La polizia: «Strage a Centocelle, no al movente razzista»


Ma i familiari delle vittime chiedono giustizia e Nazione Rom attacca: «Le molotov le tirano gli italiani». In un video l’immagine dell’assassino delle tre ragazze morte nel rogo del loro camper


Il video girato dalle telecamere di sicurezza del centro commerciale mostra un uomo a volto scoperto che scende dalla macchina e lancia una bottiglia molotov. I pm hanno acquisito il filmato che immortala l’assassino delle tre sorelle rom di 20, 8 e 5 anni morte nell’incendio del camper nel quale vivevano assieme a mamma, papà e altri otto fratelli. Non c’è stato nulla da fare per Francesca, Elizabeth e Angelica, trovate già morte dai pompieri e dalle forze dell’ordine giunte sul posto. La caccia al killer di Centocelle, periferia est di Roma, procede senza sosta. Il mezzo, che si trovava parcheggiato sul tetto di un ipermercato, è andato completamente distrutto dalle fiamme divampate alle tre della notte tra martedì e mercoledì. Undici dei quattordici occupanti, sorpresi nel sonno, sono riusciti a uscire fuori per miracolo. Gli inquirenti hanno già rinvenuto frammenti del vetro della bottiglia incendiaria, il tappo e un accendino e ipotizzano che l’autore della strage possa aver cosparso di benzina l’asfalto attorno al camper, in modo da accelerare il rogo.

La pista dell’odio razziale, la più temuta, è stata per il momento scartata in assenza di prove. Si cerca allora all’interno della stessa comunità rom, nell’ipotesi di una vendetta privata consumatasi ai danni del capofamiglia, il 42enne di origine bosniaca Romano Halilovic. La Squadra mobile della Capitale sta passando a setaccio i campi nomadi su indicazione dello stesso Halilovic, che ha rivelato di aver ricevuto minacce da parte di altri rom, e che appena cinque giorni fa gli era stato bruciato un altro camper. Potrebbe essere una storia di tribù e di litigi, di capifamiglia rissosi e di violenza bestiale, culminata in un massacro a meno di due chilometri dal centro cittadino. I rom però non ci stanno, e respingono decisamente la pista del regolamento di conti. «Non è nostra abitudine risolvere discussioni, questioni e liti in questo modo. Magari una scazzottata, magari a bastonate. Ma non cosi». Marcello Zuinisi, il legale rappresentante dell’associazione Nazione Rom, non ci sta. E ricorda che tra i nomadi c’e’ anche un tribunale, la Kris, che viene chiamato a dirimere tutte le controversie. «Mai all’interno del popolo Rom qualcuno e’ andato ad attaccare un altro uccidendogli i figli, dando fuoco al camper. Le molotov ce le tirano gli italiani..». Nazione Rom annuncia anche di voler procedere per vie legali: «Daremo mandato all’avvocato Francesco Ricciardi e ci costituiremo parte civile. Svolgeremo indagini di parte e chiederemo l’accesso agli atti, video inclusi».