Signora Boldrini, perché ha chiamato l’agnello come me?


Gaia è un ovino, una gallina e molte altre cose. La storia del mio nome, usurpato dalla narrativa politica e non solo


Silvio Berlusconi (anzi Beeerlusconi) che accudisce un agnellino pasquale davanti alla telecamera di Michela Brambilla, “anima-animalista” di Forza Italia. Poi, in perfetta par-condicio, Laura Boldrini, la presidente della Camera, ne adotta due. Sono due femmine, di maschi neppure l’ombra. Comunque: uno dei due esemplari si chiama come me, Gaia. Per essere precisi: è la presidente che decide di darle il mio nome.

Gaia e Gioia, due agnelli, pardon, agnelle, molto carine di due mesi, sono arrivate ieri a Montecitorio. Il mio alter ego a 4 zampe arriva nei palazzi del potere, io che sono giornalista li guardo da fuori. Insomma, Gaia e la sua amica sono state salvate dalla macellazione e adottate dalla presidente della Camera. Una mossa che rientra nella grande, e invasiva, campagna di sensibilizzazione in vista del pranzo Pasquale. Ma perché chiamarla Gaia? «Perché sono state fortunate». E grazie tante.

Non è la prima volta che il mio nome viene associato a un animale: nel film “Galline in fuga”, Gaia era – sorpresa sorpresa- una gallina. Una Signora Gallina oserei. É la protagonista, la più intelligente, determinata a fuggire con ogni mezzo dalla fattoria Tweedy, anche dopo numerosi tentativi falliti. Guidava la rivoluzione nel pollaio, riuscendo a organizzare la fuga con lucidità nonostante le continue avance del galletto. In quel caso, diventare una gallina non mi dispiaceva. Ma essere un agnellina immolata a simbolo di una campagna Enpa è un po’ troppo.

Io gli animali li amo molto, ma mi piace anche mangiare la carne. Sono contro la crudeltà sugli animali, ma la carne dal macellaio la prendo. Che l’Enpa faccia la campagna sul rispetto degli animali mi va bene, ma che un’alta carica dello Stato debba modificare il mio pranzo pasquale proprio no. Men che meno usando “il mio” nome.

Forse ha ragione Giuseppe Cruciani, il giornalista che conduce La Zanzara. Ieri è arrivato negli studi di Radio 24 con tre teste di agnello: Esther, Asmodeo e Richard. Almeno sono nomi più rari. Richard come Benson, Esther come sua moglie. Mistero su Asmodeo.  Quasi quasi ora chiamo Esther, la fidanzata di un mio amico, e le chiedo come sta.

 

 

Per quanto mi riguarda, credo di aver deciso: inizierò a usare il mio secondo nome, Fosca. O forse no. In “Viaggi di nozze”, film a episodi diretto e interpretato da Carlo Verdone, Fosca fa una brutta fine. Si getta dalla finestra durante il viaggio di nozze con il marito Raniero, un petulante Verdone. C’è chi, ovviamente, per quel finale ha sorriso. Dipende dai punti di vista, come sempre.