Ravanelli: «Juve affamata, come vent’anni fa»


Intervista all’ex juventino che regalò l’ultima Champions ai bianconeri: «Squadra solida e determinata. Ora però vietato pensare al triplete, non ci si può distrarre»


Ravanelli alza l'ultima Champions
Ravanelli alza l’ultima Champions

Ventuno anni fa. In tanti ricordano la lotteria dei rigori che assegnò l’ultima Champions alla Juventus. Ma la cartolina della finale contro l’Ajax è il gol di Fabrizio Ravanelli. Un tocco di destro in caduta quasi impossibile, in corrispondenza della linea di fondo, sfruttando uno svarione tra Van de Sar e De Boer. Dall’Olimpico di ieri a quello di oggi, la sconfitta per 3-1 contro la squadra di Spalletti ha fatto suonare un primo campanello d’allarme, nonostante per l’ex giocatore bianconero sia stato un semplice incidente di percorso. «Sono una squadra solidissima, già contro la Lazio vedremo la solita Juve» ha affermato l’attuale opinionista di Fox Sports in riferimento alla finale di mercoledì, che riporterà la squadra di Allegri nello stadio dell’ultimo trionfo in campo europeo. Era il 22 maggio 1996.

Qual è la difficoltà maggiore per la Juve arrivati a questo punto della stagione? Se stessa o gli avversari?

«Guai a pensare al triplete, è solo una distrazione. I giocatori devono ricordarsi che non hanno vinto ancora nulla, senza badare ai festeggiamenti o a gestire le energie. Capitò anche alla Juve dei miei tempi una situazione del genere, quando non facemmo il tris nella stagione ‘94-’95 perché perdemmo la finale di Coppa Uefa contro il Parma».

Lei ha giocato anche nella Lazio, si sarebbe aspettato una stagione come questa?

«In attacco sono una macchina da guerra, 20 gol nelle ultime 5 partite. Hanno giocatori di gran classe in attacco e in difesa sono abbastanza solidi. Con più continuità avrebbero potuto insidiare le avversarie per un posto in Champions League e per questo mi aspetto una finale apertissima».

Invece quanto bisogna temere il Real Madrid in vista di Cardiff?

«Zidane ha dato una precisa identità ai suoi, possono far gol in qualsiasi situazione, ma il loro punto debole è la fase difensiva. Se pressati alti vanno in difficoltà. Dubito che i ragazzi di Allegri si faranno influenzare dall’avversario, affronteranno gli spagnoli come hanno fatto con tutte le altre rivali. Con cattiveria, determinazione e convinzione di essere forti. E prima o poi questa maledizione delle finali di Champions finirà, ventuno anni di digiuno sono tanti per un club come quello bianconero».

Un giudizio su Allegri?

«Non ha sbagliato nulla dal punto di vista tattico e spero resti anche la prossima stagione. Mi è piaciuta la mossa di Barzagli come terzino destro perché offre solidità alla difesa e concede respiro a Cuadrado, che mi è sembrato in affanno ultimamente. Il Real Madrid non è difficile da leggere dal punto di vista tattico, non ha grosse varianti tattiche e la Juve può metterlo in difficoltà».

Oltre al solito Ronaldo, chi toglierebbe ai madrileni?

«Modric e Ramos, senza dubbio. Però il portoghese non mi fa paura, è vero che è diventato spietato e cinico in zona gol, ma nell’uno contro uno fa più fatica rispetto al passato. L’anno scorso creava la superiorità numerica grazie ai dribbling e faceva la differenza per davvero. Dal punto di vista atletico ora incute meno timore».

Trova similitudini tra la sua Juve e quella di oggi?

«La stessa fame di vittorie. Con quella squadra tornammo a vincere lo scudetto dopo 8 anni di astinenza e con la Champions del ‘96 abbiamo fatto il salto di qualità definitivo. Come avversarie fu simile anche il percorso europeo, visto che noi eliminammo Real Madrid, Nantes e in finale battemmo la detentrice del trofeo. Due Champions di fila non le ha mai vinte nessuno, speriamo non succeda quest’anno».