Roaming addio, ma non è tutto oro quel che luccica


Da domani le compagnie telefoniche europee non potranno più applicare il sovrapprezzo per l’uso delle reti cellulari dall’estero. Ma occorrerà stare attenti alle limitazioni. Federconsumatori: «Era ora, provvedimento nell’interesse degli utenti»


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Telefonare in (quasi) tutt’Europa alla stessa tariffa nazionale. Da domani, giovedì 15 giugno, si potrà utilizzare il proprio telefonino al proprio canone nazionale. Dopo trattative durate anni, gli operatori di telecomunicazione del continente si sono accordati lo scorso febbraio sulle tariffe all’ingrosso, ossia i costi che le varie compagnie nazionali dovranno corrispondersi a vicenda per permettere l’abolizione del roaming. La fine dei costi extra è prevista per tutti i Paesi dell’Unione Europea (Regno Unito compreso, nonostante la Brexit), più i tre dello Spazio Economico Europeo, Islanda, Norvegia e Liechtenstein. Attenzione invece a Svizzera, Andorra e Principato di Monaco. Questi tre Stati sono rimasti fuori dall’accordo; il sovrapprezzo pertanto continuerà a essere applicato come sempre.

L’odiato roaming (dall’inglese to roam, vagabondare, andare a zonzo) è il sovrapprezzo che viene addebitato a ogni cellulare quando effettua operazioni di qualsiasi tipo (chiamate, sms, utilizzo della rete dati) in un Paese estero. Utilizzando, cioè, infrastrutture telematiche fornite non dalla propria compagnia telefonica nazionale, ma da un operatore straniero. Commissione e Parlamento europeo hanno stabilito che questa gabella imposta dagli operatori telefonici quando ci troviamo all’estero non è legittima. Non sempre, almeno.

A dire la verità, il roaming non scomparirà del tutto. Sarà abolito soltanto per il “cliente medio”, cioè nel caso di un utilizzo sporadico delle infrastrutture di telecomunicazione estere. In parole povere, niente roaming se si viaggia in Europa per breve tempo. Le regole comunitarie stabiliscono che non si potrà usufruire di questa condizione roaming-free troppo a lungo. Se l’operatore registra che un suo cliente ha trascorso almeno due mesi in un paese diverso rispetto a quello in cui ha stipulato il contratto, consumando quindi più all’estero che nel proprio Paese, potrà ingiungere a quel cliente di regolarizzare la propria posizione entro due settimane. Altrimenti il roaming tornerà applicabile. Nessuna possibilità di sgarrare, quindi, per coloro che passano molto tempo all’estero, per lavoro o per studio. Come gli studenti Erasmus.

Non sarà poi possibile sfruttare l’abolizione del roaming per attivare un piano tariffario con una compagnia telefonica europea e rimanere nel proprio Paese. E attenzione anche alle alle sim sulle quali non sono attivi abbonamenti od offerte telefoniche prepagate. In questo caso, la possibilità di usufruire dei servizi secondo il piano tariffario della propria compagnia nazionale sarà possibile, ovviamente, solo finché si ha credito e secondo le tariffe wholesale, cioè quelle che permettono agli operatori di addebitarsi a vicenda i costi di roaming. E cioè 0,032 cent al minuto per le chiamate e 1 cent a sms. La rete dati, che è il servizio che più interessa il grande pubblico, resta il più caro. Per ora 7,7 euro a gigabyte, ma il costo scenderà a un massimo di 2,5 euro entro cinque anni.

Una rivoluzione a metà, insomma, pensata più che altro per i turisti. Ma che senz’altro toglierà il pensiero di spiacevoli salassi tariffari a chi passa un weekend in una qualche capitale europea. Gli abbonamenti attivi in Europa sono oltre 750 milioni, due terzi dei quali beneficeranno della fine del roaming. Con una riduzione degli introiti per gli operatori telefonici stimata in un miliardo complessivo. Ma non ci saranno innalzamento dei prezzi. «È un provvedimento positivo, nell’interesse degli utenti», ha dichiarato Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori. «Vigileremo che non si verifichino abusi da parte delle compagnie telefoniche. Qualunque aumento dei prezzi sarebbe ingiustificato». Tanto più che il sistema di risarcimento del roaming tra aziende potrebbe avvantaggiare le compagnie nostrane. Gli italiani che vanno in Europa sono meno degli europei che arrivano in Italia. E quindi gli operatori telefonici nazionali potrebbero ricevere dalle controparti estere più di quanto siano tenuti a versare secondo il sistema delle compensazioni. Non tutta l’Europa vien per nuocere.