Tutti con Macron: in Francia il governo è trasversale


Il segreto di Macron è la terza via. Ieri è stato annunciato il nuovo esecutivo, dove destra, sinistra, centro e società civile sembrano convivere insieme animati dalla voglia di una nuova Francia. Stabile, innovativa e giovane, ma non troppo


Ventidue persone, undici donne e undici uomini. È arriva la squadra di governo multicolore annunciata dal segretario generale dell’Eliseo Alxis Kohler e voluta dal presidente Macron e dal primo ministro Édouard Philippe. Età? Relativamente bassa: 54 anni. I trentenni Mahjoubi, Schiappa, e Darmanin. I più anziani Collomb, Le Drian e Mézard, rispettivamente agli Interni, Esteri e alle Politiche Agricole, tutti e tre di 69 anni. Il compito della squadra sarà quello di portare la Francia alle elezioni legislative di giugno, continuando a battere la strada dell’ottimismo che ha portato l’elezione di Macron.

Trasversale e multicolore. Centro destra e sinistra, tutti insieme al governo. La nuova squadra viene da quattro formazioni differenti: repubblicani, socialisti, MoDem, Movimento democratico con in testa Bayrou e Partito radicale. Ma non solo, come già aveva annunciato il presidente, largo spazio è dedicato alla società civile. Undici ministri su ventidue sono tecnici. Non politici di professione: da Laura Flessel, campionessa di scherma, Elisabeth Borne, presidente della Ratp, l’ente autonomo dei trasporti parigini e soprattutto Nicolas Hulot, giornalista televisivo dall’anima ambientalista più volte corteggiato prima da Sarkozy, poi da Hollande. Finora non aveva mai accettato di entrare a far parte di un governo, ma ora Hulot ha detto di sì a una squadra che nasce proprio con una vocazione apartitica e vi è entrato prendendo in mano un dicastero importante: l’Ambiente.

Bayrou, ministro della Giustizia
Bayrou, ministro della Giustizia

Ci sono anche nomi controversi di coloro che a Macron avevano quasi dichiarato guerra. Ecco, il trasformismo, un’altra caratteristica dell’era Macron appena cominciata. Primo tra tutti Bruno Le Maire, repubblicano, uscito sconfitto dalle primarie della destra. Le Maire aveva definito Macron un «candidato senza progetto» e ora, di questa aprogettualità ha deciso di farne parte, prendendosi l’Economia. Abbandonati gli antichi rancori e quelle parole maldestre da campagna elettorale, entra tra i macroniani anche Gérard Darmanin, uno dei giovanissimi di destra che si occuperà dei Conti Pubblici. Le Maire e Darmanin, entrambi espulsi dal partito repubblicano che oggi esangue, a causa della massiccia trasfusione dall’antico gruppo neogollista al rampante En Marche.

Ci sono anche vecchi ministri e chi di politica e schieramenti ha già un’ampia esperienza. Primo tra tutti il discusso François Bayrou, già al governo come ministro dell’Istruzione con Mitterrand e Chirac. Bayrou avrebbe potuto rubare voti a Macron, ma ha deciso di non candidarsi all’Eliseo. Il leader di En Marche non l’ha dimenticato e ora gli offre un ministero importante. Nemmeno Marielle Sarnez aveva usato parole delicate in campagna elettorale, ma ormai è roba vecchia e ora, direttamente dal partito MoDem, Movimento democratico, è agli Affari Europei sotto la tutela di Jean Yves Le Drian, agli Esteri e già ministro della Difesa con Hollande.

French Economy Minister Emmanuel Macron (R) shakes hand with mayor of Le Havres Edouard Philippe during the MSC Meraviglia cruise ship coins ceremony at the STX shipyards, on February 1, 2016 in Saint-Nazaire, western France. / AFP / LOIC VENANCE (Photo credit should read LOIC VENANCE/AFP/Getty Images)

Ancora una volta, Emmanuel Macron ha fatto il prestigiatore. Prima ha trasformato l’ex socialista, ex neogollista Philippe nel primo ministro della sua presidenza. Oggi la classe politica francese sembra urlare compatta: «Je suis macronien!». Ma ormai sono tutti macroniani.