Trump: tra politica e teatro, i due volti del presidente


Dalla decisione di ammorbidire la riforma sanitaria, al ruolo di protagonista (involontario) nel Giulio Cesare di Sheakespeare a Central Park.


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Nel bene e (soprattutto) nel male Donald Trump continua a essere al centro dell’attenzione mediatica mondiale. Lo stile politico del tycoon non smette di dividere. Ecco due nuovi sviluppi, uno politico e uno teatrale, che lo riguardano.

La riforma “morbida”

In un pranzo di lavoro con alcuni senatori repubblicani, Donald Trump ha insistito affinché la riforma sanitaria, votata dalla Camera il mese scorso, venga approvata in una versione ammorbidita al Senato. Il tycoon aveva fatto dell’abolizione dell’Obamacare, il piano sanitario del presidente Barack Obama, una delle promesse chiave della sua campagna elettorale. E in questo senso si è speso da quando ha messo piede alla Casa Bianca. Dopo un primo tentativo fallito in marzo, a maggio la riforma del tycoon era stata approvata dalla Camera. Ma il suo passaggio in Senato si era scontrato con l’opposizione di senatori democratici e di alcuni repubblicani. E ora lo stesso tycoon ha invitato i repubblicani ad ammorbidire il piano sanitario “cattivo” votato dalla Camera. Secondo una stima fatta dall’Ufficio Budget del Congresso, 23 milioni di persone in 10 anni avrebbero rischiato di trovarsi senza assicurazione sanitaria se la riforma fosse passata così com’è. Ma non sembrano esserci pericoli in tal senso. Il senatore repubblicano Bob Corker aveva già affermato che il piano di Trump aveva zero possibilità di essere approvato dal Senato. E in questo ramo del Congresso la maggioranza repubblicana è di appena tre seggi, un numero esiguo, dato che lo stesso presidente non è amato da tutti nel Grand Old Party.

La tragedia teatrale

Ogni estate si svolge a New York, per la precisione a Central Park, una rassegna teatrale che prende il nome di Sheakespeare in the Park. Vengono messe in scena due produzioni dell’autore inglese. L’ingresso è libero ed è una delle tradizioni estive più amate della Grande Mela. Ma quest’anno il Giulio Cesare si è rivelato fonte di grande discordia politica. Il regista Oskar Eustis ha riadattato l’opera in chiave moderna trasformando Giulio Cesare in quello che sembra essere proprio Donald Trump. Con tanto di cravatta, completo elegante, capelli al vento e moglie con l’accento dell’est al seguito. I media conservatori, Breitbart e Fox News, si sono scagliati contro la produzione affermando che si incita all’omicidio politico. Due sponsor importanti, Delta Airlines e Bank of America, si sono tirati indietro. Il cast e il regista difendono la scelta di mettere in scena la produzione. L’attore protagonista, Greg Henry, ha affermato che ci sono somiglianze tra le figure di Cesare e di Trump, che da soli credono di poter governare il mondo. Ma, al tempo stesso, che bisogna essere attenti a come si combatte la dittatura, perché se lo si fa in maniera sbagliata si perde la democrazia