Stati Uniti: parla Trump, trema l’accordo di Parigi


Appuntamento al Giardino delle Rose della Casa Bianca per le 21 italiane. Si teme un passo indietro rispetto all’intesa globale sul clima. Immediata la levata di scudi alle prime indiscrezioni


donald-trumpC’è attesa per il discorso di Donald Trump. Il che non sarebbe una novità. Ma stavolta c’è in ballo la decisione del presidente degli Stati Uniti sull’accordo sul clima di Parigi. Appuntamento al Giardino delle Rose della Casa Bianca per le 15 locali. Quando in Italia saranno le 21. Secondo indiscrezioni annunciate da diversi media americani, il tycoon newyorchese annuncerà il passo indietro statunitense rispetto al testo approvato alla Conferenza sul clima nel dicembre 2015. Nulla è ancora ufficiale, niente è trapelato dall’ultimo tweet di Trump, che certamente sarà alle prese con divisioni interne e pressioni internazionali che difendono il Paris Agreement. Ma anche tutte quelle promesse fatte all’epoca dall’amministrazione Obama, vale a dire l’intenzione di voler ridurre le emissioni del 26-28% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025. Un impegno da sempre criticato dal nuovo presidente, che aveva definito «i cambiamenti climatici come una bufala creata dalla Cina». Un anno e mezzo fa l’intesa globale non fu firmata solo da Siria e Nicaragua.

Immediate le reazioni alle primissime indiscrezioni. Il sindaco di New York, Bill De Blasio, si è subito opposto: «La mia città rispetterà l’accordo di Parigi, anche se Trump farà dei passi indietro rispetto all’intesa». Duro attacco anche di Jean Claude Juncker, presidente della Commissione Europea: «Trump non comprende i termini di quell’accordo, nonostante già a Taormina gli sia stato spiegato il processo in termini semplici. Un ritiro dall’accordo non sarà possibile prima di tre o quattro anni». Seguendo le regole Onu, infatti, il passo indietro non si concluderebbe prima del novembre 2020. Dal momento che secondo i termini dell’accordo stesso, nessun Paese può annunciare l’uscita entro i tre anni dall’entrata in vigore, ossia il 4 novembre 2016.

_84651320_emissions_by_country_624Il dibattito è apertissimo a livello mondiale, ma anche all’interno degli Stati Uniti. Nei giorni scorsi il ministro dell’energia, Rick Perry, aveva suggerito a Trump di restare al tavolo dell’accordo e negoziare per allentare i vincoli. La stessa Ivanka, figlia del tycoon, aveva consigliato al padre una posizione equilibrata, mentre spinge nella direzione opposta la fazione radicale dello stratega Steve Bannon, ispiratore del nazionalismo economico. Anche Scott Pruitt (direttore dell’Epa) è uno degli scettici del cambiamento climatico e fautore di energia fossile e deregulation.

 

 

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