La scissione della Lega? Ecco su chi può contare Bossi


Il fondatore del Carroccio pronto alla scissione: con lui alcuni leghisti storici di Lombardia e Veneto pronti a voltare le spalle a Salvini. Per unirsi a Bernardelli, l’uomo dei Serenissimi e del “tanko”


Rifare la Lega, ma da un’altra parte. Questo, in sostanza, è il progetto di Umberto Bossi. Progetto che in realtà, nella cerchia dei fedelissimi del Senatùr, tendono ancora a negare: «Umberto dice solo che sta meditando sul da farsi, alla luce di una trasformazione ormai irreversibile di quello che è il partito da lui stesso fondato. Ma per ora l’ipotesi di una scissione è fuori da ogni prospettiva». Per ora, certo. Ma poi? Bossi, all’indomani del plebiscito riscosso da Matteo Salvini alle primarie della Lega, preferisce non parlare. Chi ha ascoltato le sue riflessioni, però, precisa che non è affatto vero, come ha annunciato esultante Salvini, che “il popolo della Lega ha parlato”. Certo, l’82,7% dei consensi ottenuto dall’europarlamentare è un dato incontestabile, ma dallo staff del Senatùr invitano ad analizzarlo meglio: “L’affluenza si è fermata al 52%. Più che altro, bisognerebbe dire che il popolo della Lega è rimasto a casa”. E proprio ai delusi della nuova Lega, quella sovranista e su scala nazionale, sembra guardare Bossi. Ma per raccogliere quel dissenso, per ricompattare il popolo del federalismo e del nordismo, ormai è impossibile combattere all’interno ddi questa Lega: bisogna fondarne un’altra.

Con chi? Il primo nome in ballo è quello di Roberto Bernardellii, imprenditore alberghiero milanese. Noto, più che per il suo albergo di piazza Missoni e la sua esperienza nella giunta Formentini, soprattutto per essere il fabbricatore del “tanko”, il trattore trasformato in panzer amatoriale pronto a marciare per le campagne del Veneto per celebrare i Serenissimi, gli indipendentisti che nel 1997 occuparono piazza San Marco. Vicenda tragicomica, per la quale però Bernardelli rischia proprio in questi giorni il rinvio a giudizio. Insieme a lui, però, tanti attivisti e militanti della Lega dura e pura della prima ora, usciti o espulsi durante la reggenza di Roberto Maroni prima e di Salvini poi. «Sono migliaia», ha detto, forse esagerando un po’, lo stesso Bossi ieri, prima di entrare al seggio di via Bellerio. «Sono migliaia e a Milano hanno messo su un partito anche abbastanza grande». Si tratta di Per fare grande il Nord, e in realtà è un’associazione culturale. Che partito, però, potrebbe diventarlo presto. Dentro ci saranno sicuramente Giulio Arrighini, segretario di Indipendenza Lombarda, Fabrizio Comencini, esponente di Alleanza Libera Europea (partito comunitario con rappresentanza al parlamento di Strasburgo) e Davide Boni, segretario provinciale del Carroccio a Milano.

Nel marzo scorso, Per fare grande il Nord si è riunita proprio nel lussuoso hotel Cavalieri di Bernardelli. Parola d’ordine della convention: tornare alla Lega delle origini. Non sono passati inosservati, in platea, alcuni dei primi protagonisti del «sogno di Bossi»: da Giuseppe Leoni e Francesco Speroni, da Francesca Martini a Francesco Formenti, da Oreste Rossi a Matteo Brigandì.

E poi ovviamente, quando si parla di bossiani di ferro, non si può non pensare alla vittima più illustre delle tante epurazioni dell’era Maroni-Salvini: Marco Reguzzoni. L’ex capogruppo del Carroccio alla Camera, costretto ad abbandonare la carica a inizio 2012 in seguito ai suoi contrasti con l’attuale governatore lombardo in seno al partito, è per molti un personaggio immancabile in un’ipotetica nuova creatura politica del Senatùr. Che potrebbe essere seguito, però, anche da una discreta pattuglia di veneti ribelli, fuoriusciti o espulsi negli ultimissimi anni. Due nomi su tutti? Il consigliere regionale Giovanni Furlanetto e, sempre a Venezia, sempre indipendentista, l’ex assessore provinciale Pierangelo Del Zotto.