Ciclismo, non è stato un Giro d’Italia per gli italiani


Delude il bilancio complessivo dell’edizione del centenario: una sola vittoria in 21 tappe, Nibali spodestato e tanti piazzamenti. Il ct Cassani: «Bisogna lavorare di più sui giovani e alzare il livello dilettantistico»


Il successo di Nibali a Bormio su Landa
Il successo di Nibali a Bormio su Landa

Un solo successo di tappa. Inventato dal solito Vincenzo Nibali nella picchiata verso Bormio. In sostanza è tutto qui il bilancio vincente del nostro ciclismo al Giro d’Italia. Striscia negativa superata: se tra il 2009 e il 2010 il digiuno era durato 13 tappe, stavolta ce ne sono volute 17. Alla resa dei conti, fatta eccezione per qualche piazzamento, sono davvero pochi i veri motivi di soddisfazione per il tricolore nell’edizione del centenario. «E’ la dimostrazione che bisogna lavorare tanto – ammette il ct della Nazionale italiana Davide Cassanidobbiamo puntare ancora di più sui giovani e alzare il livello dilettantistico. Senza nulla togliere ai nostri che si sono messi in mostra nonostante un parterre d’eccezione e rivali davvero forti a livello mondiale». Lo stesso campione in carica, Vincenzo Nibali, ha chiuso terzo ed è stato spodestato da Dumoulin, primo olandese a vincere la corsa rosa. Tanti i piazzamenti, diverse le vittorie sfumate negli attimi finali, come dimostrano i 4 secondi posti e i 3 terzi posti. Nulla da fare nemmeno per la maglia bianca, che incorona il miglior giovane in corsa: Davide Formolo è riuscito a portarla per un solo giorno, al termine del Blockhaus, nonostante abbia chiuso poi tra i primi dieci della generale.

Il commissario tecnico Davide Cassani
Il commissario tecnico Davide Cassani

Cassani traccia il suo bilancio: «In volata c’era davvero grande competizione, anche se mi aspettavo di più da Modolo sinceramente. Hanno influito tanti fattori, tra cui il fatto che tanti nostri ottimi corridori fanno i gregari per i big di altre squadre. Così è difficile crescere, ma la stagione si può ancora salvare perché arriviamo da un quinto posto al Mondiale e da un’Olimpiade persa per una scivolata. Soprattutto per spronare il movimento abbiamo ripristinato il Giro d’Italia Under 23 assieme alla Federazione: sarà una grande occasione per i ragazzi che vorranno mettersi alla prova». Dopo quattro anni di assenza tornerà così anche la corsa rosa di categoria, prendendo il via da Imola il 9 giugno prossimo. Il trionfo dell’outsider Dumoulin dimostra come i confini del ciclismo siano ormai allargati a livello planetario, mentre un tempo i grandi giri erano tuti appannaggio di corridori spagnoli, italiani, belgi e francesi. Il primo ciclista non italiano a vincere il Giro fu Hugo Koblet nel 1950 e all’epoca Gianni Brera commentò: «Nel ciclismo nessuno è straniero».

Altro sintomo del periodo difficile attraversato dal nostro movimento è la scomparsa di squadre italiane all’interno del circuito World Tour tra i professionisti. L’ultima a uscire di scena è stata la Lampre, troppo ghiotti i capitali degli emiri come dimostrano la nascita della Bahrain Merida e della UAE Abu Dhabi. In Italia ci sono meno soldi, si fanno meno corse rispetto al passato, c’è meno spazio per i nostri corridori. «Almeno una bisognerebbe ripristinarla – sottolinea Cassani – per riportare tanti corridori da noi e farli competere per il successo anziché tenerli all’ombra dei campioni altrui. Anche perché la maggior parte dei ciclisti del World Tour sono italiani. Lo dicono i numeri».