Nutrirsi senza mangiare, un business in crescita


Le aziende specializzate nella produzione di integratori scommettono sulle nuove abitudini alimentari, una vera e propria febbre da 66 miliardi di dollari. L’esperto Silvestri: “Potenzialmente pericolosi, come i farmaci”


Soylent_drinkEra il 2012, un ragazzo della Silicon Valley di nome Rob Rhinehart si accorse che tempo e denaro spesi per acquistare e mangiare cibo sono uno spreco. Perché non risparmiarli ordinando via internet i 35 nutrienti indispensabili alla propria sopravvivenza. Li scelse dalla lista che la Food and drug administration (Fda), l’agenzia del controllo alimentare statunitense, stila ogni anno per catalogare le sostanze lecite e quelle proibite. Così cominciò il suo esperimento, e per un mese si nutrì senza cucinare e senza mettere i prodotti in frigorifero. Frullava pillole e proteine facendone un frullato iper nutriente. Poi pubblicò sul blog le sue impressioni, una sorta si supersize me, il film documentario girato da Morgan Spurlock che denunciò gli effetti sul corpo umano del fast food più famoso al mondo, ma in forma scritta. Il titolo era didascalico: “Come ho smesso di mangiare cibo”. Ebbe un tale successo che decise di trasformare l’esperimento in un business.

La Solylent

Un business che, forse, ieri non poteva avere successo. Rob Reinehart, infatti, ha sfruttato due elementi che trent’anni fa non esistevano. La rete, e la voglia di nutrirsi in maniera sana.  I soldi infatti li ha raccolti su una piattaforma di Crowdfunding, un modo innovativo per trovare investitori online. La voglia di nutrirsi in maniera sana ha preso piede da quando a trainare parte del’’economia statunitense non sono più la Coca Cola e la Walmart, ma Facebook, Google e Amazon. Oltre alla rivoluzione dell’internet delle cose, con i loro prodotti hanno portato un nuovo modo di vedere il mondo, fatto di massaggi e meditazione piuttosto che sessioni di palestra e hamburger. Ma questa è un’altra storia.

La sua azienda, la Solylent, ha impiegato solo qualche mese per sbarcare sul mercato. Gli elementi base del suo frullato erano già tutti approvati. In più, poteva piacere anche a chi ha i gusti più difficili: i vegetariani e la loro versione integralista, i vegani. Portava con se anche l’epica americana, questa sì ancora in piena salute, del self-made man. Un prodotto sano, approvato dalla Fda, facile da preparare e inventato da una persona comune.

Mangiare in farmacia, un mercato in espansione

ParafarmaciaNoi umani non siamo altro che quello che mangiamo. Ma cosa diventiamo quando il nostro “cibo” non è quello convenzionale e immettiamo nel nostro corpo proteine, carboidrati, sali minerali, senza mangiare carne, pasta, frutta. Il problema è degno di trattazione filosofica, oltre che medica, ma a volte il mercato non va tanto per il sottile. I consumatori se vogliono una cosa se la prendono. Nella molto rigorosa Italia, per potersi nutrire senza mangiare è sufficiente entrare in farmacia. Tra creme solari, cerotti e medicinali si trovano anche gli integratori contenuti in tante scatoline colorate. Vieni colpito dal packaging accattivante, e con qualche chilo di troppo, magari dopo le feste, è facile cedere alle lusinghe di una vita sana e senza sforzo. Sono disponibili vitamine, sali minerali, fermenti lattici di ogni genere, ricostituenti. Ognuno di loro promette un diverso beneficio a ritmo delle reclame da Carosello: “La stanchezza ti blocca? Ecco la tua ricarica per l’inverno”, ma anche per l’estate, per le piogge autunnali e per i primi soli primaverili. È un’industria in crescita, nonostante la crisi. Sono gli stessi produttori a evidenziarlo. Pfizer, Bayer, Aboca, ma anche le italiane Enervit e Angelini sono loro i leader del settore secondo Euromonitor International, una delle agenzie più importanti del mondo per le analisi di marketing.  Per acquistarli non serve prescrizione medica, ma soprattutto i costi di produzione sono molto bassi rispetto al prezzo di vendita. Costi bassi e grande profitto. Una sorta di Eldorado per le aziende farmaceutiche. Nella sola Italia, secondo l’Associazione nazionale produttori e distributori di prodotti salutistici (Federsaluts) il mercato vale 2,6 miliardi di euro nel 2016 e nel 2015 otto italiani su dieci hanno acquistato almeno una volta in un anno un integratore per la bellezza di 186 milioni di confezioni.

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Ma questi numeri si riferiscono solo ai 186 milioni di confezioni vendute in farmacia. Il commercio on-line sfugge a questa fotografia. Non esistono però dati onnicomprensivi sulle vendite in rete, ma un’indagine Eurisko dà un’idea del fenomeno: nel 2014 250 mila italiani hanno acquistato su Internet degli integratori. Il mercato è in crescita, ma non ha niente a che vedere con i 25 miliardi di dollari generati negli Stati Uniti e 66 miliardi di dollari a livello globale. Si può parlare a tutti gli effetti di una moda nata negli Stati Uniti. Però non si parla di un capo di abbigliamento che tira di più di un altro, ma di come soddisfare i nostri bisogni vitali. Alterare le nostre abitudini porta con se un rischio. Ed è proprio negli Stati uniti, un paese con la cultura dei dati e della loro analisi, che cominciano a emergere le prime evidenze sugli effetti degli integratori. 23 mila accessi in pronto soccorso e 2 100 ricoveri in ospedale in un anno sono stati causati dall’assunzione scorretta di integratori. Questo è il dato rivelato da una ricerca del 2015 e pubblicata sul New England journal of medicine.

Solo gli sportivi ne hanno bisogno, il resto è moda

Dati di questo genere in Italia non esistono. Ma i rischi per la salute, ne sono convinti gli esperti, ci sono: «L’integratore, se preso in modo massiccio e senza che sia stato consigliato dal medico, può avere degli effetti collaterali anche seri». A parlare è Antonio Silvestri, specialista in dietologia clinica, che aggiunge: «È un errore comune pensare che per avere un effetto indesiderato si debba assumere un farmaco. Alcune vitamine, in quantità eccessive, comportano il rischio di una serie di disturbi, come per esempio la depressione». Assumere integratori non è esente da rischi, e il loro uso medico e controllato è limitato a pochissimi casi. Secondo Silvestri «gli integratori introducono nel corpo sostanze importanti laddove c’è la dimostrazione che il corpo ne ha carenza, ma non esiste un test che lo dimostri. Il paziente che pensa di avere il diabete va a farsi le analisi, chi si sente stanco no. Banalmente perché non esiste un test specifico per la stanchezza». Si ragiona caso per caso, forse l’unico ambito in cui l’integratore serve veramente è quello sportivo:«In fase di preparazione di una performance agonistica c’è bisogno di un supporto nutrizionale», conclude Silvestri. Uno degli ambiti in cui è più rischioso usare integratori è quello delle diete dimagranti. In Italia la regolamentazione lo recepisce e proibisce che sulla confezione di un prodotto alimentare venga propagandato il suo effetto dimagrante. Ma da un punto di vista medico c’è un solo caso in cui è veramente necessario prescrivere integratori: «È la dieta che viene somministrata ai grandi obesi in casi di ricoveri urgenti. Diete a bassissimo contenuto calorico che necessitano dell’integrazione di sostanze nutritive», spiega Silvestri che sottolinea: «Una dieta dimagrante che ha bisogno di un integratore è per definizione una dieta pericolosa, da fare sotto stretto controllo medico, in ospedale».

Arnold_Schwarzenegger_1974Gli integratori, dunque, possono essere dannosi per la salute se assunti in maniera arbitraria e inconsapevole. Ma non è il corpo il solo a subirne gli effetti. L’uso di queste sostanze può essere una spia di problemi psicologici molto profondi. Il dottor Silvestri ricorda bene un caso: «Ho rifiutato di seguire un body builder. Pretendeva che gli prescrivessi integratori a base di testosterone, ormoni e altre sostanze potenzialmente dannose. Aveva 24 anni, e il suo bicipite era ormai tanto grande che era costretto a bere con la cannuccia». In psichiatria la chiamano vigoressia, anorexia reverse o dismorfismo muscolare. Non è molto nota, ma questa è la patologia che forse si lega di più all’abuso di integratori, soprattutto quelli proteici. Paolo Cotrufo, Direttore dell’Osservatorio sui Disturbi Alimentari, dell’ Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, è uno dei primi studiosi al mondo ad aver condotto una ricerca sul dismorfismo muscolare. «Questa patologia è prodotta da persone che hanno un’ossessione in un certo senso inversa a quella degli anoressici. Credono di essere troppo piccoli fisicamente».  Chi è affetto da dismorfismo muscolare non accetta il proprio fisico e si chiude in palestra inseguendo una forma che non raggiungerà mai. Per il professor Cotrufo, «è importante ricordare che gli integratori sono un effetto, non una causa di questa particolare patologia». Nel suo studio ha considerato sia soggetti che praticano il body building, sia semplici atleti. Sono emerse delle differenze enormi: per esempio il 35% dei boby builders assume regolarmente integratori, vitaminici e proteici. In alcuni casi il problema si estende poi anche alle sostanze vietate.

Patologie a parte, gli integratori sono visti dalla gente con interesse. Il mercato è in aumento e le aziende investono fior di quattrini per sviluppare nuove sostanze, sempre più performanti, che faranno compagnia all’uomo di domani come gli smartphone oggi. La domanda è d’obbligo, chi è che rinuncerebbe del tutto al cibo?  Gli italiani. Potrà sembrare strano, ma il popolo famoso per la dieta mediterranea, quello che si vanta in tutto il mondo della sua buona cucina sarebbe pronto a rinunciarvi. Secondo una indagine di Doxa, commissionata dalla catena di ipermercati Coop, il 40% di loro mangerebbe cibo in pillole se ce ne fosse la necessità. Come gli astronauti, del resto. La leggenda vuole che si nutrano solo di polverine, da aggiungere all’acqua, ma appunto di leggenda si tratta. Già dalla prima missione in orbita, la spedizione Apollo, gli astronauti Armstrong e Aldrin mangiavano latte e pane disidratato, uova, ma anche panini con il salame e insalata. Chi andava nello spazio negli anni ’70 aveva sì a disposizione gli integratori, ma anche noccioline, maionese e le m&m’s.

L’alimentazione degli antichi, l’alimentazione dei moderni

2923459060_f67c9d0544Cercare qualcosa, un modo di nutrirsi, che possa prolungare la nostra permanenza sulla terra è umano. Tanto umano che già gli antichi greci parlavano dell’Ambrosia, il nettare degli dei che conferiva immortalità. O nelle “Cronache marziane”, un romanzo scritto da Ray Bradbury, uno dei personaggi principali mangiava solo pillole per settimane. «Il corpo potrebbe sopportare una dieta simile per periodi di tempo molto brevi» conclude Silvestri, «ma un alimentazione del futuro basata su pillole è una cosa contro natura. Un organo è stato creato per permetterci di fare delle cose. Svolge una funzione necessaria. Con una pillola che bisogno avrei degli enzimi gastrici? Queste ghiandole se non usate potrebbero andare incontro a degenerazione tumorale», avverte. Per adesso stiamo facendo ipotesi, gli esperimenti fino a oggi portati avanti hanno spesso fallito. È dunque una fantasia che gli integratori possano soppiantare il cibo. Roba da romanzo per bambini, come la “Fabbrica di cioccolato” di Rohal Dahl: Willy Wonka, geniale pasticcere inventa la gomma che sostituisce un pasto da tre portate. Masticata da una bambina golosa e viziata, non la sazia, ma la tinge di viola. Sappiamo però che il futuro non è prevedibile e che la realtà supera sempre ogni tipo di immaginazione.