La Juve ai piedi dell’altare, ma lo sposo ancora non si vede


Ieri sera i bianconeri hanno dovuto rinunciare al party scudetto. Mercoledì contenderanno alla Lazio di Inzaghi la coppa Italia. Il 3 giugno cercheranno di strappare la Champions League ai campioni uscenti del Real Madrid. La Signora ha tanti amanti, ma le manca ancora il sigillo nuziale


E’ un film romantico ancora senza il bacio. I due protagonisti sono già promessi sposi. Anzi, le nozze di legno, il primo lustro insieme, sono già state celebrate. Manca il suggello, la celebrazione dell’ennesimo sposalizio tra i due eterni amanti. Lo scudetto, si sa, non può promettere eterna fedeltà. I voti vanno rinnovati ogni anno, anche se tra il tricolore e la sua Signora è sempre stato vero amore.

Tra la coppia del destino si è messa la Lupa. Diceva di lei Giovanni Verga: “Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso”. Lupa come la Roma, che brama una notte di fuoco in compagnia dell’adorato scudetto dal 17 giugno 2001. Quella volta al Circo Massimo fu vero amore, come lo fu la volta prima. La carrozza degli sposi la guidava Fabio Capello, degno successore di Nils Liedholm, il cocchiere del 1983. La Roma è femmina anche lei, al pari della Signora, e le donne possono essere spietate quando c’è in palio chi desiderano. Tre gol ieri come nel 2001, al Parma. Tre reti per salire in paradiso allora, altre tre reti per impedire alla rivale di impalmare l’amato di fronte ai suoi invitati oggi. Allora Francesco Totti correva a torso nudo sotto la Sud. Ieri è entrato mesto in campo pochi minuti prima che il parroco rimandasse la cerimonia. La carica l’ha guidata il suo eterno erede, Daniele De Rossi, che ha dato la torta nuziale già guarnita di candeline in faccia al vecchio amico Gigi Buffon. «Se qualcuno ha qualcosa da dire, parli ora o taccia per sempre!». Daniele, agli anni di Cristo, ha urlato il suo «No!» a pieni polmoni, facendo tremare le navate dell’Olimpico. La marcia nuziale è solo rinviata di qualche giorno. Basterà che il portentoso Crotone, che ultimamente corre più veloce della banda Allegri, ceda anche un solo punto allo Juventus Stadium domenica prossima e sarà festa.

L’altra dama della città eterna, lei più borghese e meno popolana, più pariolina e meno testaccina, pure vuole la sua notte d’amore nell’alcova di casa. Sarebbero nozze meno nobili, perché la coppa Italia porta una dote meno ricca rispetto allo scudetto. Se però la Lazio ripensa all’ultima notte di folle passione con quel trofeo tra le braccia, le manca il fiato. Per le strade si legge ancora “26 maggio non ti passa più”. E’ la data incisa a fuoco nell’anima dei tifosi biancocelesti. E’ il derby più importante della storia della Capitale. Ed è l’ultimo trofeo conquistato dalla squadra di Simone Inzaghi. Lo scippò Senad Lulić alla disastrata Roma di Aurelio Andreazzoli. Per alzarlo al cielo ancora una volta, la strabiliante squadra trascinata da Ciro Immobile e Sergej Milinković-Savić dovrà sconfiggere la Juventus mercoledì sera. L’Aquila ha già ucciso la Lupa in semifinale, l’ha afferrata con i suoi artigli e non le ha dato via di scampo. La Signora però è un osso più duro. Lei vuole tutto, è una femme fatale come quella descritta da Verga. Non è mai sazia.

Ed è qui la chiave. La fame. L’appetito inesauribile di un vecchio pupillo e della sua brigata di campioni potrebbe mettersi tra Madama e l’unico amore mai corrisposto fino in fondo. Un matrimonio troppe volte tentato e fallito. La Juventus da sola sui gradini dell’altare, la celebre musichetta che non suona più da un pezzo, a rimuginare su quel tradimento all’ultimo istante. Un film che i tifosi bianconeri hanno visto tante volte. Anche Zidane, che i devoti alla Signora hanno amato come pochi altri, ha versato lacrime amare per quel sentimento mai appagato ai tempi di Torino. Due volte di fila, quando vestiva il bianconero, il fuoriclasse francese sfiorò di un soffio il metallo della Coppa dei Campioni. La prima volta i sogni furono infranti dal Borussia Dortmund, la seconda da quel Real Madrid che ha regalato al fenomeno franco-algerino due corone continentali. Anzi, è stato lui a poggiarle sulla testa della Dea Cibele, prima da calciatore, con quella indimenticabile girata al volo nella finale del 2002 e poi da allenatore, lo scorso anno. Oggi Zinedine cerca un bis impensabile. Il Madrid vuole la dodicesima coppa, vuole la seconda luna di miele di fila con la donna che ama alla follia da sempre. Affianco a Zidane, a tramare per sfasciare il matrimonio tra la Juve e il trofeo che le manca da ventuno anni, c’è un re che si è preso l’Europa tante volte ma che non si stanca mai. L’ultimo discendente di un vecchio popolo che ha scoperto il mondo, che per quattro volte si è visto nominare imperatore e che non ha alcuna voglia di abdicare. Cristiano Ronaldo, certo. E con lui Gareth Bale, il primo a rendere i gallesi orgogliosi di uno sportivo che non ha mai giocato a rugby. Il prossimo 3 giugno a Cardiff, la sua città, il ragazzone che ha già baciato per due volte la coppa dalle grandi orecchie vuole salire sul trono assieme a Cristiano. La Juve però ha tanta, troppa voglia. Non si accontenta del solito corteggiatore. Vuole tre amanti in un colpo solo. Allegri vuole essere come Mourinho, e se la campagna oltremanica sarà fortunata chissà, potrebbe rimanere lì in cerca di un nuovo amore.