Russiagate: un ex Fbi per evitare l’impeachment


Robert Mueller, ex capo della polizia federale sotto Bush e Obama, indagherà sulla presunta fuga di notizie dalla Casa Bianca al Cremlino. E’ stato indicato dall’esecutivo, ma non dovrà rispondere al ministero della Giustizia


“Super” sorpresa Mueller. L’ex capo dell’Fbi Robert Mueller, 72 anni, prenderà in mano l’indagine sul russiagate. Jeff Sessions, vice ministro della Giustizia, con una mossa inaspettata ha nominato il direttore del Federal Bureau of Investigation sotto George W. Bush e Barack Obama nel ruolo di “special counselor”, super procuratore indipendente. Mueller indagherà sulla presunta intrusione della Russia nelle elezioni presidenziali dello scorso anno, e sui rapporti tra il Cremlino e l’amministrazione Trump. Il super procuratore, originario di New York, è stato direttore del Boureau fino al 2013. Fu nominato da Bush a capo dell’agenzia nel 2001, una settimana prima degli attentati alle Torri Gemelle. E proprio in occasione dell’11 settembre dimostrò tutte le sue capacità. Riconfermato da Barack Obama, prolungò il suo incarico per altri due anni. Il settantaduenne newyorkese rimase a capo dell’agenzia per 12 anni. Il super procuratore ha assunto l’incarico di condurre l’inchiesta come indipendente, senza rispondere al ministero della Giustizia, come gli altri procuratori.

La nomina del procuratore viene dalla stessa amministrazione di Donald Trump. Formalmente può essere considerata un’anticamera dell’impeachment, ma il fatto che provenga da Washington rende le cose diverse. L’esecutivo, con questo incarico, cercherebbe di riprendere il controllo della situazione, dopo gli scandali dei giorni scorsi, culminati con le rivelazioni del New York Times. Ieri il quotidiano ha pubblicato un memorandum dove si documenta il tentativo del tycoon di fare pressioni su James Comey, ex numero uno dell’Fbi, proprio sul russiagate. La mossa dell’amministrazione Trump tenta di impedire eventuali richieste di impeachment da parte della Camera. Di solito la nomina del procuratore speciale parte da Capitol Hill. Si tratta in questo caso di restituire credibilità a un’inchiesta che ormai sembra essere sfuggita dalle mani della Casa Bianca. La nomina sarebbe avvenuta all’oscuro del Presidente. La paternità andrebbe attribuita a Sessions, anche lui sfiorato dai sospetti sul russiagate. Trump si è detto comunque soddisfatto: «Le indagini sul Russiagate dimostreranno che non c’è stata nessuna collusione tra la mia campagna e alcuna entità straniera. Non vedo l’ora che questa vicenda si chiuda velocemente».

Non ci si deve illudere sui tempi. Il lavoro dello “special counselor” durerà mesi. Potrebbe protrarsi fino alle elezioni di mid-term del 2018. La fama di Mueller potrebbe giovare a Trump. Se le accuse a carico del Presidente dovessero cadere, forse le fughe di notizie si placherebbero. Ed è quello che spera il Tycoon, soprattutto dopo le ulteriori rivelazioni del New York Times. Sul quotidiano si legge che Michael Flynn, ex consigliere per la sicurezza nazionale, avrebbe avvertito il team di Trump durante la campagna elettorale di essere sotto indagine per il suo lavoro di lobbista per la Turchia. Nonostante ciò, Trump lo nomina a capo dell’Fbi, dandogli accesso a notizie coperte da segreto. Flynn avrebbe parlato con Donald F. McGahn II, responsabile legale del team di transizione e ora consigliere alla Casa Bianca, il 4 gennaio scorso. Quella conversazione, e quella di due giorni dopo tra il legale di Flynn e quelli del team di transizione, dimostrerebbe che il team di Trump era a conoscenza dell’inchiesta molto prima di quanto fosse stato inizialmente riferito.