E Orfini rialzò la testa: «Renzi, qui presiedo io!»


Ieri lo scatto durante la direzione del Nazareno. Uno è il segretario del Pd, l’altro lo presiede. Il rapporto tra Renzi e Orfini è altalenante, tra una partita a Pro Evolution e gli scambi di battute in direzione


«Fascisti su Marte, rosso pianeta bolscevico e traditor» canticchiava la sigla degli sketch realizzati da Corrado Guzzanti. Poi Fascisti su Marte divenne un film che uscì nelle sale nel 2006. Sul pianeta rosso i fascisti non ci sono mai arrivati, ma, almeno idealmente, o almeno secondo Matteo Renzi, su Marte ci vivrebbe Sergio Lo Giudice.

orfini (1)Il senatore dem durante la direzione di ieri invocava l’istituto della dichiarazione di voto e il segretario del Pd ha perso le staffe: «Ma non esiste, ci sono le regole Lo Giudice, non puoi campà su Marte». Tutti contrariati dalla proposte del senatore e a calmare le acque è intervenuto Matteo Orfini che per placare l’atmosfera si è rivolto al segretario per ricordargli: «Presiedo io». Deciso, puntuale, severo. Qualche istante dopo Renzi si è infilato la giacca e se ne è andato. La sedia del segretario, tra Martina e Orfini, è rimasta pesantemente vuota e la faccia del presidente del Pd pietrificata in una smorfia di timido imbarazzo.

La storia tra i due Matteo del Partito Democratico è sempre stata travagliata. Altalenante. Inizia quando Renzi nomina Orfini presidente del partito, lo scopo era dare l’assemblea all’opposizione. Da lì un rapporto ondivago. Nel 2014 diventa commissario straordinario del Partito Democratico romano, in seguito allo scandalo Mafia Capitale. Durante il commissariamento si era scatenata la tempesta e i fedelissimi di Renzi aspettavano con ansia le dimissioni del presidente. Il primo Matteo, però non aveva mai attaccato il secondo da lui nominato, nonostante a più riprese il commissario del Pd romano avesse tenuto a sottolineare che lui non aveva mai votato Renzi e che, probabilmente, mai lo avrebbe fatto.

Infatti è uno dei cosiddetti Giovani Turchi. Cresciuto con D’Alema, che in seguito affermerà: «L’ho allevato male». Orfini ha imparato in fretta l’arte della sopravvivenza: stare nel partito ad ogni costo. Non ama Renzi, ma sta con lui.

orfiniEppure, a un certo punto della storia, quando Matteo – l’altro – sembrava invincibile, il presidente aveva deciso di amarlo e a suggellare nuova amicizia è una foto che su Instagram ha spopolato. Rimbalzata sui giornali, è poi apparsa sui siti fino a trasformarsi in un meme. L’immagine ritraeva i Matteo intenti a giocare alla playstation mentre aspettavano i risultati delle regionali del 2015 che in fin dei conti iniziarono a mostrare la debolezza del partito. In quell’occasione Orfini disse: «Io tiravo fuori la Playstation quando c’erano le elezioni per scaricare la tensione. Ogni tanto si può anche sorridere».

Poi per il Pd sono iniziati i guai. Il partito ha incominciato a perdere quota. Prima le comunali in cui Roma e Torino vennero conquistate dal Movimento 5 Stelle, poi il Referendum del 4 dicembre.

playPrima che si votasse molti giornalisti avevano chiesto a Orfini se, in caso di vittoria del No avesse presentato le dimissioni con l’allora presidente Renzi. La risposta fu chiara: «Vinceremo il referendum, ma il punto non è quello. Le leadership cambiano, ma il Pd non si esaurisce con questa dirigenza». Nell’attesa che la guida del partito cambi, Matteo Orfini rimane lì. Alla fine, alle ultime primarie ha votato Renzi, forse, attende ancora un cambio di leadership, ma intanto, durante la direzione al Nazareno afferma: «Qui presiedo io».