Legge elettorale, caos in aula. La rottura è a un passo


Un emendamento di Fi è passato nonostante il parere contrario della commissione. L’accordo Pd-M5s vacilla. Il relatore Pd Fiano: «La legge elettorale è morta»


Non saranno 101, ma sembrano tornati alla carica. E in grado di far saltare il tavolo dell’accordo. Si vota da due giorni sulla nuova legge elettorale e i franchi tiratori hanno già assestato due colpi. Stamattina un emendamento di Forza Italia, a firma di Michaela Biancofiore, è passato nonostante il parere contrario della commissione. Approvato con 270 sì, 256 no e un astenuto. Per un attimo «un disguido», così lo ha definito la presidente della Camera Laura Boldrini, ha mostrato le luci verdi e rosse sul tabellone. Si sono intravisti voti favorevoli nei banchi di Pd e Fi. Poi si è tornati all’azzurro dello scrutinio segreto. Tra oggi e domani sono 200 gli emendamenti all’esame dell’aula. A Montecitorio si succedono le votazioni, molte non palesi. E con loro anche gli «agguati» dei deputati.

«Oggi il movimento 5 Stelle ha dimostrato che la sua parola non vale nulla». Ettore Rosato, capogruppo Pd alla Camera, punta il dito sui banchi grillini. Il testo della nuova legge elettorale, frutto dell’accordo tra Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega nord, non sembra reggere alla prova dello scrutinio segreto. Già ieri, al primo voto in aula, il cammino del provvedimento si era fermato sotto i colpi dei franchi tiratori. L’aula ha respinto le pregiudiziali di costituzionalità con 310 no e 182 sì. Tra assenti e deputati in missione, si sono sfilati in 66, forse 72. I Cinquestelle ne hanno approfittato per prendere tempo: voto finale rinviato a martedì e nuova consultazione online su preferenze e voto disgiunto. Insoddisfatti dal tedeschellum sempre più distante dal modello germanico, i più ortodossi insistono per il voto disgiunto. Si vorrebbero due schede: una per votare il candidato nel collegio e una per i candidati nei listini proporzionali. Per questi si invocano anche le preferenze. Alla fine Beppe Grillo ha deciso di ridare la parola al blog. Prestando il fianco alle critiche di Matteo Renzi. «I grilllini cambiano idea sulla legge elettorale che loro stessi hanno voluto e votato», attaccava ieri il segretario democratico. Oggi, alla prova dell’aula, l’accordo vacilla ancora. Con accuse reciproche tra Pd e M5S.

«Pd e maggioranza non devono neanche pensare lontanamente di addebitarci la responsabilità. Hanno oltre 300 deputati. Se c’è qualcuno responsabile sono loro». Danilo Toninelli, l’uomo della legge elettorale dei Cinquestelle, esclude che i cecchini si nascondano tra i loro banchi. Per allontanare ogni sospetto, stamattina sembrava che i deputati grillini volessero filmare con i telefonini il voto a scrutinio segreto. «Una cosa illegale che non si può fare. Non si può immaginare che i deputati siano fantocci teleguidati da fuori», avvertiva Roberto Speranza, capogruppo di Articolo 1 Mdp. Prima delle votazioni, la presidente Boldrini si è appellata alla «responsabilità dei singoli deputati». «Noi abbiamo votato in modo compatto, il Pd non ha votato così ed è matematica pura, sono in difficoltà» è la posizione di Roberto Fico, ortodosso M5s. «Noi stiamo chiedendo agli iscritti di esprimersi su quello che stiamo votando, ma stiamo votando coerentemente con quanto deciso in commissione».


Il sostegno all’emendamento Biancofiore, che ha esteso al Trentino Alto Adige il riparto proporzionale dei collegi come in tutto il territorio nazionale, era stato anticipato prima del voto dal deputato pentastellato Riccardo Fraccaro. E poi rivendicato anche dallo steso Toninelli: «Un emendamento giusto per non fare del Trentino un fortino Pd». Il Partito democratico, però, non ci sta a passare per voltagabbana. «C’è una foto che mostra chiaramente che il Pd ha votato in modo compatto quindi chi dice che i franchi tiratori sono i nostri dice una bugia», incalza Rosato. La foto la pubblica su Twitter Emanuele Fiano, ma la conta dei pallini verdi e rossi non convince.

Alla fine, dopo il voto su soli due emendamenti, l’esame è sospeso fino alle 15. Lo scrutinio segreto sembra aver ormai affossato l’accordo e la rottura è a un passo. Rosato parla di «operazione del M5s che ha voluto far fallire la legge elettorale». «Sul blog avevano detto che la legge andava bene e invece l’hanno fatta cadere su una cosa che non c’entra niente. Dal Pd non arriveranno ulteriori sforzi al ribasso», chiude il capogruppo dem. Il margine per mantenere l’accordo è strettissimo anche per Lorenzo Guerini, coordinatore della segreteria Pd. «Se Fico vuole essere coerente, ritiri gli emendamenti M5S, se no resta complicato andare avanti». Dopo una mattinata di fuoco in aula, la sintesi tocca a Emanuele Fiano, relatore della riforma. La diagnosi è netta: «La legge elettorale è morta».