Si fa, ma non si dice: quel triplete che la Juve insegue


L’Inter di Mourinho l’ultima a riuscirci nel 2010. Tante le analogie tra le due squadre: l’età media, il centravanti argentino, il sacrificio di Mandzukic come quello di Eto’o, un highlander come capitano


Il 3 giugno la finale di Champions a Cardiff
Il 3 giugno la finale di Champions a Cardiff

Triplete non si dice, si fa. Per la Juve restano poco più di tre settimane decisive, in cui bisognerà giocarsi una stagione intera. E’ quasi un tabù, nessuno osa pronunciare la parola magica che indica la tripletta. Anche perché l’ultima volta, nel 2015, i bianconeri non riuscirono a completare l’opera perdendo la finale di Champions contro il Barcellona, dopo aver vinto il campionato e la Coppa Italia. Scaramanzia a parte, ci riproveranno quest’anno e già domenica potrebbe arrivare lo scudetto in caso di risultato positivo all’Olimpico contro la Roma. Basterà non perdere. Tre giorni dopo, stessa città, stesso stadio: in palio la Coppa Italia contro la Lazio. Fino al fatidico 3 giugno, quando a Cardiff in ballo ci sarà il trofeo più ambito. Per il club juventino sarà l’ottava finale della storia nella competizione regina.

Eto'o con Mourinho nel 2010 all'Inter
Eto’o con Mourinho nel 2010 all’Inter

In Italia l’ultimo e unico triplete resta quello dell’Inter di Mourinho nel 2010. Così diversi gli allenatori, così lampanti alcune analogie tra la squadra di Allegri e quello dello Special One. A partire dal sacrificio e l’abnegazione di Mandzukic sulla fascia sinistra, dirottato dall’attacco come Mou fece con Eto’o sette anni fa. Il camerunese dopo il trionfò svelo: «Mourinho seppe motivarmi e convincermi a giocare lontano dalla porta. Mi promise che in quel modo avremmo potuto vincere tutto». Così fu, chissà come Allegri ha convinto il croato, sfoderandolo sull’ala il 22 gennaio scorso quando contro la Lazio lanciò i Fab Four tutti assieme in attacco. L’altra similitudine è l’unico attaccante di ruolo, rigorosamente argentino: Milito da un lato, Higuain dall’altro. L’ex Racing siglò quattro reti prima della doppietta decisiva in finale, mentre l’ex River Plate è già a cinque in attesa di sfidare la sua vecchia squadra madrilena.

Un percorso netto per la squadra di Allegri, mai sconfitta in Europa: nove vittorie e tre pareggi. Solo tre gol subiti fin qui per i bianconeri, l’inutile rete di Mbappè ha spezzato l’inviolabilità di Buffon a quota 690 minuti. Il capitano azzurro è l’highlander per eccellenza, come Zanetti nel 2010, trionfatore a quasi 37 anni. Più in generale, l’età media delle due rose è identica: 29.6 per i bianconeri, 29.5 per i nerazzurri. Sulla corsia destra si balla rigorosamente la samba, ieri Maicon, oggi Dani Alves, uscito in splendida forma dopo la doppia sfida contro il Monaco disputata al posto di Cuadrado nei tre alle spalle di Higuain. Sette anni fa l’Inter chiuse il cerchio contro il Bayern Monaco, che il suo triplete lo rimandò al 2013 e fu la prima squadra tedesca a riuscirci. Treble per gli inglesi, triplete per gli spagnoli, tripletta per gli italiani. Ognuno ha il suo modo per dirlo. Ma guai a pronunciarlo.