‘Ndrangheta e migranti: 68 arresti a Isola Capo Rizzuto


L’operazione, denominata “Johnny”, ha smantellato la cosca Arena calabrese. Il blitz ha portato all’arresto, tra gli altri, del parroco del paese e del governatore dell’ente che gestisce il Cara del centro


“Johnny”, la ‘ndrangheta e i migranti. Questa mattina un blitz di polizia, carabinieri e guardia di finanza ha smantellato la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto. La banda, secondo gli inquirenti, controllava la gestione del centro di accoglienza per migranti del comune in provincia di Crotone, il più grande d’Europa. L’operazione, denominata “Johnny”, ha portato al fermo di 68 persone. In manette anche Leonardo Sacco, capo della confraternita “Misericordia” di Isola Capo Rizzuto, che da 10 anni gestisce il Cara del paese, e don Edoardo Scordio, parroco del centro. I provvedimenti sono stati disposti dalla Direzione Distrettuale Antimafia guidata da Nicola Gratteri, procuratore capo di Catanzaro, a seguito di indagini coordinate dal procuratore aggiunto Vincenzo Lubero. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti aggravati dalle modalità mafiose. Nel corso dell’operazione anche un sequestro di beni milionario.

Gratteri spiega così la maxi operazione: «Dove ci sono potere o denaro c’è la ‘ndrangheta che sfrutta i bisogni anche dei disperati». E aggiunge: «A noi risulta che tale controllo andasse avanti almeno dal 2009. Lucravano anche sui pasti. Spero che il suono delle manette arrivi alle orecchie del governo». Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri del Ros, Sacco, il “volto pulito” a cui si erano affidati gli Arena (il cui capo è Nicola, al 41bis) per garantirsi la gestione del Cara di Isola, avrebbe stretto accordi con don Scordio per accaparrarsi tutti i subappalti del catering e di altri servizi. Grazie a Sacco, la ‘ndrangheta sarebbe riuscita a mettere le mani su 36 milioni di euro di fondi Ue girati dal governo non solo per la gestione del Cara calabrese, ma anche per quella dei centri di Lampedusa. Tra il 2006 e il 2015 lo Stato ha trasferito 103 milioni di fondi provenienti dall’Unione Europea al centro richiedenti asilo di Crotone. Più di 30 sono finiti nelle tasche della ‘ndrangheta.

«Il Centro di accoglienza e la Misericordia di Isola Capo Rizzuto erano il bancomat della mafia». Queste le parole di Giuseppe Giovenale, comandante del Ros. E continua: «La ‘ndrangheta presceglie i suoi uomini e li fa lavorare per i proprie interessi. Tra questi c’erano Sacco e Scordio. Quest’ultimo ha infangato la Misericordia che fa tanto bene. Sacco, a cui lo Stato affida la tutela di persone in difficoltà». Giovenale ha spiegato il nome dato all’operazione: «Johnny era il nome di battaglia di un maresciallo del reparto morto per una grave malattia mentre stava indagando sul Cara di Isola».

Dalla politica arrivano i primi commenti. «Altro che accoglienza e solidarietà verso i migranti, sono solo una fonte inesauribile di denaro su cui mettere le mani», denunciano i deputati del Movimento Cinque Stelle in una nota. Il blog di Beppe Grillo è della stessa opinione: «Migrantopoli è un’attività che dev’essere smantellata al più presto. I centri di accoglienza sono una gallina dalle uova d’oro». Roberto Fico e Carlo Martelli, capigruppo del M5S alla Camera, e Mario Michele Giarrusso, senatore pentastellato della commissione antimafia, chiedono le dimissioni del ministro degli esteri Angelino Alfano: «Le stesse dimissioni che chiedemmo lo scorso 13 febbraio, quando uscì un articolo del giornalista Tizian su L’Espresso che ricostruì come Alfano nulla si accorse sull’imprenditore Leonardo Sacco, che già dal 2007 era sospettato dagli investigatori del Ros di essere vicino al clan della ‘ndrangheta degli Arena di Capo Rizzuto. Nonostante questi rapporti del Ros, nel 2011 Alfano – all’epoca a capo del dicastero degli Interni – incontrò Sacco. Parliamo di un imprenditore che gestiva oltre al centro più grande d’Europa a Isola Capo Rizzuto anche quello di Lampedusa», commentano gli esponenti del Movimento. Rosy Bindi, presidente della commissione parlamentare antimafia commenta: «Questa vicenda conferma la capacità delle mafie di sfruttare le debolezze e le fragilità del nostro tempo con un approccio predatorio e parassitario. La tragedia dei migranti è anche un vergognoso volano di corruzione».