Sondaggi spietati: non c’è speranza per i socialisti


Da Corbyn a Sànchez, da Hamon a Schulz. Niente voti e partiti disgregati, le prossime elezioni in Europa preannunciano un’altra debàcle


Jeremy_Corbyn_(2015)«L’importante non è vincere o perdere le elezioni ma è stare a sinistra». Jeremy Corbin, il leader laburista inglese, lo ha dichiarato appena venuto a conoscenza degli ultimi sondaggi relativi alle elezioni politiche dell’8 giugno. Un punto di vista particolare che priva di senso la competizione elettorale, un po’ come venti i punti percentuali di distanza con i Tories di Theresa May. Per Corbyn restano da convincere «gli scettici e gli indecisi, coloro che non sono sicuri su quale strada prendere», senza però che il suo partito sia ancora riuscito a stabilire una linea unica sulla Brexit. La strategia dei laburisti al momento è quella di ignorarla e concentrarsi sui temi della politica nazionale: educazione, sanità e diseguaglianze. Quella del Regno Unito è solo una delle assurde parentesi vissute dai movimenti socialisti e di sinistra in Europa.

Le elezioni presidenziali che hanno portato Emmanuel Macron all’Eliseo hanno definitivamente affossato i partiti tradizionali francesi. La sconfitta più cocente è toccata al partito socialista, imploso dopo la disastrosa esperienza presidenziale di François Hollande. Anche i tentativi di raccogliere i cocci in vista della tornata elettorale programmata per l’11 giugno e il 18 giugno sembrano fallimentari. Benoit Hamon, tagliato fuori dalla corsa alla presidenza con un misero 6,3 per cento al primo turno, il risultato elettorale più basso a partire dal 1969, ha deciso di abbandonare la nave alla deriva e il 1 luglio inaugurerà un suo «movimento cittadino». Come se non bastasse Manuel Valls, ormai ex premier francese, ha prima abbandonato il PS e poi è stato rimbalzato dal carro del vincitore di Macron.

Pedro Sànchez, ex segretario del PSOE spagnolo, vive lo stesso dramma. Sconfitto alle urne per due volte con i due peggiori risultati della storia del partito è stato costretto a dimettersi nell’ottobre scorso. La commissione provvisoria che sta guidando il PSOE è riuscita a superare i populisti di Podemos nei sondaggi tornando ad essere la seconda forza del Paese alle spalle del Partido Popular di Mariano Rajoy. Il 21 maggio sono programmate le primarie per l’elezione del nuovo segretario, seggio per cui concorrono lo stesso Sànchez e la presidente dell’Andalusia Susana Diàz. L’appuntamento elettorale è l’estremo tentativo di ricompattare l’elettorato. Secondo un’indagine pre-elettorale la confusione regna sovrana nel partito: il 12,3 per cento degli intervistati si definisce socialista, il 6,2 per cento “socialdemocratico”, circa il 10 per cento progressista mentre la restante parte non ha saputo cosa rispondere.

536px-Martin_Schulz_2006In Germania non va meglio, infatti si è sgonfiato anche il tanto acclamato effetto Schulz. A febbraio l’ex presidente del Parlamento europeo sembrava poter insidiare Angela Merkel alle urne per il cambio di Cancelliere. Ora l’SPD non sembra riuscire a competere neppure alle regionali e continua a perdere land. Ieri nello Schleswig-Holstein ha vinto la Cdu, così come aveva vinto pochi giorni fa nel Saarland. Una sconfitta sonora per il partito di Martin Schulz che era al governo nella regione e continua ad annaspare in tutti i sondaggi. Ma l’importante non sono i voti. L’importante è «stare a sinistra», basta chiedere a Corbyn.