoniare la scorsa settimana, aveva detto: «Sono convinto di essere stato estromesso per via delle indagini sulla Russia. L’intenzione è stata quella di cambiare la maniera in cui veniva condotta l’inchiesta». Anche se, alla fine, Comey ha rifiutato di formulare un’accusa formale e circostanziata contro Trump, suggerendo piuttosto che stia a Mueller di determinare se il presidente abbia commesso un crimine.

Qualora l’inchiesta dovesse arrivare a simili conclusioni, Mueller potrebbe decidere di incriminare formalmente Trump e di passare tutta la documentazione al Congresso per la messa in stato d’accusa. Lo spettro dell’impeachment si fa sempre più incombente sul 1600 di Pennsylvania Avenue.