Valzer in parlamento: 10 onorevoli al mese cambiano gruppo


Quasi la metà dei membri del parlamento ha cambiato gruppo. Alcuni deputati ne hanno cambiati 3, tra i senatori c’è chi è arrivato a sei


E’ un risiko, un turbinare di truppe che si muovono da un lato all’altro del tabellone alla ricerca della migliore strategia. Quando la partita sarà finita, chi si troverà dalla parte sbagliata perderà i gradi conquistati nelle trincee di Montecitorio e Palazzo Madama. Secondo uno studio elaborato dal think-tank “Openpolis”, in parlamento ci sono stati 481 cambi di gruppo da inizio legislatura, una media di 9,6 al mese, che hanno interessato il 34 per cento degli eletti. Si tratta di cifre doppie rispetto a quelle registrate nel periodo 2008-2013.

Gli ultimi a cambiare casacca sono i nove senatori vicini all’ex forzista Raffaele Fitto. A inizio aprile il loro gruppo al Senato, quello dei Conservatori e riformisti, era stato sciolto dall’ufficio di presidenza per mancanza del numero minimo di membri. Dopo un passaggio forzato al gruppo misto, tutti e 9 i senatori in questione si sono uniti a Grandi autonomie e libertà (Gal), calderone dal sapore meridionalista e anti-euro. Dall’inizio della legislatura gran parte delle forze politiche ha subito scissioni o emorragie di parlamentari. Non c’è più il PdL, che si è sdoppiato nella rediviva Forza Italia e nel “nuovo” Nuovo Centrodestra, che però era già vecchio ed è diventato Alternativa popolare. La “ditta” del Pd se n’è andata sbattendo la porta, per formare il nuovo movimento Articolo 1 assieme ai transfughi di Sinistra italiana, l’erede della vecchia Sel decimata rispetto al 2013. La Lega ha dovuto sopportare l’addio della piccola pattuglia di sei parlamentari fedeli a Flavio Tosi. Non parliamo dei 5 Stelle: tra epurazioni, liti e veleni i grillini hanno salutato 40 portavoce tra Camera e Senato. L’indebolimento dei partiti politici, il ritorno del proporzionale e le antipatie provocate da alcuni leader (in primis Renzi e Grillo) hanno concorso alla frammentazione del sistema.

Le perdite più pesanti le hanno subite le truppe berlusconiane: 96 tra deputati e senatori hanno abbandonato il vecchio leader, decaduto per effetto della Severino. Forza Italia è dimezzata rispetto al vecchio Pdl, e le conseguenze si fanno sentire soprattutto al Senato, dove sono andati via 50 dei 90 iniziali. Alla camera alta i rappresentanti sono impegnatissimi nel gioco della sedia: a ogni giro di musica cambiano posto, alla ricerca di una postazione più comoda. In totale i cambi di gruppo sono stati 214 da parte di 131 senatori, oltre il 40 per cento dei 315 eletti. Luigi Compagna, entrato a Palazzo Madama direttamente come membro del Misto, è transitato da 6 gruppi diversi. Due volte da Alfano, due a Gal, alla fine è entrato alla corte di Raffaele Fitto.

Anche i deputati hanno il gusto di cambiare cavallo. L’emiciclo presieduto da Laura Boldrini è stato teatro di 267 cambi di casacca da parte di 188 onorevoli. Gli eletti alla Camera sono 630, il doppio rispetto al Senato, dunque la percentuale è più bassa (29,84). Qui ci sono 5 parlamentari a quota 3 cambi. Tra di loro c’è Paola Pinna, partita dai 5 Stelle e approdata miracolosamente al Pd dopo una parentesi in Scelta Civica e al Misto.