Regno Unito al voto, Corbyn punta all’«hung parliament»


Seggi aperti dalle 8 alle 22, ora di Greenwich, per il rinnovo di Westminster dopo lo choc Brexit. I conservatori di Theresa May in vantaggio, ma i laburisti sperano in una “non vittoria” al fotofinish


Sul profilo Facebook di Bbc Three spopola una clip satirica. I principali leader dei partiti politici britannici sono rappresentati come nella celebre scena dello scontro tra clan nel film del 2004 Anchorman – La leggenda di Jon Burgundy. Una lotta di tutti contro tutti, una tornata elettorale che si svolge nello scenario più incerto che la Gran Bretagna abbia attraversato da decenni a questa parte.

Le urne per eleggere il 57° parlamento del Regno Unito, sono aperte questa mattina dalle 8 alle 22, ora di Greenwich, dopo una campagna elettorale tanto breve quanto intensa, segnata dal dibattito sulla Brexit e dagli attacchi del terrorismo islamico. La premier uscente, Theresa May, 60 anni, si gioca il tutto per tutto. Ha indetto le elezioni anticipate lo scorso aprile, cercando di capitalizzare l’ampio consenso che i sondaggi assegnavano ai conservatori. Obiettivo: tornare in parlamento con una maggioranza più ampia e stabile e ricevere una forte legittimazione popolare per sedere al tavolo dei negoziati sulla Brexit con l’Unione Europea.

Jeremy Corbyn, 68 anni e principale avversario di Theresa May, è un socialista di vecchio stampo, militante sindacale cresciuto nell’ala più radicale del partito laburista. È la nemesi del New Labour inaugurato da Tony Blair negli anni ’90 e si è presentato a questa tornata elettorale con un manifesto politico d’antan, che sembra uscire dagli anni Settanta. L’establishment lo dava votato a una disastrosa sconfitta, ma le analisi demoscopiche hanno registrato una rimonta continua e consistente. Appena qualche settimana fa, i conservatori potevano vantare un vantaggio sui laburisti compreso tra i 12 e i 20 punti percentuali. Si va dagli istituti di analisi Icm e Comres, che danno May al 44% e Corbyn staccato di 10 punti, fino a Survation che assegna ai Tories un vantaggio di appena un punto, 41% contro 40%. YouGov, ha persino ventilato l’ipotesi, possibile ma non probabile, di un hung parliament, un “parlamento appeso” nel quale i conservatori di Theresa May non siano in grado di formare una maggioranza. È questo il massimo di vittoria a cui i laburisti possono aspirare.

download

A gonfiare le vele del Labour concorrono vari fattori. Innanzitutto la voglia di rivincita sulla Brexit. La mattina del 24 giugno dello scorso anno, quando Londra si svegliò scoprendo di essere fuori dall’Unione Europea, è stata una doccia fredda per molti. I Tories, divisi tra leavers e remainers prima del referendum, sostengono oggi la posizione negoziale più rigida con Bruxelles. Così persino un Labour old style potrebbe risultare il male minore ai non pochi europeisti britannici che temono gli effetti di una hard Brexit.

Il governo May si è poi rivelato incapace, al di là della retorica, di mantenere la sicurezza. Isis ha colpito tre volte in meno di tre mesi. Prima l’attacco al Westminster Bridge e Westminster Parliament del 22 aprile, con sei vittime e 50 feriti. Poi quello alla Manchester Arena del 22 maggio, con 23 morti e oltre 120 feriti. Infine un nuovo attentato a Londra: 11 morti e 48 feriti. Corbyn ha avuto gioco facile a nell’usare a proprio vantaggio la strategia del terrore messa in atto dallo Stato Islamico alla vigilia del voto, sottolineando i tagli ai fondi destinati a polizia e pubblica sicurezza attuati negli ultimi anni dai conservatori.

Tra i due principali contendenti, gli altri partiti sperano di trovare spazi di crescita nella situazione d’incertezza che Londra si trova davanti. Dai liberal-democratici, ex stampella dei conservatori tra il 2010 e il 2015, mantengono posizioni fortemente europeiste e sembrerebbero indisponibili a sostenere un nuovo governo conservatore che negozierà la Brexit senza se e senza ma. E poi i partiti nazionalisti, dai nordirlandesi agli scozzesi. Nicola Sturgeon, la leader dello Scottish National Party, sogna una Scozia indipendente da Londra e dentro l’Unione Europea. Nonostante il sistema elettorale britannico polarizzi il voto in un sistema bipartitico e scoraggi il consenso a partiti minori, questa tornata elettorale è la prima occasione, dopo la Brexit, per sondare gli umori degli orgogliosi scozzesi, che avevano invece votato in massa per il remain.