I ragazzi, gli avidi lettori che salveranno il mondo


Il mercato dei libri per bambini è in forte crescita, sempre più editori si specializzano nel settore che rappresenta ormai il 23,8% dell’editoria nazionale


I bambini: supremo modello di sapienza e àncora di salvezza. Era a loro, ai Felici Pochi, che Elsa Morante, nel 1968, dedicava i suoi versi forse più originali. Un inno all’infanzia e all’adolescenza, all’energia e alla forza vitale dei giovani. A quella forza, l’autrice di romanzi come «L’isola di Arturo» e «La Storia» affidava il difficile compito di salvare il mondo. Parole che oggi suonano quanto mai profetiche, perché, cinquant’anni dopo, c’è ancora un mondo la cui sopravvivenza grava sulle spalle dei ragazzini: non il mondo “intero” ma quello ben più ristretto dell’editoria italiana. La maggioranza dei lettori nel nostro Paese, infatti, appartiene alla fascia dei bambini e ragazzi. A leggere almeno un libro all’anno è il 63,5 per cento dei piccoli in età prescolare e il 48,2 percento dei ragazzi nell’anno della maturità, senza mai scendere sotto il 44,2 percento (la fascia sei-dieci anni), contro una media degli adulti del 40,5 percento. Sono gli ultimi dati diffusi dall’Associazione italiana degli editori (Aie), dati che non comprendono i libri letti in ambito scolastico. Si tratta di un’attività che i più piccoli svolgono per piacere, abitudine o passione, che però è in rari casi spontanea. Molto spesso sono proprio i genitori italiani, quelli che leggono meno in tutta Europa, a spingere i propri figli a coltivare il piacere della lettura.

Gli italiani leggono poco e il mercato non può non risentirne, anche se qualcosa comincia a muoversi. Dopo quattro anni di segno meno, il 2016 sembra essere l’anno della ripresa, anche se debole, per l’editoria in Italia, che segna un +0,5% complessivo. A rilevarlo è il rapporto dell’Aie sullo stato dell’editoria nel 2016. Se dal 2012 le performance delle case editrici sono sempre state negative, adesso si cominciano a vedere i primi segnali di un rinato interesse per i prodotti editoriali. Ma è proprio ai bambini che gli editori sembrano guardare con più interesse. Il segmento ragazzi è letteralmente esploso sia sul lato dell’offerta, sia su quello della domanda. I titoli offerti al pubblico sono aumentati del 16,9% mentre le vendite hanno segnato un incremento del 7,9%, rappresentando quasi un quarto delle copie vendute nel nostro Paese nel 2016 (23,4%). Non è esagerato definirlo un mercato in fermento: le case editrici italiane per ragazzi sono quasi duecento e anche l’aumento di librerie a loro dedicate rappresenta una controtendenza rispetto al mercato librario, vessato dai big del settore e dalle librerie online.

babybooksGli analisti di Nielsen e dell’ufficio studi dell’Aie, dalla fiera Tempo di Libri di Milano, guardano con fiducia anche al 2017. I dati relativi ai primi mesi dell’anno, infatti, confermano che nel mercato italiano a fare da traino, insieme alla narrativa, sono i libri per bambini e ragazzi. Con il 22,8 percento delle copie vendute, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2016, rappresentano il segmento di mercato più interessante. I sottogeneri che influenzano positivamente il settore sono le fiabe, le filastrocche per bambini fino a 5 anni e la narrativa per ragazzi da 6 a 9 anni.

 L’importanza degli investimenti

Un settore, insomma, in grande sviluppo, che attrae sempre maggiori investimenti. Sono molti gli editori che hanno scelto di riconvertire la propria azienda, puntando sulla letteratura per l’infanzia. Giuliana Fanti, a capo delle Edizioni Corsare di Perugia, casa specializzata in volumi illustrati e narrativa per i piccoli, racconta: «Quando abbiamo cominciato, nel 2000, eravamo focalizzati su altri argomenti, soprattutto narrativa e teatro contemporaneo. Eravamo una casa editrice varia. Nel 2003 è cambiato tutto. Abbiamo pubblicato i primi tre titoli per ragazzi e subito abbiamo avuto la fortuna di andare alla Children’s Book Fair di Bologna». La partecipazione alla fiera di Bologna, il più grande evento a livello mondiale nel settore, si rivela determinante: prima una collana dedicata, poi i libri per ragazzi diventano la vocazione principale della casa editrice. Non si è trattato di un mero calcolo economico, spiega ancora Fanti: «È un ambito molto stimolante, anche perché c’è molta libertà per quanto riguarda argomenti e linee editoriali e si può lavorare sulle illustrazioni, che sono un elemento fondamentale».
Quello dei libri per ragazzi, inoltre, è un settore che ha risentito meno degli altri della crisi economica generale. Anzi, proprio l’ultimo decennio ha segnato il grande sviluppo di questo genere. «Dai primi anni Duemila – prosegue Giuliana Fanti – è cominciato il grande cambiamento. Prima la maggior parte delle case editrici si limitava a comprare titoli dall’estero. Poi sono nate molte nuove piccole realtà che hanno investito su progetti, illustrazioni e linee editoriali di carattere, spesso originali e di grande qualità. Scelte di questo tipo possono rivelarsi rischiose, ma le case editrici hanno fatto un grosso lavoro, e anche molte grandi aziende hanno cominciato a seguire quest’esempio».

Young-Adult-BooksÈ l’investimento su qualità e innovazione a marcare la differenza, trasformando il panorama italiano, all’inizio fortemente caratterizzato dall’importazione di titoli stranieri, in un mercato fiorente che ogni anno vende fuori dal Paese i diritti di migliaia di titoli per l’infanzia. Ne è convinto anche Beniamino Sidoti, autore ed esperto di libri per ragazzi, che è intervenuto sul tema alla fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi di Roma: «È un mercato che cresce grazie a un’offerta che crea una domanda. Il settore dei libri per ragazzi è interessante non perché ci siano state delle buone iniziative per far leggere i giovani ma perché gli editori di libri per ragazzi, da alcuni anni, si stanno impegnando in progetti originali e importanti».

I dati confermano l’ottima performance del settore. L’editoria italiana, infatti, è sempre più internazionale, e a trainare è proprio il settore “bambini e ragazzi”, con il 46,9 percento sul totale, in crescita del 44 percento rispetto all’anno precedente. Soprattutto grazie alla letteratura per l’infanzia, il mercato editoriale italiano, ancora pesantemente segnato dalle importazioni, si sta muovendo verso un riequilibrio: nel 2016 sono stati venduti all’estero i diritti di 6.565 titoli (+11 percento sul 2015) mentre ne sono stati acquistati 9.552, cifra che segna una riduzione del 10,6 percento rispetto all’anno precedente. A dimostrazione dell’influenza dell’export nell’editoria nazionale, i titoli venduti nel 2016 rappresentano il 10 percento delle novità pubblicate, mentre nel 2011 erano appena il 3,2 percento. Lo sostiene il rapporto sull’import/export di diritti nel 2017, realizzato dall’Ufficio studi dell’ AIE in collaborazione con Ice – l’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, presentato alla fiera di Milano.

Uno sguardo al resto del mondo

L’Italia non è un caso isolato. I dati provenienti dall’estero confermano la tendenza positiva per quanto riguarda l’editoria per ragazzi. Uno studio Nielsen, relativo al 2014 e al 2015, attesta che le vendite di libri per bambini aumentano in tutti i maggiori Paesi: 12,6 percento negli Stati Uniti, quasi 30 percento in Brasile,10 percento in Cina. Nei due anni di riferimento, ben 11 dei 20 bestseller negli Stati Uniti sono stati titoli che rientrano nella letteratura per ragazzi. Una crescita che va avanti da molti anni. I bambini di età compresa tra 5 e 8 anni, dunque, sono il segmento più importante: contano per il 40 percento delle quote di mercato e per il 40 e 38 percento rispettivamente per spesa e copie vendute.

La proliferazione di tablet, inoltre, ha portato l’età in cui i bambini d’oltreoceano iniziano a leggere libri elettronici da sette a cinque anni. E su questo punto si misura la differenza sostanziale con l’Italia dove l’editoria per i giovani sembrerebbe rimanere legata ad una fruizione “tradizionale”, in linea con il generale ritardo del Paese in ambito digitale rispetto al mondo anglosassone. Secondo l’Associazione degli editori, meno del 2 percento dei bambini tra i 6 e i 10 anni e poco più dell’11 percento dei ragazzi tra 11 e 14 anni ha letto un e-book negli ultimi mesi. Se in Italia l’editoria per ragazzi si dimostra indubbiamente vivace, è anche evidente che con il 23,4 percento delle copie vendute nel 2016, il nostro Paese è ancora decisamente al di sotto della media internazionale: la quota di mercato della stampa per bambini è mediamente del 34 percento in tutto il mondo, con punte che sfiorano il 50 in Australia e in Nuova Zelanda. Ci sono per noi, quindi, ancora ampi margini di crescita.