Terrore fai-da-te: «Bombe facili da fabbricare»


Dambruoso, ex magistrato anti-terrorismo: «I lupi solitari hanno poche difficoltà a fabbricare esplosivi rudimentali. Influenza sul voto? No, gesti isolati»


A Nizza, Berlino, Londra e Stoccolma i terroristi si erano scagliati contro la folla a bordo di mezzi pesanti. Una tecnica d’aggressione tanto efficace quanto economica, che i lupi della jihad attivi in tutta Europa potevano mettere in atto con facilità. A Manchester, la capitale dell’Inghilterra operaia sconvolta dall’attentato di ieri notte, si torna all’antico. Le bombe infarcite di chiodi legate in vita ai kamikaze riportano alla mente le immagini di Bruxelles. A marzo dell’anno scorso la sala partenze dell’aeroporto di Zaventem e il vagone del metrò sotto i palazzi dell’Ue furono devastati dai soldati suicidi dell’Isis. La stessa sorte è toccata al palazzetto dello sport che ospitava il concerto della cantante Ariana Grande. «Costruire un ordigno rudimentale purtroppo non è complicato», commenta amaro Stefano Dambruoso, deputato con alle spalle una carriera da magistrato anti-terrorismo.

Dambruoso, le città dell’Europa occidentale tornano sotto la minaccia delle bombe. E’ segno di un rinnovato vigore dei terroristi? 

«Non necessariamente. I jihadisti, com’è noto, sono capaci di agire da soli senza bisogno di organizzare squadre d’assalto. Le notizie arrivate fino a ora descrivono un esplosivo che può essere preparato senza avere particolari conoscenze».

La Francia è stata colpita l’ultima volta poco prima delle elezioni presidenziali, con l’attentato sugli Champs-Élysées. Il Regno Unito andrà alle urne tra due settimane. C’è la volontà di influire sugli esiti democratici? 

«Bisogna prima capire se c’è un progetto più a lungo termine, che vada al di là del gesto personale. Ultimamente non è stato così»

In che senso? 

«L’Isis non sta mettendo in atto strategie di medio-lungo periodo. Ognuno agisce per conto suo, seminando il panico. La rivendicazione spesso arriva molto dopo».

Colpire il concerto di una pop-star americana può essere considerato l’emblema di ciò che alcuni hanno battezzato guerra di civiltà. 

«Io non sono d’accordo. Ai terroristi questo non importa. Gli interessa fare più danno e più vittime possibile, e l’esibizione di una cantante garantisce una grande concentrazione di persone. Al Bataclan accadde la stessa cosa».

L’esplosione si è però verificata quando il concerto era già finito, le luci si erano riaccese e la gente stava uscendo. Perché? Sarebbe stato più razionale colpire prima. 

«E’ possibile che l’autore della strage sia riuscito a introdursi nel palasport soltanto all’ultimo momento, quando i controlli erano più blandi».